Legge severino, in appello dichiarata la decadenza di mimmo lucano di riace
Dopo il pronunciamento del Tribunale di Locri, anche la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha dichiarato la decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di sindaco di Riace, richiamando l’operatività della legge Severino. La decisione arriva dopo una lunga vicenda giudiziaria legata al procedimento penale “Xenia” e si inserisce in un quadro normativo che collega la responsabilità accertata in ambito penale alle valutazioni sull’incandidabilità e sulla decadenza nelle sedi elettorali.
decadenza Mimmo Lucano: conferma della Corte d’Appello di Reggio Calabria
La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha reso esecutiva la dichiarazione di decadenza di Mimmo Lucano, motivandola in base alla legge Severino. Il provvedimento segue la sentenza del Tribunale di Locri e si colloca in continuità con quanto deciso dalla Cassazione nel febbraio 2025, quando il processo “Xenia” è stato chiuso in via definitiva.
La normativa è stata applicata dopo la condanna relativa al falso, con una vicenda che, nel suo sviluppo complessivo, ha avuto esiti differenti nei vari gradi di giudizio.
legge Severino dopo la condanna nel processo Xenia
Nel febbraio 2025 la Cassazione ha reso definitiva la decisione dopo la condanna di Lucano a 18 mesi con pena sospesa, nell’ambito del procedimento “Xenia”. Il processo nasce da un’inchiesta sulla gestione dei progetti di accoglienza a Riace, che ha portato all’arresto di Lucano nel 2018.
Nel giudizio di primo grado, Lucano aveva rischiato una condanna fino a 13 anni e 2 mesi per associazione a delinquere, truffa, falso e peculato. In appello, però, la condanna è stata ribaltata e Lucano è stato assolto da quasi tutti i reati, restando contestato un solo falso, relativo a una delle 57 delibere addebitate.
riacquisizione della carica e intervento della Prefettura
Dopo essere diventato di nuovo sindaco di Riace nel giugno 2024, la conferma della Suprema Corte ha aperto la strada a un ricorso della Prefettura di Reggio Calabria. Il Tribunale di Locri ha accolto tale ricorso nel luglio 2025, portando poi al proseguimento del procedimento fino all’esito della Corte d’Appello.
Secondo quanto ricostruito nel percorso giudiziario, dopo la prima sentenza Lucano era rimasto in carica, in attesa dell’esito della Corte d’Appello, la cui decisione è considerata adesso esecutiva.
motivazioni della Corte d’Appello: piani diversi tra giudizio penale e giudizio elettorale
La sentenza di secondo grado richiama una distinzione tra il percorso penale e quello elettorale. I giudici hanno sostenuto che la valutazione sulla responsabilità e la conseguente verifica della decadenza non operino sullo stesso piano, pur partendo da accertamenti svolti in ambito penale.
uso del concetto di abuso di potere e finalità istituzionali
La Corte d’Appello afferma che l’abuso dei poteri sarebbe rinvenibile nelle ipotesi in cui la pubblica funzione o il servizio pubblico risultano utilizzati in modo distorto o deviato rispetto alle finalità istituzionali. Da tale impostazione deriva l’idea che il giudizio di accertamento della penale responsabilità e quello successivo sulla incandidabilità o decadenza abbiano finalità differenti.
mancata interdizione nel penale non determinante nel giudizio successivo
La Corte sostiene che la mancata applicazione, in sede penale, della pena accessoria dell’interdizione non venga considerata un elemento decisivo per la successiva statuizione del giudice elettorale. La decisione richiama la differente latitudine e funzione dei due giudizi.
Partendo da questo principio, la Corte d’Appello rileva che il Tribunale di Locri, nella prima sentenza, avrebbe utilizzato quanto accertato in sede penale per verificare i presupposti previsti dalla legge Severino, così da giungere a una pronuncia di decadenza.
risposta dei legali: ricorso in Cassazione e contestazione sull’applicazione della Severino
I difensori di Mimmo Lucano, oltre a comunicare l’intenzione di presentare un ricorso per Cassazione con richiesta di sospensiva, hanno impostato la contestazione su un punto specifico: l’applicazione della legge Severino sarebbe stata effettuata in modo non coerente con gli esiti della sede penale.
Andrea Daqua e Giuliano Saitta: argomentazioni sulla pena accessoria
Gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta hanno riferito, nel corso del procedimento civile, che l’operatività della Severino non terrebbe conto del fatto che, nel giudizio penale, il giudice non avrebbe disposto l’interdizione dai pubblici uffici. Secondo la difesa, ciò escluderebbe l’esistenza di un reato commesso con abuso di potere o con violazione dei doveri
