Rima hassan a processo per apologia del terrorismo: accusa per un post su
Un’eurodeputata franco-palestinese, Rima Hassan, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di apologia del terrorismo legata a un post pubblicato su X. Il procedimento nasce da un fermo avvenuto il 2 aprile, nonostante la presenza dell’immunità parlamentare, seguito da un rilascio in tarda serata e dalla comunicazione della comparizione in tribunale il 7 luglio.
La vicenda si intreccia con ulteriori indagini aperte a suo carico, alcune collegate a diverse denunce e a contestazioni riguardanti il contenuto di quanto trasportato durante un precedente controllo. Al centro restano anche le risposte dell’europarlamentare e le reazioni del suo schieramento politico.
accusa di apologia del terrorismo: fermo e citazione a giudizio
La posizione giudiziaria di Rima Hassan deriva da un post del 26 marzo, poi cancellato, nel quale veniva ripresa una citazione attribuita a Kōzō Okamoto, indicato come l’unico sopravvissuto dei tre responsabili della strage del 30 maggio 1972 nell’aeroporto israeliano di Lod. Nel testo si riportavano le parole dell’attivista, con un riferimento alla causa palestinese e all’idea che la resistenza non fosse soltanto un diritto, ma un dovere finché perdura l’oppressione.
Secondo quanto emerso, il fermо del 2 aprile ha ignorato il ricorso all’immunità parlamentare, con successivo rilascio in tarda serata e citazione a comparire in tribunale il 7 luglio.
inchieste aggiuntive: riconvocazione e denunce citate
Dopo il fermo, Rima Hassan è stata riconvocata per ulteriori inchieste, collegate a denunce indicate come provenienti da:
- Oje, organizzazione ebraica europea
- Ojf, organizzazione ebraica francese
- Nemesis, collettivo femminista di estrema destra
La stessa europarlamentare ha riferito questi elementi su X. Sul piano dell’attività della procura, è stato precisato che esiste un numero complessivo di procedure legate al polo nazionale contro l’odio online: 16 procedure risultano avviate, con un dato relativo all’esito di 13 archiviazioni. Le indagini rimaste attive risultano essere tre, includendo quella per cui è stata ascoltata e le due di cui è stata informata nelle ore successive.
procedimenti e precedenti: accuse politiche e contesto estero
La vicenda giudiziaria di Rima Hassan si colloca in un quadro già attraversato da contestazioni politiche. A metà febbraio, in occasione di un comizio a Lione, un militante di estrema destra sarebbe stato pestato a morte in quell’evento, con conseguenti polemiche e accuse incrociate.
In precedenza, a giugno, dopo la partecipazione alla missione della Freedom Flotilla per portare aiuti a Gaza, Rima Hassan sarebbe stata incarcerata in Israele e successivamente rimpatriata.
droga sintetica e risposta di Hassan: Cbd, test e negazione delle accuse
Nel corso del fermo, la procura ha sostenuto che nella borsa dell’europarlamentare sarebbero state trovate droghe sintetiche. Rima Hassan ha negato ogni accusa, affermando che le informazioni relative alla detenzione di droghe siano falsità, diffuse con l’obiettivo di nuocerle.
Secondo la sua ricostruzione, in suo possesso ci sarebbero stati soltanto prodotti a base di Cbd, sostanza ricavata dalla cannabis legale in Francia. Hassan ha precisato che, tra i due Cbd menzionati, uno sarebbe stato testato conforme a ciò che viene venduto legalmente. L’altra confezione, secondo quanto riferito dagli inquirenti, avrebbe contenuto tracce di droga sintetica aggiunte alla resina di Cbd.
La politica ha aggiunto di aver comunicato agli inquirenti il luogo di acquisto del Cbd, indicandolo come avvenuto legalmente. Ha inoltre dichiarato che sono in corso verifiche sull’origine del Cbd per corroborare la propria versione, specificando di aver anche effettuato un test delle urine.
Da tali analisi, secondo quanto affermato, sarebbe emersa la sola presenza di una debole traccia di Thc dovuta al consumo di Cbd, circostanza che sarebbe stata confermata dal medico. Rima Hassan ha ribadito che le informazioni sul possesso di droga sono false e diffuse con finalità ritenute strumentali ai suoi danni.
difesa e reazioni: intervento di Manuel Bompard e presa di posizione di Manon Aubry
Accanto alle dichiarazioni della diretta interessata, è intervenuto il coordinatore nazionale de la France Insoumise, Manuel Bompard, che ha definito le informazioni circolate come menzognere, utilizzate per infangare Hassan. Il commento è stato riportato ai microfoni di Sud Radio.
La denuncia e la contestazione della gestione del caso sono state riprese anche da Manon Aubry, co-presidente del gruppo The Left al Parlamento Ue. Nel suo intervento, il fermo viene inquadrato come una violazione dell’immunità parlamentare e come parte di una strategia di persecuzione giudiziaria nei confronti della collega, con l’obiettivo dichiarato di mettere a tacere le voci in difesa della Palestina.
personaggi coinvolti e citati nelle dichiarazioni
- Rima Hassan
- Kōzō Okamoto
- Manuel Bompard
- Manon Aubry
