Iran pahlavi serve supporto esterno per abbattere il regime come nel caso mandela
Nel corso di una visita in Italia, Reza Ciro Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979, ha rivolto un appello rivolto ai governi affinché si attivino per fermare arresti ed esecuzioni in Iran. L’intervento è avvenuto durante un incontro organizzato presso il Centro studi americani di Roma, con l’obiettivo di mantenere al centro del confronto internazionale la condizione del popolo iraniano.
appello ai governi: fermare arresti ed esecuzioni in iran
Pahlavi ha chiesto, includendo esplicitamente quello italiano, che i governi facciano sentire la propria voce affinché si interrompano gli arresti e le esecuzioni. In attesa dell’esito dei negoziati, ha sottolineato che in Iran non risulta un cessate il fuoco da parte del regime nei confronti del popolo iraniano.
Il principe ha inoltre evidenziato la disponibilità a “sacrificare” la propria vita per la liberazione, collegando però la necessità del sostegno esterno a precedenti storici: secondo la sua ricostruzione, alcuni regimi sono stati abbattuti grazie a un supporto esterno, citando esempi come Nelson Mandela e Solidarnosc. In questa cornice ha affermato che gli iraniani meritano lo stesso tipo di sostegno.
parità nelle richieste e ruolo delle potenze
Nel proseguire l’analisi, Pahlavi ha affermato che il regime “cerca di prendere tempo”, ritenendo di poter contare sul fatto di avere davanti due leader intenzionati a intervenire. Ha indicato come tali il primo ministro Netanyahu e il presidente Trump.
La posizione espressa dagli iraniani, secondo quanto dichiarato, non è che Israele, gli Stati Uniti o altri paesi debbano “fare il lavoro” al posto della popolazione iraniana. È stato invece posto l’accento su una richiesta specifica: aiutare a ottenere una situazione di parità. La difficoltà principale, secondo le parole di Pahlavi, deriva dal ricorso del regime a omicidi, che rende arduo per gli iraniani superare un certo approccio.
violazioni in corso e accesso a internet come priorità
Secondo quanto riportato, mentre le discussioni proseguono, continuano arresti, torture, detenzioni e omicidi. Pahlavi ha indicato che questi elementi non ricevono adeguata attenzione nelle discussioni internazionali, mentre sofferenza e impatto sul popolo iraniano resterebbero assenti dal confronto.
Tra i punti considerati fondamentali ha richiamato la necessità di liberare il popolo iraniano e di ripristinare l’accesso a internet. Tali elementi, nella sua impostazione, servono a evitare che gli iraniani rimangano fuori dall’equazione negoziale.
nessuna voce al tavolo dei negoziati: farla valere
Nel definire il ruolo dei governi, Pahlavi ha sostenuto che gli iraniani non hanno voce al tavolo dei negoziati. Ha quindi affermato che i governi, attraverso la propria azione, possono diventare la voce della popolazione iraniana nel contesto delle trattative.
comunanza di interessi con l’ucraina e il presidente zelensky
Pahlavi ha richiamato una comunanza di interessi tra la situazione iraniana e quella ucraina, collegandola al fatto che il presidente Zelensky e l’Ucraina stanno lottando contro un occupante straniero. Ha poi contrapposto tale scenario a ciò che definisce un occupante interno nel caso iraniano, sottolineando l’analogia percepita nella lotta e nella necessità di sostegno.
nominativi citati nel messaggio
Nel corso delle dichiarazioni sono stati menzionati:
- Reza Ciro Pahlavi
- Nelson Mandela
- Solidarnosc
- Benjamin Netanyahu
- Donald Trump
- Volodymyr Zelensky
- Iran (paese di riferimento del contesto descritto)
- Ucraina (paese richiamato per il confronto prospettato)