Scarpinato il potere mondiale è mafioso e complice della criminalità organizzata

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Scarpinato il potere mondiale è mafioso e complice della criminalità organizzata

Il tema del rapporto tra potere e giustizia torna al centro del dibattito internazionale con parole nette e un confronto diretto. L’ex procuratore e attuale senatore del Movimento 5 stelle, Roberto Scarpinato, intervenendo in un’ampia conversazione con il giornalista Edwy Plenel, già direttore di Le Monde, mette in relazione episodi storici e dinamiche contemporanee, descrivendo un passaggio in cui le regole del diritto sembrano cedere il passo a metodi di intimidazione e pressione.

Secondo Scarpinato, il fenomeno non resterebbe confinato a singoli contesti nazionali: il punto di frattura sarebbe rappresentato dall’uso sistematico di atti di forza che colpiscono magistrati e procure. La questione diventa così, nella sua impostazione, una sfida più ampia, legata alla tenuta del diritto internazionale e alla difesa di principi universali.

potere mafioso e minacce ai magistrati: l’accusa di Roberto scarpinato

Nel corso dell’intervista, Scarpinato afferma: “il potere è diventato mafioso”. Il ragionamento si fonda su un filo conduttore che collega minacce, violenze e punizioni senza il ricorso a procedure adeguate.

Viene richiamato un modello già noto: mafiosi criminali avrebbero minacciato e ucciso magistrati. Nel quadro delineato, la gravità del presente viene poi amplificata dall’individuazione di casi in cui, a suo dire, anche figure di vertice avrebbero esercitato pressione su procuratori e giudici in contesti internazionali.

donal trump e benjamin netanyahu: il nodo delle pressioni su corti internazionali

Scarpinato collega la denuncia a decisioni e atteggiamenti attribuiti a Donald Trump e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il senatore sostiene che entrambe le figure avrebbero minacciato procuratori e giudici delle corti internazionali.

Tra gli elementi citati rientra la circostanza secondo cui l’ex procuratrice della Corte internazionale sarebbe stata minacciata dall’ex capo del Mossad. Nel racconto di Scarpinato, anche l’attuale procuratore generale e dieci giudici sarebbero stati oggetto di misure punitive: blocco dei conti e impedimento della libera circolazione avvenuti senza un processo, ma tramite quello che viene definito un atto di potere. Viene quindi evocata l’idea che tali provvedimenti avrebbero colpito in particolare chi non si adatta alla linea politica indicata da Trump.

In sintesi, la linea interpretativa attribuisce alla gestione politica dei procedimenti un’evoluzione in cui “non esiste più il diritto”, secondo la formulazione richiamata nel corso della conversazione.

sfida di civiltà e diritto internazionale: la domanda di scarpinato

La posizione del senatore si traduce in un interrogativo politico preciso: “Vogliamo sottostare a questo metodo mafioso o vogliamo ripristinare le regole del diritto internazionale?”. In questa impostazione, l’obiettivo non viene presentato come esclusivamente italiano o europeo, ma globale.

Scarpinato definisce la “grande sfida di civiltà” come non più limitata a una dimensione nazionale, ma destinata a diventare mondiale. Il passaggio evidenzia l’idea che la tenuta delle regole giuridiche debba essere difesa attraverso confini e sistemi differenti.

esperienza parlamentare e scontro politico: la denuncia in aula

Nel confronto con Plenel, il senatore descrive il cambiamento del proprio ruolo, sottolineando un elemento di continuità: ha dismesso la divisa di magistrato, ma continua ad attribuirsi quella di uomo di Stato. Nel racconto, l’ambiente istituzionale viene presentato come attraversato da dinamiche inedite.

Scarpinato afferma che in Aula avvengono eventi mai verificatisi prima, sostenendo che quando parla la maggioranza esce dall’Aula in segno di protesta. A questo si aggiungono accuse di attacchi quotidiani attraverso i giornali, motivati dalla tesi secondo cui il linguaggio usato sarebbe quello dell’uomo di Stato e non quello attribuito all’area politica di riferimento.

commissione antimafia, attacchi quotidiani e accuse di complicità

Nel quadro descritto, Scarpinato sostiene che sarebbe stata proposta una legge per impedirgli l’accesso alla Commissione Antimafia. Parallelamente, viene riportata l’accusa secondo cui il senatore riceverebbe attacchi ripetuti sulla stampa.

Il discorso include inoltre una richiesta di responsabilità politica: secondo la sua ricostruzione, molti componenti sarebbero stati complici dei mafiosi e corrotti. A loro collegamento vengono indicati anche amici e seguaci, con la conseguenza che il contesto viene definito come una guerra. La motivazione indicata è che la denuncia quotidiana e il racconto delle storie porterebbero alla “venuta a galla” di fatti.

società con mafiosi e riciclatori: la tesi sulle condotte attribuite al governo

Scarpinato afferma che emergerebbero elementi legati a presunte collaborazioni tra sottosegretari di Stato e soggetti mafiosi e riciclatori. Da qui, l’interpretazione politica si estende alla valutazione del governo: un governo definito come insieme di seguaci di Berlusconi, fascisti e poteri forti italiani.

Nel racconto vengono citate una serie di leggi con l’obiettivo di ridurre il potere della magistratura. Il passaggio decisivo, sempre secondo Scarpinato, sarebbe rappresentato dal tentativo più ambizioso: una riforma della Costituzione orientata a controllare i magistrati. L’esito viene indicato nel referendum, con la rivendicazione secondo cui gli italiani avrebbero dato torto a tale linea.

interlocutori citati nell’intervista

Nel corso della conversazione vengono chiamati in causa diversi interlocutori e figure con ruoli pubblici specifici:

  • Roberto Scarpinato
  • Edwy Plenel
  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu
  • Mossad (indicata tramite la figura dell’ex capo del servizio)
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