Egitto non è sicuro parole dure dell avvocata della famiglia regeni
Una presentazione istituzionale a Milano ha riportato al centro il caso Giulio Regeni, a dieci anni dall’assassinio, con il docufilm “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”. All’Università degli studi di Milano la famiglia Regeni, insieme a figure di rilievo del dibattito giuridico e politico, ha illustrato il contenuto dell’opera e l’attuale stato del procedimento, giunto nella fase finale.
docufilm “giulio regeni, tutto il male del mondo” all’università di milano
La giornata milanese ha visto la partecipazione della famiglia Regeni e dell’avvocata Alessandra Ballerini, oltre alla presenza della rettrice Brambilla e della senatrice a vita Cattaneo. Nel corso dell’incontro, la legale ha collegato la narrazione documentaria alla cornice processuale, sottolineando come la ricerca di una verità riconosciuta e di un esito giudiziario adeguato resti un passaggio centrale.
alessandra ballerini: sicurezza, separazione dei poteri e responsabilità processuale
L’avvocata Ballerini ha affermato che l’Egitto, anche oggi, non rappresenta un paese sicuro, contestando l’idea che la questione possa essere liquidata da dichiarazioni politiche o istituzionali. Il ragionamento è stato costruito partendo da un principio: la presenza di una separazione dei poteri è descritta come condizione essenziale, mentre tale separazione, secondo quanto riportato, non sarebbe garantita nel sistema egiziano.
un esempio concreto: il giuramento del perito dietro un paravento
Per chiarire la portata delle affermazioni, la legale ha richiamato un episodio avvenuto negli scorsi mesi. In particolare, un perito del tribunale nominato dalla corte d’Assise, indicato come persona italiana, avrebbe dovuto giurare dietro un paravento senza rendere pubbliche le proprie generalità. La motivazione fornita riguarda la percezione di un rischio per l’incolumità, anche nel caso di un soggetto che risulta italiano.
egitto non sicuro: conseguenze per giulio regenì e per gli egiziani
Secondo quanto dichiarato, questo scenario costituirebbe una prova della mancanza di sicurezza. Il ragionamento collega l’episodio al caso di Regeni e all’idea che la stessa dinamica possa riguardare anche le persone egiziane, che subirebbero conseguenze analoghe. La legale ha ribadito che, a dieci anni di distanza, l’iter processuale è arrivato a un momento avanzato e che l’obiettivo resta un esito in linea con i criteri della giustizia processuale italiana.
claudio regenì sul processo: esito adeguato e verità processuale
Dal lato della famiglia, Claudio, padre di Giulio Regeni, ha espresso l’auspicio che la fase finale possa concludersi con un risultato adeguato e soddisfacente. Il commento ha posto l’accento sulla necessità di una giustizia che sia riconosciuta a livello di legge italiana e che metta in chiaro ciò che Giulio ha dovuto subire.
ostacoli alla verità processuale e mancata collaborazione
La legale ha poi richiamato come la ricerca di una verità processuale sia stata più volte frenata. Nel corso delle sue parole, è stata riportata una contestazione esplicita verso l’Egitto: secondo Ballerini, chi sostiene che l’Egitto stia collaborando sta mentendo. È stato aggiunto che non ci sarebbe stata una collaborazione concreta e che, al contrario, l’atteggiamento sarebbe stato accompagnato da dichiarazioni secondo cui non sarebbe mai stata riconosciuta la disponibilità a prendere parte al processo.
disconoscimento del processo e posizionamento egiziano
La conclusione del passaggio riguarda la posizione attribuita alle autorità egiziane: la tesi presentata è che l’Egitto abbia disconosciuto il processo e abbia ribadito l’intenzione di non collaborare. Questo elemento, secondo quanto riportato, costituirebbe uno dei punti che hanno ostacolato il percorso verso l’accertamento dei fatti.
ospiti e figure presenti alla presentazione
- Alessandra Ballerini
- Brambilla (rettrice)
- Cattaneo (senatrice a vita)
- Claudio Regeni