Moby prince mistero dopo 35 anni: le rivelazioni dell ex ufficiale della capitaneria

• Pubblicato il • 7 min
Moby prince mistero dopo 35 anni: le rivelazioni dell ex ufficiale della capitaneria

La tragedia del Moby Prince continua a sollevare domande sulla gestione dell’emergenza e sulla catena di comando della Capitaneria di Porto di Livorno. A distanza di decenni, Lorenzo Checcacci, ex ufficiale di ispezione e oggi pensionato, è tornato a essere al centro dell’attenzione dopo essere stato audito in una nuova commissione parlamentare incaricata di completare la ricostruzione della più grande tragedia della marina mercantile italiana del Dopoguerra. Le parole pronunciate in audizione introducono due particolari inediti su quanto accaduto nelle ore decisive della notte tra il 10 e l’11 aprile 1991, quando il traghetto della Navarma, appena partito dal porto di Livorno, colpì la cisterna di una petroliera Agip all’ancora in rada.

lorenzo checcacci audito in commissione: la svolta dopo 35 anni

Lorenzo Checcacci ha atteso trentacinque anni prima di parlare liberamente delle responsabilità e delle dinamiche operative nella Capitaneria durante la notte del disastro. Nel periodo della strage, nel 1991, ricopriva il ruolo di ufficiale di ispezione della Capitaneria di Porto di Livorno, indicata come ente preposto al soccorso pubblico in mare. Nel corso dell’unico processo celebrato a Livorno tra il 1995 e il 1997, l’ex ufficiale fu assolto con la formula “il fatto non sussiste”, collegata al teorema della “morte breve” sostenuto per tutte le 140 vittime.

La ricostruzione giudiziaria venne poi smentita nel 2018 dalla prima inchiesta parlamentare. Checcacci, settantasettenne e pensionato, è stato audito alcuni giorni fa nella terza commissione parlamentare impegnata a concludere la ricostruzione dell’intera vicenda, nota per essere una delle pagine più drammatiche della storia della navigazione commerciale italiana.

commissione moby prince: checcacci rivela due aspetti inediti

le parole su perizia e “minimo di giustizia” per le vittime

Durante l’audizione, Checcacci ha dichiarato di voler aggiungere elementi non esposti quando era stato sentito dalla Commissione d’inchiesta del Senato. Secondo quanto riportato, finché la Perizia Bargagna manteneva valore, le valutazioni si basavano sull’idea di inutilità di ogni operazione di soccorso, fondata sulla presunta brevità dei tempi di sopravvivenza di tutte le persone coinvolte. Con il mutare del quadro, Checcacci ha affermato che la situazione era diventata diversa e ha indicato la necessità di un minimo di giustizia per le vittime e per i familiari.

Nel suo intervento viene richiamato anche Loris Rispoli, descritto come presidente storico dell’Associazione dei familiari delle 140 vittime, scomparso il 22 novembre 2025 dopo una lunga malattia.

il canale radio e il comando operativo: cosa sarebbe accaduto in capitaneria

Per comprendere la prima rivelazione, è stato ricondotto il contesto alla sera del disastro e alla catena di comando della Capitaneria in caso di emergenza in mare prevista dalle normative dell’epoca. Checcacci ha spiegato che, nel suo ruolo, aveva una posizione definita come secondaria e non sarebbe stato formato per gestire direttamente un’emergenza di quella portata.

Dall’ascolto del canale radio di soccorso della notte, a lui viene attribuita una presenza determinante: la sua voce principale nelle ore cruciali del mancato soccorso, riferita come comunicazione “in nome e per conto” della Capitaneria.

Checcacci ha indicato che il capo sezione operativa era Roberto Canacci, reperibile secondo le procedure h24 perché chiamato a intervenire e guidare la centrale operativa. Secondo la ricostruzione fornita, dopo l’allerta di vigili del fuoco, rimorchiatori e comandante in seconda, Canacci sarebbe rientrato in un momento successivo al mayday. Arrivato alle 22.45, si sarebbe affacciato e sarebbe stato intenzionato a recarsi in ufficio per effettuare alcune telefonate. Da qui, Checcacci ha ammesso di aver commesso un errore di reazione: avrebbe dovuto impartire indicazioni più ferme, arrivando fino alla minaccia di denuncia all’autorità militare per violata consegna, ma l’emozione non avrebbe consentito la risposta.

Da quel passaggio, Checcacci avrebbe continuato a gestire via radio le comunicazioni e a fornire indicazioni considerate generiche ai soccorritori, senza strumenti disponibili: viene specificato che mancava anche un radar. Nell’udienza è stato ricordato che l’ufficiale tecnico capo sezione operativa avrebbe dovuto avere un addestramento tramite esercitazioni semestrali in porto, e che sarebbe stato a conoscenza della presenza del radar in mano ai piloti. Checcacci ha dichiarato che, se avesse saputo quel dettaglio, avrebbe richiesto che il tracciato venisse plottato e avrebbe chiesto di sapere dove si trovasse la nave investitrice, identificata nel Moby Prince.

il rientro del comandante Sergio Albanese e la centrale operativa che “va in mare”

La seconda rivelazione riguarda quanto sarebbe avvenuto poco dopo la prima defezione di Canacci. Checcacci ha riferito che in porto sarebbe arrivato il comandante della Capitaneria, Sergio Albanese, rientrato da un party a La Spezia. Secondo la ricostruzione, Albanese sarebbe rientrato con l’auto di servizio, sarebbe andato a casa, si sarebbe cambiato e poi sarebbe uscito in mare. Con lui sarebbe partito anche Canacci, con l’effetto che la centrale operativa risulterebbe essere stata di fatto sottratta alla direzione in Capitaneria.

Checcacci ha affermato di aver pensato che il comandante avrebbe diretto le operazioni di soccorso. L’esito, invece, sarebbe stato diverso: da quanto richiamato, né Albanese né Canacci avrebbero impartito ordini, come emerso anche dagli atti processuali, con la conseguenza che il coordinamento del soccorso pubblico sarebbe stato omesso.

Nella ricostruzione riportata, il ritrovamento fortuito del traghetto avrebbe portato al recupero di un solo naufrago e le prime operazioni di spegnimento dell’incendio, alimentato dal greggio innescato a pelo d’acqua e risalito lungo le fiancate fino a raggiungere gli spazi interni, sarebbero state avviate soltanto all’1 di notte da un rimorchiatore, descritto come un evento casuale.

prassi attribuita ad albanese e precedenti menzionati da checcacci

Checcacci ha collegato la dinamica della notte del Moby Prince a un modello operativo che, secondo la sua versione, avrebbe precedenti. In audizione ha riferito che “non era nuova” la circostanza e che, in altre occasioni, il comandante avrebbe mostrato una prassi simile, associando la presenza in mare alla gestione delle emergenze per condividere i rischi con i propri uomini. Nel racconto viene riportato che, quando l’intervento si sarebbe rivelato non efficace, a rimanere nella struttura sarebbero stati coloro che avrebbero dovuto gestire le conseguenze.

La commissione ha ricevuto anche un esempio concreto citato da Checcacci: la vicenda della nave Klearchos ad Olbia. Nel resoconto dell’audizione, Checcacci avrebbe sostenuto che Albanese, allora comandante, lasciò in Capitaneria il comandante Mastrobuoni. Secondo la ricostruzione riportata, la decisione presa sarebbe stata quella di far affondare la nave anche in presenza di fusti tossici, con un successivo intervento della Corte dei Conti per danno erariale a carico del comandante in seconda, reso necessario dal recupero dei fusti.

sergio albanese: morte, encomio e promozione nei mesi successivi

Il comandante Sergio Albanese, nominato nelle ricostruzioni, non potrà difendersi in prima persona dalle accuse riferite da Checcacci perché risulta deceduto il 10 marzo 2023 all’età di 88 anni, indicato come incensurato. Nella prima commissione d’inchiesta sul Moby Prince, svolta in Senato tra il 2015 e il 2018, Albanese avrebbe ricordato con soddisfazione un passaggio legato alla tragedia della nave Klearchos, richiamata nelle dichiarazioni di Checcacci.

In base a quanto riportato, Albanese avrebbe ricevuto un “encomio solenne” per aver coordinato il recupero delle merci pericolose affondate. Viene inoltre indicato che Marina Militare e Corpo delle Capitanerie di Porto gli avrebbero riconosciuto la promozione a contrammiraglio il 25 maggio 1991, poco più di un mese dopo la strage di Livorno, mentre alcune famiglie di vittime non avrebbero ancora ottenuto risposte sui propri cari, in attesa degli esiti della perizia medico legale destinata a determinare, tramite stime dei tempi di sopravvivenza delle 140 persone, se la responsabilità delle morti potesse ricadere anche sui soccorsi mancati.

personaggi citati nelle dichiarazioni e nelle ricostruzioni

Le informazioni riferite nel racconto riguardano figure chiave presenti nella gestione e nelle ricostruzioni della vicenda:

  • Lorenzo Checcacci
  • Roberto Canacci
  • Sergio Albanese
  • Loris Rispoli
  • Loris Rispoli
  • Roberto Canacci
  • Mastrobuoni
Moby Prince, mistero lungo 35 anni. Le rivelazioni dell’ufficiale della Capitaneria: “Il comandante? Quando c’erano le emergenze usciva in mare e lasciava da soli i sottoposti in sala operativa”
Categorie: PoliticaCronaca

Per te