Botta e risposta meloni conte alla camera rdc e bonus premier attacca lui indegno fare la guerra ai poveri
Durante un confronto nell’Aula di Montecitorio dedicato a un’informativa sull’operato di governo, Giorgia Meloni ha impostato l’intervento sull’asse delle critiche alle opposizioni, dalla sfera del Partito Democratico fino al Movimento 5 Stelle e ad Avs, accentuando il contrasto politico emerso dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Il contenuto delle parole ha posto al centro la contestazione verso chi, secondo la presidente del Consiglio, promuove consenso tramite promesse e vantaggi immediati.
giorgia meloni e le accuse alle opposizioni dopo la sconfitta referendaria
Meloni ha aperto dichiarando di non aver scelto strumenti “roboanti” basati su misure presentate come soluzioni automatiche, citando esempi come “daremo a tutti uno stipendio senza lavorare” e “potrete ristrutturare la vostra villa a spese dello Stato”. Nel delineare la linea politica, ha affermato che chi cerca il consenso facile con bonus e privilegi dovrebbe rivolgersi altrove, sostenendo che la maggioranza intende muoversi invece sulla serietà.
Le frasi sono state accompagnate da proteste plateali dei deputati del M5s e delle altre forze dell’area progressista, dai banchi del campo progressista.
attacchi simbolici: reddito di cittadinanza e superbonus
Nel mirare in modo specifico al leader M5s Giuseppe Conte, Meloni ha rievocato le accuse collegate alle misure indicate come simbolo dell’era Covid e dei governi a guida pentastellata. Tra i punti contestati risultano Reddito di cittadinanza e superbonus.
La premier ha sostenuto che il modello comunicativo attribuito a quei politici non le sarebbe mai appartenuto e non le apparterrebbe neppure in futuro: “bere al bar gratis” da un lato e “lasciare ad altri il conto da pagare” dall’altro. Da tale impostazione ha fatto discendere la necessità, secondo la presidente del Consiglio, di affidarsi a scelte diverse: “noi scegliamo la serietà”.
giuseppe conte replica: realtà mitologica, quattro anni e zero riforme
Dopo la sequenza di contestazioni, è intervenuto direttamente Giuseppe Conte. Nel suo discorso ha respinto l’impostazione attribuendo a Meloni una narrazione definita “mitologica” e sostenendo che la “sveglia referendaria” non avrebbe suonato a Palazzo Chigi. Conte ha fatto riferimento al fatto che la presidente del Consiglio si presenta da tempo nel ciclo politico, evidenziando una continuità basata su promesse del tipo “diremo” e “faremo”.
Secondo Conte, il quadro sarebbe caratterizzato da quattro anni senza riforme. Ha aggiunto che la presidente del Consiglio continuerebbe a indicare la disponibilità “a mettere la faccia”, ma che, a suo giudizio, sarebbe necessario affiancare a tale scelta anche competenza e capacità, poiché l’Italia si troverebbe, nelle condizioni attuali, “in braghe di tela”.
contrasto alla povertà e accuse sull’approccio verso i poveri assoluti
Nel merito del programma sociale, Conte ha richiamato l’assenza di politiche di contrasto alla povertà, aggiungendo che sarebbe “indegno” fare la guerra ai poveri assoluti.
politica estera e risposta di meloni: trump, netanyahu e j.d. vance
Tra i passaggi capaci di accendere l’intervento, Conte ha posto l’attenzione sulla politica estera, elemento che ha irritato la presidente del Consiglio. Meloni ha replicato dai banchi del governo con una contestazione articolata su tre diversi riferimenti: Stati Uniti, Israele e interpretazioni sull’Europa.
accuse su cooperazione militare e diritto internazionale
Meloni ha sostenuto che, se Trump attacca illegalmente il Venezuela e viene considerata legittima difesa, ciò risulterebbe una forma di incoraggiamento. Nello stesso ragionamento, ha collegato l’assenza di interruzione della cooperazione militare con Netanyahu a un possibile incoraggiamento di un genocidio. Infine, ha citato la frase attribuita a J.D. Vance secondo cui l’Europa sarebbe vista come un luogo di “parassiti” e l’atto di farsi firmare una prefazione per vendere più copie, definendo il fatto come “delitto morale”.
Secondo Meloni, questi elementi rappresenterebbero una subalternità a Trump che contribuirebbe a distruggere il diritto internazionale.
chiusura dello scontro: mille urla, zero soluzioni e sfida progressista
Nel prosieguo del botta e risposta, Meloni ha richiamato una sfida politica e ha contestato la linea rivendicata da Conte. Quest’ultimo, nel suo intervento, avrebbe impostato un riferimento alla ricetta riassunta nell’espressione “mille urla, zero soluzioni” durante il periodo del Covid, accostandola a una mancanza di azioni concrete. Conte ha aggiunto che non avrebbe mai rivolto a Meloni l’etichetta di “criminale”.
Il confronto si è chiuso con una dichiarazione di disponibilità allo scontro politico: “Siamo pronti alla sfida progressista, la manderemo a casa”.
personaggi citati
- Giorgia Meloni
- Giuseppe Conte
- Donald Trump
- J.D. Vance
- Netanyahu