Guerra alla natura ddl caccia: perché fermarlo e cosa rischiamo
La questione della tutela della natura torna al centro del dibattito politico con un’attenzione che non può restare confinata al silenzio: il ddl 1552 rientra in Parlamento e, secondo le ricostruzioni disponibili, mira a modificare regole rilevanti su caccia e protezione della fauna. L’operazione viene descritta come un percorso più “discreto” rispetto a una precedente esposizione diretta, con l’obiettivo di accelerare l’iter riducendo l’attenzione dell’opinione pubblica.
ddl 1552 e nuovo percorso parlamentare
Il ddl 1552, indicato come misura collegata a un disegno di legge già contestato in passato, torna all’esame delle istituzioni come iniziativa parlamentare invece che come iniziativa del governo. La scelta viene presentata come funzionale a un iter meno esposto alle critiche e più capace di procedere lontano dai riflettori, sfruttando anche il contesto dell’approssimarsi delle elezioni.
spacchettamento di norme e reinserimenti “di soppiatto”
Secondo quanto riportato, le pressioni di lobby venatorie e agricole avrebbero fatto ricorso a una strategia definita di spacchettamento. In questa logica, norme considerate problematiche che in precedenza erano state rimosse risulterebbero reinserite tramite emendamenti inseriti in testi che non avrebbero un collegamento diretto con la materia trattata, con la finalità di smantellare divieti gradualmente.
Un esempio richiamato riguarda la riapertura della caccia nei valichi montani, presentata come una decisione passata con minore visibilità rispetto alla sua portata.
fauna selvatica: inversione dei valori nella proposta
La contestazione principale riguarda l’impostazione che il testo attribuisce alla fauna selvatica. La cornice richiamata fa riferimento alla legge italiana 157/92, che dagli anni Novanta stabilirebbe che la fauna selvatica sia patrimonio indisponibile dello Stato. In base a tale principio, gli animali sarebbero da considerare appartenenti alla collettività, con l’obbligo dello Stato di garantirne la tutela.
da patrimonio indisponibile a “risorsa sfruttabile”
La proposta viene descritta come un tentativo di ribaltare l’impostazione complessiva: la fauna sarebbe declassata a “risorsa sfruttabile”, quasi ridotta a un bene da cui attingere per finalità private. In questa prospettiva, la tutela e la cornice scientifica risulterebbero indebolite da una lettura orientata a un uso strumentale delle specie.
scienza e diritto alla protezione dell’ambiente
Un ulteriore punto di critica riguarda la definizione della caccia come tradizione nazionale collegata alla biodiversità, giudicata una scelta semantica finalizzata a ridurre il peso della scienza e della magistratura. Nel testo fornito viene richiamato anche il ruolo dell’articolo 9 della Costituzione, utilizzato come riferimento per sostenere che la protezione dell’ambiente rappresenti un diritto da tutelare.
sicurezza pubblica e impatto sulle attività all’aperto
Il ddl 1552 viene anche collegato a un possibile deterioramento delle condizioni di sicurezza per i cittadini. Vengono citate modifiche che, secondo la fonte, potrebbero incidere su tempi, modalità e contesti della caccia e degli spari.
eliminazione del silenzio venatorio e ampliamento degli spari
Tra gli elementi contestati rientrerebbero:
- la eliminazione del silenzio venatorio del martedì e del venerdì;
- l’estensione degli spari oltre il tramonto;
- la possibilità di sparare dai natanti;
- lo svolgimento dell’attività anche in aree protette;
- l’impiego di strumenti come silenziosi e dispositivi a infrarossi.
Queste modifiche sarebbero descritte come una trasformazione della natura da spazio di quiete a contesto assimilato a un poligono di tiro permanente.
bocciatura del divieto di caccia domenica e festivi
Un altro passaggio indicato come particolarmente rilevante riguarda la bocciatura di un emendamento che prevedeva il divieto di caccia la domenica e nei giorni festivi. La fonte collega questa scelta a un’esposizione più elevata al rischio dei proiettili vaganti durante giornate in cui molte persone cercano rifugio nel verde, come famiglie ed escursionisti.
effetti sulle sospensioni dei giudici
Viene inoltre evidenziato come la proposta, stando alla ricostruzione riportata, possa incidere sull’effettività delle decisioni giudiziarie. In particolare, viene richiamata la possibilità di continuare l’attività anche quando Tar o Consiglio di Stato dispongono sospensioni per danni ambientali indicati come irreversibili.
pareri tecnici e controlli: criticità su Ispra e richiami vivi
La fonte sottolinea una riduzione del ruolo tecnico attribuito a Ispra. Il parere tecnico risulterebbe ridotto a un elemento marginale, lasciando spazio a scelte guidate dalle lobby politiche su quali specie indicare come bersaglio.
specie incluse non in buono stato di conservazione
Nel quadro descritto, la possibilità di indirizzare l’attività verso animali in cattivo stato di conservazione viene indicata come conseguenza della minore considerazione dei pareri tecnici.
sanatoria di fatto per il bracconaggio
Infine, viene segnalato lo smantellamento dei controlli sui richiami vivi, descritto come una sanatoria di fatto per il bracconaggio. Ne deriverebbe un’immunità giudicata inaccettabile nei confronti dei trafficanti criminali.
figura richiamata e posizione dichiarata
La contestazione trova una voce esplicita in una posizione riportata nel testo, attribuita a una segretaria nazionale LAC.
- Raffaella Baroni (segretaria nazionale LAC)
- Presidente Meloni
