Intercettazioni legittime: la consulta nega lo scudo allassessore siciliano compagno della parlamentare leghista
La Corte costituzionale ha respinto il conflitto di attribuzioni sollevato dal Senato contro la Procura di Catania, chiarendo che le intercettazioni del 2019 a carico di Luca Sammartino non hanno violato la Costituzione. La vicenda ruota attorno alle presunte pressioni mafiose contestate nel procedimento “Pandora” e al tema centrale dell’eventuale necessità di autorizzazione preventiva della Camera di appartenenza, questione che il Senato ha posto chiedendo l’inutilizzabilità degli atti.
corte costituzionale e intercettazioni 2019 a catania: niente violazione della costituzione
Il pronunciamento della Consulta conclude che le intercettazioni disposte nel 2019 nei locali utilizzati da Luca Sammartino, assessore all’Agricoltura e già vicepresidente della Regione siciliana, rientrano nei limiti ritenuti legittimi dalla legge. Le attività investigative sono state eseguite in un appartamento collegato alla presenza anche della segreteria politica della compagna, la parlamentare del Carroccio Valeria Sudano.
La Procura, nell’ambito del processo connesso a “Pandora”, è accusata dai pm di aver raccolto comunicazioni riconducibili al procedimento per corruzione, nell’ipotesi di infiltrazioni mafiose nel comune di Tremestieri etneo. Sul punto, la difesa politica ha attivato un ricorso davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che l’impianto delle intercettazioni avrebbe aggirato le garanzie previste per i membri del Parlamento.
conflitto di attribuzioni del senato: due contestazioni principali
Il conflitto promosso da palazzo Madama, su iniziativa legata a Valeria Sudano, si fondava su due argomentazioni distinte.
- Prima contestazione: la Procura avrebbe mirato a intercettare Sudano presso un domicilio utilizzato dalla stessa, senza richiedere preventivamente l’autorizzazione all’Assemblea competente.
- Seconda contestazione: tramite l’installazione delle microspie, nello stesso domicilio sarebbe stata svolta una perquisizione non autorizzata, con conseguente richiesta di inutilizzabilità delle comunicazioni acquisite.
decisione della corte costituzionale: esclusione di intercettazioni dirette alla parlamentare
La Corte costituzionale ha ritenuto infondate entrambe le linee difensive. In primo luogo, è stato escluso che la Procura abbia eseguito intercettazioni direttamente rivolte nei confronti della senatrice.
locali dell’appartamento: contratti di comodato e uso esclusivo
La Consulta ha evidenziato che l’unità immobiliare interessata dalle operazioni era composta da circa una dozzina di locali per una superficie complessiva di circa 350 metri quadrati. Secondo la ricostruzione richiamata dalla Corte, l’immobile era stato concesso in comodato tramite due distinti contratti, attribuendo l’uso sia alla parlamentare sia all’indagato, che avrebbero destinato quei locali a segreterie politiche.
intercettazioni solo in tre locali utilizzati esclusivamente da sammartino
La Corte ha inoltre sottolineato che la semplice titolarità di un contratto di comodato sull’intero immobile non avrebbe, di per sé, l’effetto di impedire l’attivazione delle intercettazioni in spazi di fatto utilizzati solo dal non parlamentare. Nel caso concreto, le conversazioni sarebbero state raccolte unicamente nei tre locali usati in via esclusiva da Sammartino.
La decisione richiama anche l’andamento delle registrazioni: la voce riconducibile a Sudano risulterebbe registrata in pochissime occasioni, a fronte di numerosissime conversazioni attribuibili al compagno.
esclusa l’ipotesi di intercettazione indiretta della senatrice
La Corte ha negato anche l’idea che la Procura intendesse intercettare indirettamente la parlamentare. Secondo i giudici, il fatto che, in ragione della relazione affettiva, potesse essere prevedibile imbattersi in alcune conversazioni della senatrice non determina un automatismo.
obbligo di autorizzazione solo quando il destinatario reale è il parlamentare
L’obbligo di autorizzazione preventiva viene ricondotto a un criterio preciso: scatta soltanto quando il reale destinatario dell’atto di indagine sia il parlamentare. Nel ragionamento della Consulta, tale condizione non risulterebbe integrata nel caso sottoposto al giudizio.
accesso notturno e microspie: nessuna perquisizione dei locali riconducibili a sudano
La Corte costituzionale ha affrontato anche il profilo dell’accesso notturno compiuto per collocare le microspie. È stato ritenuto che la polizia giudiziaria non abbia effettuato una perquisizione dei locali riconducibili alla senatrice.
limiti dell’attività svolta: individuazione degli spazi usati esclusivamente dall’indagato
La Consulta ha qualificato l’azione come limitata alle operazioni strettamente necessarie per stabilire quali fossero i locali utilizzati esclusivamente dall’indagato. Le intercettazioni, poi, sarebbero state svolte proprio in quei locali.
Personaggi e figure citate:
- Luca Sammartino
- Valeria Sudano
