Papa sussurra invece di gridare silenzio sul caso pizzaballa alle frasi contro la violenza

• Pubblicato il • 5 min
Papa sussurra invece di gridare  silenzio sul caso pizzaballa alle frasi contro la violenza

Il silenzio può essere più assordante di qualunque clamore: l’idea attraversa il ragionamento dello psicoanalista Egon Molinari nel libro Il silenzio in analisi, dove il mutamento del referente e la sua fragilità vengono letti come un momento capace di disarticolare l’ordine e generare smarrimento. In queste giornate, la distanza tra ciò che si potrebbe attendere e ciò che invece arriva si riflette in due eventi avvertiti come speculari per gravità, coinvolgendo sia chi attribuisce al Papa un primato spirituale, sia chi ne riconosce una forza politica in qualità di capo di Stato.

silenzio e fragore: l’effetto di una parola mancata

La narrazione concentra il peso emotivo e simbolico di un episodio: l’umiliazione inflitta al cardinale Pizzaballa, esiliato dal Santo Sepolcro nella Settimana pasquale. Pizzaballa viene descritto come la figura che, di fronte alle divisioni e al loro avanzare, avrebbe scelto di restare: una frase riportata come emblematica—“Io da qui non me ne vado”—presenta un uomo descritto come determinato a stare dentro la ferita, senza limitarsi a contemplarla dall’esterno.

Si sottolinea poi l’esito della vicenda: la rimozione viene riparata in cauda, tramite una corsa volta a salvare la faccia del governo di Israele. L’attenzione si sposta quindi su ciò che, secondo la ricostruzione, sarebbe mancato: dopo l’estromissione, cattolici e laici non hanno sentito proferire verbo dalle mura leonine.

la massa e il referente: quando l’ordine si spezza

Per spiegare la dinamica del panico, viene richiamato un passaggio di Freud, in Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Il panico viene descritto come un’onda che travolge la massa quando il suo referente vacilla: finché il capo appare saldo la massa tiene, quando invece barcolla o perde parola e direzione il legame si allenta, l’ordine simbolico si rompe e ciò che teneva insieme precipita in angoscia, dispersione e sgomento.

condanne generiche e autorità morale: la frattura tra funzione e uomo

Nel quadro descritto, mentre Trump viene associato a una postura che si traduce in esposizione mediatica sostenuta da una formula religiosa—“Dio lo vuole”—viene indicato un vuoto comunicativo dal Vaticano. L’assenza di una parola adeguata viene messa in relazione con l’inasprimento del conflitto e con ciò che viene narrato come barbarie percepita come sistematica.

l’assenza di una reazione dopo lo stop e la critica al contenuto

Il testo richiama l’assenza di una parola all’altezza dopo lo stop all’ingresso e collega l’aspettativa di una presa di posizione al modo in cui, durante i fatti, sarebbe emersa la tensione tra aggressione e risposta morale. Il pontefice, affacciandosi al balcone, pronuncia invece—secondo quanto riportato—una condanna lunga, generica e acefala della “violenza in quanto tale”. La critica mette in evidenza il carattere minimale dei contenuti: frasi considerate banali e ripetibili, del tipo “la violenza va fermata, va condannata”.

La domanda centrale posta nel testo riguarda a chi sia rivolta la parola: “a chi parliamo quando parliamo?”, e soprattutto “in nome di chi prendiamo la parola?”. Il ragionamento lega la funzione pontificia alla necessità di nominare il male, distinguere il bene e separare l’aggredito dall’aggressore, introducendo una parola intesa non come fiato amministrativo, ma come giudizio.

da vicario di Cristo a sovrano morale: cosa dovrebbe fare la parola

Nel caso del successore di Pietro, viene rappresentato un compito considerato tremendo. Per i credenti, egli sarebbe Vicario di Cristo; per i laici, un sovrano e un’autorità morale, con una figura ascoltata oltre i confini ecclesiali. In entrambi gli scenari, la sua voce sarebbe chiamata a essere un verbo ricevuto e trasmesso, inserendosi in una trasmissione di significati.

il punto di rottura: l’uomo che si sovrappone alla funzione

La ricostruzione descrive un conflitto interno: l’uomo si sovrappone alla funzione. Il carattere mite viene presentato come sostituzione del mandato; l’orazione viene definita come un parlare di buonsenso generico, senza indicare chi avrebbe compiuto l’estromissione dell’emissario. Il testo colloca questo scenario in un luogo simbolico e storico collegato alla narrazione evangelica, evocando la cornice in cui si costruisce quella ecclesia a cui—nel ragionamento—appartengono figure come Leone e Pizzaballa grazie a parole e gesti.

silenzio come scelta: la cathedra petri e l’attesa di vigore

La conclusione concettuale del testo attribuisce al silenzio, quando proviene dalla Cathedra Petri, il valore di una scelta rumorosa. L’assenza viene collegata a ciò che molti cattolici avrebbero auspicato: allo stop imposto a Pizzaballa, il mondo cattolico—secondo l’impianto narrativo—avrebbe sperato in un gesto forte, evocato come uno strapparsi le vesti alla Caifa. In parallelo, dopo le immagini descritte dei corpi di bambini uccisi e ammassati, l’attesa avrebbe riguardato un richiamo specifico a un monito: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli…”.

Il testo riporta che, invece, sarebbe rimasto spazio solo per un fiato tiepido di diplomazia buonista, descritto come privo del coraggio che un seggio pontificio richiederebbe. La chiusura riporta una domanda secca: in nome di quale Cristo parla un Papa che sussurra quando, per la ricostruzione, dovrebbe gridare.

personaggi citati nel testo

  • Egon Molinari
  • Freud
  • Trump
  • Papa (indicazione della figura pontificia)
  • cardinale Pizzaballa
  • Leone (citato come riferimento nominale)
  • Caifa
Dal silenzio sul caso Pizzaballa a generiche frasi contro la violenza: il Papa sussurra invece di gridare
Ugo Bardi
Categorie: PoliticaCronaca

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