Padre Turoldo rimprovera gli studenti di Brescia: la memoria mancata e il messaggio profondo

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Padre Turoldo rimprovera gli studenti di Brescia: la memoria mancata e il messaggio profondo

Il 31 maggio 1985, in una lunga conversazione con gli studenti dell’Istituto tecnico industriale “Benedetto Castelli” di Brescia, padre Turoldo affronta la memoria della Resistenza con energia intensa e toni volutamente polemici. L’inizio dell’incontro si svolge davanti a giovani inizialmente poco concentrati, ma la presenza di Turoldo muta rapidamente l’atmosfera: il suo ritmo instancabile trasforma la lezione in una vera e propria orazione, costruita con parole, frasi e concetti che richiamano la responsabilità di chi ascolta.

padre turoldo e la sfida della memoria nei giovani

La sollecitazione centrale riguarda il rischio di un’assenza di memoria. Turoldo rimprovera la generazione presente di essere “priva di memoria” e mette in guardia contro il pericolo di diventare “una generazione astorica”. Sullo sfondo resta la realtà di Brescia, con la Piazza della Loggia insanguinata dalla strage neofascista, un peso che continua a gravare sulla città.

Il punto non è soltanto ricordare, ma capire come ricordare e soprattutto perché farlo. La conversazione richiama la necessità di riconoscere il valore del ricordo e di mantenere viva la risposta della Resistenza alle derive del presente, legate a una smemoratezza che non può essere attribuita automaticamente ai giovani.

ricordare la resistenza: memorie drammatiche e immagini concrete

Man mano che l’attenzione aumenta, Turoldo affida ai ragazzi memorie cariche di sofferenza e di crudezza. Evoca l’odore dei cadaveri presenti nelle narici dopo lo svuotamento di 29 campi di concentramento, mentre il cammino viene descritto come accompagnato da uno scricchiolio percepibile persino dalle scarpe. La narrazione include anche numeri durissimi: cinquantasette milioni di morti.

Nel flusso dei ricordi entrano anche dettagli capaci di raccontare il trauma nella vita quotidiana. Viene ricordato che per anni, come riferito da Turoldo, non fosse possibile salire su una Volkswagen perché macchina tedesca. Lo stesso elemento compare nel racconto del padre di chi narra: rifiutava di salire su una Bmw. È citato anche Goffredo Fofi, che per decenni non tollerava l’ascolto di chi parlava tedesco.

testimonianze e raccolta sulle memorie dei bambini durante la seconda guerra mondiale

Questi riferimenti vengono collegati a una confidenza fatta a Piero Nissim e riportata nel volume “L’infanzia rubata”, edito da Gianluca Ferrara, dove sono raccolte 47 testimonianze di bambini durante la seconda guerra mondiale.

le scuole come semenzai della coscienza e la struttura delle liberazioni

Un motivo ricorrente spinge Turoldo a tornare spesso a scuola: raccontare cosa successe e che cos’è stata la Resistenza. Le scuole vengono definite “i semenzai della coscienza”. Turoldo collega l’idea di liberazione a un riferimento biblico: l’Esodo, che nasce attorno alla storia della liberazione degli schiavi dall’Egitto. L’interpretazione proposta è che l’Esodo costituisca lo schema di ogni storia di liberazione che si ripete sulla terra.

Nel racconto di Turoldo, la testimonianza centrale è che Dio non è dalla parte del faraone: Dio non era con Hitler. Viene richiamato anche il fatto che i tedeschi portassero sui vessilli la formula “Gott mit uns”, ma il messaggio resta quello della scelta di campo: Dio è con noi.

bibbia e lettere dei condannati a morte della resistenza

Per chiarire la coesistenza tra memoria e testimonianza, Turoldo indica il contenuto del proprio tavolo di lavoro: la Bibbia, ma anche le Lettere dei condannati a morte della Resistenza, con una prefazione di Thomas Mann.

il senso del rischio e i giorni senza mitologia

Nella prefazione al saggio di Turoldo, Giovanni Bianchi accompagna il significato dell’opera “I giorni del rischio/maledetto colui che non spera”, pubblicata da Servitium editrice con nuova edizione nel 2024, all’interno del Gruppo editoriale Viator. In tale cornice, la Resistenza viene descritta come chiamata a vegliare su “questi nostri giorni sbagliati senza mitologia”.

Turoldo definisce la Resistenza come “programma di vita” e invita a tenersi lontani da “sciali di retoriche e falsi apologetici”. Le lettere dei condannati a morte assumono quindi un ruolo decisivo: devono essere tramandate di generazione in generazione e diventare documenti capaci di segnare una nuova cultura e una nuova scuola.

valori perduti e rischio di nuovi disastri

La narrazione sottolinea una mancanza reale: non è avvenuto ciò che era necessario per consolidare i valori. Si afferma che “abbiamo perso i valori per la strada”, aprendo il pericolo di costruire nuove ragioni per nuovi disastri. Il tono complessivo rimane orientato alla responsabilità storica, con un richiamo alla dimensione profetica del timore espresso.

figure citate nell’insieme del racconto

Nel tessuto delle memorie e dei riferimenti compaiono diversi nomi legati a testimonianze, prefazioni e raccolte:

  • padre Turoldo
  • Giovanni Bianchi
  • Thomas Mann
  • Piero Nissim
  • Gianluca Ferrara
  • Goffredo Fofi
  • David
Quando Padre Turoldo rimproverò agli studenti di Brescia di non avere memoria
Categorie: PoliticaCronaca

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