Arriverà il giorno dei poveri: insurrezioni degli invisibili e le cause reali

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Arriverà il giorno dei poveri: insurrezioni degli invisibili e le cause reali

Il racconto dell’invisibilità attraversa confini, frontiere e quartieri marginali, dove la vita quotidiana si misura con spazi ristretti, precarietà continua e attese che rischiano di diventare definitive. In luoghi segnati da reti metalliche, barriere e condizioni di sopravvivenza, emerge una geografia umana fatta di scelte imposte, vulnerabilità e resistenza coltivata lontano dagli occhi del potere.

giorno dei poveri e storie invisibili

Si delinea un momento atteso fin dall’inizio: un giorno dei poveri in cui diventa evidente il lavoro costante di chi, senza visibilità, intesse mondi alternativi. L’idea centrale riguarda la percezione tardiva da parte dei potenti: tutto sembrerebbe essere congiurato per far arrivare quel momento, mentre altrove si accumulano precari orizzonti e “grammatiche” rimaste invendute nel mercato globale delle finzioni.

Le insurrezioni descritte vengono definite come artigiane e non sospette, perché si svolgono fuori dai circuiti ordinari del sistema. La loro invisibilità nasce proprio dall’assenza di passaggi dentro dinamiche riconoscibili e istituzionalizzate, dove l’attenzione pubblica tende a concentrarsi su ciò che è conforme ai canali già stabiliti.

fez e le plurali identità dei migranti

A Fez, in Marocco, arrivano molti studenti provenienti dall’Africa subsahariana. Viene presentata una sorta di élite universitaria che, tra i meriti, ricorda all’Africa cosiddetta “bianca” del nord che le Afriche sono molte e, insieme, una. Questo ruolo si collega al mantenimento di una pluralità religiosa che, altrimenti, sarebbe spazzata via dal monolitismo associato a regimi che tendono a omologare ogni dissidenza.

Nello stesso contesto, i migranti trovano spazio per la sopravvivenza, mentre l’identità nazionale tende a surclassare l’identità umana, rendendola invisibile. La narrazione insiste sul fatto che questa invisibilità non riguarda soltanto la mancanza di riconoscimento sociale, ma anche l’assenza di considerazione concreta all’interno delle dinamiche politiche e amministrative.

una donna della costa d’avorio e l’attesa

All’interno di una camera si colloca la figura di una donna originaria della Costa d’Avorio. Per salvarle la vita, vengono amputate entrambe le gambe. La donna vive di aiuti, visite, solidarietà e pietà, alloggiata in una camera nel quartiere dei migranti di Fez. La condizione di invisibilità è accentuata: in passato aveva viaggiato anche nei Paesi arabi, lavorato come domestica e generato figli, ma ora risulta confinata in una stanza senza finestra, in attesa dell’intervento dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni per il ritorno al Paese d’origine, prima che sia troppo tardi.

oujda, migliaia di profughi e invisibilità geopolitica

In Oujda, città di frontiera tra Algeria e Marocco, i migranti descritti sono migliaia. La fuga viene attribuita all’“eterna guerra” nel Sudan e ad altre crisi generate da interessi, poteri, complicità e soprattutto indifferenza. La narrazione lega questa indifferenza al fatto che le sofferenze vengono considerate invisibili e prive di importanza geopolitica.

barriere, reti e passaggi impediti

La descrizione delle misure di contenimento si concentra sulla frontiera tra territori: in territorio algerino viene scavata una profonda fossa di 100 chilometri, mentre in zona maroccchina viene installata un’alta rete metallica. Nella stagione delle piogge, la fossa diventa invisibile, soprattutto di notte.

A Taza, alcuni migranti sono nascosti in un cortile non troppo lontano dalla stazione ferroviaria rinnovata. Il tentativo di attraversamento verso il territorio spagnolo avviene “attaccando” la triplice barriera metallica di Melilla, alta sei metri, dotata di sensori, filo spinato e lame acuminate con funzione di dissuasione. L’obiettivo dichiarato è la permanenza nell’invisibilità: invisibili e tali dovrebbero restare.

Nel quadro descritto, la condizione personale di alcuni migranti è segnata da ferite nella carne e nello spirito. Il pensiero del suicidio viene indicato come costantemente presente.

storia fuori dai libri e percorsi della chiesa

La narrazione richiama una “storia vera” che scorre altrove, definita marginale, quasi da “sotterranei” della storia. Viene evocato il riferimento all’amico Alex Zanotelli e, prima di lui, al peruviano Gustavo Gutierrez, come richiamo alla forza storica dei poveri invisibili nei quali nessuno crede.

Anche la Chiesa viene descritta come attraversata da un cambiamento: dall’opzione per i poveri a quella “preferenziale, non esclusiva”, fino a un’adozione occasionale. Si sottolinea che, senza conflitto apparente, si tende ad applaudire quando la Chiesa incontra e consiglia i potenti e i capi di stato in Vaticano, mentre l’attenzione verso gli invisibili resta minoritaria.

insurrezioni di pochi mezzi e attesa che torna a raccontarsi

Si afferma che sono pochi a riconoscere gli invisibili anche perché con loro bisognerebbe “abbassarsi”, scrivendo sulla sabbia anziché sulla roccia, secondo leggi immutabili della storia. Le insurrezioni degli invisibili vengono definite come fatte di poche cose: silenzio, dolore e gioia che si mescolano tra le lacrime delle madri e la cupa tristezza dei padri.

Proprio nel giorno atteso fin dall’inizio, la storia si racconta con immagini infantili: bambini che giocano in piazza coi vecchi. In questo passaggio la vita quotidiana diventa testimonianza, mantenendo al centro l’idea che l’umanità, pur senza riconoscimento, continui a generare senso e memoria.

personaggi citati

Nel quadro descritto compaiono riferimenti nominali legati a voci che evocano la forza della storia marginale:

  • Alex Zanotelli
  • Gustavo Gutierrez
Arriverà il giorno dei poveri: le insurrezioni degli invisibili sono fatte di poche cose
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