Donne migranti vendute come merce tra tunisia e libia scambiate per benzina
Le testimonianze di Rose Tchapet Souchtoua e Aisha Conte delineano una catena di violenze, detenzioni e sfruttamento che coinvolge donne migranti nere tra Tunisia e Libia. Il racconto prende forma durante la presentazione a Bruxelles di un dossier dedicato a trafficking, espulsioni e violenza di genere, mettendo in evidenza pratiche che i ricercatori sul campo indicano come ancora in corso nel contesto tunisino collegato al governo guidato da Kaïs Saïed.
women state trafficking: il dossier tra espulsioni e vendita di donne migranti
Nel quadro della presentazione di Women State Trafficking, le due voci denunciano un meccanismo di trasferimento e rivendita che, secondo quanto emerso dalle indagini, collega le autorità coinvolte nelle operazioni lungo la rotta. Le testimonianze convergono su un passaggio concreto: la mercificazione dei corpi in cambio di beni, con modalità riconducibili a vendita e detenzione.
rose tchapet souhaita: “scambiata come merce” per taniche di benzina
Rose Tchapet Souchtoua racconta che, dopo l’arresto, sarebbe stata trattata come merce e scambiata con risorse materiali. La denuncia include il riferimento a un pagamento in forma di taniche di benzina, descritto come corrispettivo per il trasferimento verso la Libia.
Nel racconto successivo emergono i dettagli della detenzione: ventuno giorni di prigione in una gabbia in pieno deserto, in condizioni descritte come prive di sicurezza e con limitazioni legate alla possibilità di mantenere l’igiene. Rose riferisce che le persone detenute sarebbero state costrette a spogliarsi e a lavarsi davanti alla Guardia nazionale.
carcere, rastrellamenti e costrizione: il debito e la prostituzione
Secondo la testimonianza, il passaggio di mano avviene con l’arrivo della polizia libica e l’interazione tra la polizia tunisina e la successiva detenzione in Libia. Rose riferisce che sarebbero stati effettuati vincoli fisici, con persone legate, incatenate e bendate, e poi trasferite in una prigione.
Il racconto prosegue con una seconda fase detentiva, l’esistenza di sparatorie attorno ai campi, i rastrellamenti dei migranti da riportare in cella e la richiesta di un riscatto. Tra le parti più dolorose viene citata la costrizione alla prostituzione come mezzo per saldare un debito.
aisha conte: separazione della famiglia e violenza davanti al figlio
Aisha Conte porta un ulteriore frammento della stessa catena di eventi. Il suo racconto include la presa in Tunisia e la rivendita in Libia in cambio di una tanica di carburante. Il tempo trascorso in detenzione viene descritto con riferimenti a assenza di cibo, assenza di acqua e grande sporcizia, in un contesto dove la custodia coinvolge anche i bambini.
Nel racconto di Aisha, il momento più traumatico riguarda la separazione familiare durante il fermo: lei sarebbe stata insieme al marito e al bambino. La famiglia, secondo quanto riferito, sarebbe stata separata con picchi rivolti a tutti e tre.
violenza sessuale, detenzione e uccisioni: “spietato”
Aisha afferma di avere assistito a pestaggi fino alla morte o a casi descritti come lasciati morire. Riferisce inoltre che, a differenza di Rose e di altre donne ascoltate nel rapporto, sarebbe stata “risparmiata” dalle violenze sessuali perché sarebbe rimasta sempre vicino al figlio. Il fatto di evitare alcune violenze, secondo il suo racconto, non avrebbe rappresentato protezione: la detenzione sarebbe rimasta brutale, con settimane senza lavarsi e bambini traumatizzati.
Aisha descrive anche la presenza di tortura e riferisce che violentavano le donne in vari modi, con indicazioni secondo cui alcune persone sarebbero state uccise davanti agli occhi dei detenuti, definendo l’insieme come “spietato”.
dal carcere all’incontro con i ricercatori: testimonianze e accesso ai centri
Le due donne raccontano un passaggio ulteriore, comune nella struttura generale dell’esperienza: la perdita della speranza e poi l’incontro con i ricercatori che hanno raccolto il dossier. Secondo la narrazione, i ricercatori sarebbero riusciti ad accedere a un centro di detenzione in cui le persone erano trattenute, raccogliendo le testimonianze e supportandole nell’uscita dal circuito di detenzione.
Aisha sottolinea che riferire ciò che sarebbe stato vissuto non sarebbe stato semplice, con sofferenza collegata all’intero percorso dalla Tunisia alla Libia.
asilo e sopravvivenza in Europa: ancora molti testimoni in Libia
Rose e Aisha risultano tra le poche sopravvissute e testimoni che hanno ottenuto asilo e protezione in Europa. Le indicazioni contenute nel racconto evidenziano che molte altre persone non sarebbero riuscite a ottenere lo stesso esito, con Rose che riferisce la presenza di testimoni in prigione o costretti a nascondersi per evitare un nuovo rinchiudimento.
La testimonianza di Rose richiama anche una valutazione politica della richiesta avanzata a Bruxelles: la richiesta non sarebbe presentata come simbolica, ma come volontà di rafforzare lo sforzo per aiutare persone in difficoltà. Nel merito dei contenuti riportati nel rapporto, emerge che una parte delle conferme già emerse nell’anno precedente risulterebbe riproposta anche nel ciclo di quest’anno.
Secondo quanto riferito in sede di presentazione, 30 dei 33 testimoni ascoltati sarebbero ancora presenti in Libia.
persone citate dalle testimonianze
Le testimonianze raccolte includono:
- Rose Tchapet Souchtoua
- Aisha Conte
- Kaïs Saïed