Ddl migranti limiti alle ispezioni nei cpr cosa cambia a milano con la richiesta di chiudere il centro
Il via libera della Ragioneria generale dello Stato a un disegno di legge in materia di immigrazione avvia un passaggio decisivo: il testo entra ora nella fase di calendarizzazione per i lavori al Senato. Al centro del provvedimento compare il controverso “blocco navale”, affiancato da misure che incidono su trasparenza, ricongiungimenti familiari e percorsi per minori stranieri non accompagnati, mentre la tensione sui Centri per il rimpatrio (Cpr) torna a riaccendersi a Milano.
ddl immigrazione e via libera della ragioneria generale dello stato
Il disegno di legge, varato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio scorso, è stato accompagnato dal parere della Ragioneria generale dello Stato e si prepara a essere discusso in Senato. Il testo prevede uno stanziamento complessivo di 40 milioni di euro per il triennio 2026-2028, destinato in gran parte all’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo, operativo a partire dal prossimo giugno.
blocco navale nel ddl e stanziamento 40 milioni
Nel provvedimento compare la misura del blocco navale volta a interdire temporaneamente l’attraversamento delle acque territoriali nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza. Il testo si inserisce in un quadro in cui la Convenzione Onu sul diritto del mare consente già, per motivi di sicurezza, di vietare l’ingresso nelle acque territoriali. La stessa convenzione disciplina però con precisione quando il passaggio di una nave è considerato offensivo e stabilisce che uno Stato non possa aggiungere nuove “minacce gravi” a propria discrezione, soprattutto quando risultano coinvolti soccorso e diritti fondamentali.
Nel contesto richiamato, viene evidenziata l’operatività dell’obbligo di soccorso e dei diritti fondamentali, richiamando anche il caso di navi umanitarie che hanno svolto operazioni SAR (ricerca e soccorso) coordinate dalle autorità costiere.
cpr milano via corelli e diffida al sindaco sala
Le modifiche e l’avvio dell’iter legislativo arrivano nel giorno in cui la tensione sui Cpr si riaccende a Milano. La mattina del 10 aprile una delegazione istituzionale ha inviato una diffida formale al sindaco Giuseppe Sala chiedendo la chiusura definitiva del Cpr di via Corelli.
La diffida è stata firmata dall’europarlamentare del Pd Cecilia Strada, dagli europarlamentari e consiglieri regionali Onorio Rosati (Avs), Luca Paladini (Patto civico) e Paolo Romano (Pd), oltre alla consigliera del terzo Municipio Rahel Sereke.
motivi della diffida: sentenza corte costituzionale e diritti fondamentali
La richiesta di chiusura si fonda sull’affermazione secondo cui la struttura operi fuori dalla legge. I firmatari richiamano la sentenza della Corte Costituzionale che ha chiesto al legislatore di disciplinare il trattenimento amministrativo.
Per quanto riguarda via Corelli, vengono segnalate presunte violazioni dei diritti fondamentali, con citazioni relative a diritto alla salute e dignità. Nel testo della diffida vengono inoltre indicati elementi riconducibili a criticità strutturali, episodi di violenza, atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Sullo sfondo viene richiamato lo Statuto del Comune di Milano e i valori di uguaglianza che la città afferma di voler difendere.
dichiarazioni dei firmatari: istituzioni e trasparenza ispettiva
Cecilia Strada ha ricollegato la situazione a una lettura incentrata sul ruolo delle istituzioni, sostenendo che la “violenza degli argini” sarebbe rappresentata proprio dalle istituzioni. Onorio Rosati ha chiesto che, in base alle rispettive prerogative, ciascun soggetto faccia la propria parte per chiudere i Centri indicati come detenzione illegale e ha rivolto un appello perché il sindaco Sala eserciti le sue prerogative.
Secondo Luca Paladini, rappresentare le istituzioni significherebbe anche farsi ispettori di limiti non valicabili, a partire dal rispetto dei diritti umani.
cpr e ddl: modifiche ispettive e restrizione sulla documentazione
Il disegno di legge interviene sulle prerogative ispettive, con una modifica rispetto alle prime versioni del testo bollinato. Rispetto alle contestazioni iniziali, viene indicato che sarebbe stata rimossa una clausola ritenuta fortemente contestata dalle opposizioni: quella che limitava le ispezioni dei parlamentari nei Cpr alla sola facoltà di colloquio con gli stranieri che avessero fatto richiesta esplicita.
Nel nuovo assetto, viene riportato che la piena facoltà ispettiva avrebbe fondamento nel dettato costituzionale, richiamando la posizione espressa dal segretario di +Europa Riccardo Magi.
telefono senza fotocamera: impatto sulla trasparenza
Nonostante il ripristino delle prerogative ispettive, il ddl introduce una restrizione che incide sulla trasparenza. Il testo stabilisce che gli stranieri trattenuti possano utilizzare solo telefoni privi di fotocamera. In pratica, viene rappresentata la conseguenza di impedire la possibilità di filmare o fotografare quanto accade all’interno delle strutture, rendendo la documentazione affidata unicamente alle testimonianze raccolte durante le ispezioni.
misure aggiuntive: ricongiungimenti familiari e prosieguo amministrativo
Il provvedimento mantiene ulteriori interventi previsti dal ddl. Tra questi figurano la stretta sui ricongiungimenti familiari e la riduzione del “prosieguo amministrativo”, da 21 a 19 anni, riferita ai minori stranieri non accompagnati.
prosieguo amministrativo: finalità e autorizzazione del tribunale
Il prosieguo amministrativo, disciplinato dalla legge 47 del 2017, è descritto come un istituto concesso, dietro autorizzazione del tribunale per i minorenni, ai migranti arrivati in Italia da minori che hanno avviato un percorso di formazione professionale, istruzione e inserimento normativo.
posizione di sandra zampa sul taglio di 21 a 19 anni
La senatrice Sandra Zampa, capogruppo Pd in commissione Affari sociali a Palazzo Madama, ha contestato la misura definendola irrazionale e incomprensibile, frutto di un sentimento di ostilità e di razzismo verso giovani migranti. La richiesta di chiarimento ruota attorno alla motivazione della riduzione dell’opportunità per chi svolge percorsi di inclusione, anche in relazione alla formazione acquisita nel Paese.
blocco navale: condizioni e limiti rispetto al diritto internazionale
La misura del blocco navale viene inquadrata nell’ambito dei meccanismi già previsti dal diritto del mare. La convenzione richiamata consente il divieto di ingresso nelle acque territoriali per ragioni di sicurezza, ma prevede che l’impostazione di nuove “minacce gravi” debba rispettare i confini definiti e non possa essere esercitata in modo discrezionale quando incidono obbligo di soccorso e diritti fondamentali.
Nel quadro descritto, il riferimento a navi umanitarie è collegato alle attività SAR, con l’indicazione che le operazioni sono coordinate dalle autorità costiere. La logica sottolineata riguarda la necessità di non introdurre ulteriori qualificazioni che possano entrare in frizione con i principi applicabili alle attività di soccorso in mare.
Principali soggetti menzionati:
- Giuseppe Sala
- Cecilia Strada
- Onorio Rosati
- Luca Paladini
- Paolo Romano
- Rahel Sereke
- Riccardo Magi
- Sandra Zampa
