Rettiliani tra noi: quando la fantascienza svela i sociopatici al potere

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Rettiliani tra noi: quando la fantascienza svela i sociopatici al potere

La fantascienza, nella sua forma più matura, smette di essere soltanto un laboratorio di invenzioni future e diventa uno strumento per leggere la società e l’essere umano. Attraverso archetipi riconoscibili, mette a fuoco timori profondi e inquietudini che altrimenti resterebbero confinate nell’ombra, trasformandole in immagini capaci di parlare a livello collettivo.

Tra le figure capaci di condensare queste tensioni emerge il concetto di “rettiliano”: un essere che, sotto una parvenza umana, nasconde una natura predatrice, con scarsa o assente empatia e un’estraneità sostanziale rispetto alla specie umana.

rettiliano: dal mito del serpente alla metafora sociale

La presenza del rettile nella cultura non nasce in ambito fantascientifico. Il rettile, spesso raffigurato come serpente o drago, possiede una storia antica e quasi archetipica. Nel racconto della caduta dell’umanità, il tentatore del Paradiso Terrestre viene associato alla figura del rettile; allo stesso modo, nelle narrazioni cristiane, la sconfitta della bestia diventa il presupposto per il passaggio dall’ambiente ostile all’antropizzazione di aree urbane come Parigi, Metz, Roma o Benevento.

Il linguaggio medievale esprime questa logica con la formula “sconfiggere il drago”, usata come metafora per indicare il risanamento di zone insalubri, rendendole idonee ad accogliere la civiltà. In questo modo la figura del rettile non resta confinata al ruolo di mostro: diventa un simbolo di forze considerate pericolose, da identificare e respingere.

fantascienza e rettiliani: infiltrazione, corruzione e intelligenza calcolatrice

Il Novecento rielabora questo antico demone in chiave fantascientifica. Nel 1929, Robert E. Howard, nel racconto Il Regno delle Ombre, descrive gli “Uomini Serpente”: creature millenarie capaci di infiltrarsi tra gli uomini con l’obiettivo di corrompere le istituzioni. La forza di questo immaginario attraversa una parte importante della fantascienza più popolare.

rettile come simbolo: dalle serie tv ai romanzi

Il rettile, nelle opere più note, smette di essere soltanto un antagonista fisico e si trasforma in un segno di intelligenza puramente calcolatrice. Un tratto comune del motivo narrativo è la presenza di specie o intelligenze capaci di agire dentro la società umana, mantenendo una distanza emotiva.

Questo modello appare in figure come il Gorn di Star Trek e i Siluriani di Doctor Who. Negli anni Ottanta, con la serie Visitors e il romanzo West of Eden di Harry Harrison, il mito approda in modo definitivo alla cultura pop.

cervello rettiliano e dna: perché il mito colpisce

Uno degli elementi collegati all’efficacia della metafora viene fatto risalire alle riflessioni di Stephen Hawking sul cosiddetto “cervello rettiliano”, indicato come complesso R. Lo scienziato di Cambridge richiama l’attenzione sul fatto che il nucleo più primordiale, sede degli istinti più arcaici, potrebbe spingere la specie umana verso l’autodistruzione.

Nel quadro descritto, l’ipotesi non è una semplice rimozione degli impulsi: viene evocato un intervento diretto sul Dna con l’obiettivo di emancipare l’essere umano dai propri impulsi predatori, in modo da garantire una sopravvivenza adeguata nel futuro.

sociopatico di successo e top manager: rettiliano in forma umana

Un’ulteriore fonte di aderenza al modello del “rettiliano in forma umana” viene individuata negli studi di psicologi come Paul Babiak e Robert Hare. Secondo la ricerca citata, la struttura psicologica di una quota significativa di top manager e leader politici risulterebbe spesso sovrapponibile a quella dei criminali sociopatici.

La tesi, contenuta nello studio intitolato Snakes in Suits, evidenzia come la differenza non risieda in un’essenza morale distinta, bensì nel contesto sociale e nel livello di istruzione. Il sociopatico comune, nei casi descritti, finisce più facilmente ai margini della legalità; il cosiddetto “sociopatico di successo” ottiene invece soldi e potere.

La dinamica trova esempi nella figura di Gordon Gekko in Wall Street e viene portata a un livello più estremo e visionario nel personaggio di Patrick Bateman in American Psycho.

perché il “rettile che è in noi” funziona: difesa, identificazione e distanza

L’insieme dei riferimenti indicati porta a sostenere che l’invenzione del rettile antropizzato non si limiti a una bizzarria narrativa. In questa prospettiva, la fantascienza mostra una capacità di intercettare aspetti diffusi e marginali del sentire comune, offrendo una lettura profonda della natura umana.

Rispetto a una psicologia accademica caratterizzata da cautele, questa forma narrativa induce a riflettere sul “rettile che è in noi”, facendo emergere sia argomentazioni razionali sia paure ataviche.

Il successo della figura viene collegato a una verità di base: ogni mitologia, anche quando appare visionaria, affonda radici in inquietudini concrete e in zone d’ombra della comunità che la produce.

“rettiliani tra noi” e figure del potere

La riflessione si traduce in una domanda su come interpretare il concetto di “rettiliani tra noi” rispetto a leader capaci di commettere violenze in nome di una pace fittizia, oppure rispetto a chi gestisce nell’ombra traffici di droga, armi, organi e migranti. Il testo menziona anche manager associati a un’immagine definita come un “macabro safari”, con l’atto di sparare a persone considerate inerme.

La paura verso questa categoria viene estesa anche a personaggi descritti come promotori di progetti di ingegneria sociale, in cui le persone sarebbero ridotte a pacchetti di dati e considerate macchine da pascolo.

soluzione logica e meccanismo di difesa: allontanare il male

Di fronte a simili mostruosità, la fantascienza viene presentata come più profetica e penetrante di molte competenze universitarie. La narrazione offrirebbe una “soluzione logica” in grado di soddisfare esigenze della mente considerate contraddittorie: attivare un meccanismo di difesa che cerca di allontanare un male percepito come vicino e riconoscibile, e attribuirlo contemporaneamente a una figura aliena, individuabile e quindi tenibile a distanza.

personaggi e figure citate

  • Robert Scholes
  • Eric S. Rabkin
  • Robert E. Howard
  • Stephen Hawking
  • Paul Babiak
  • Robert Hare
  • Gordon Gekko
  • Patrick Bateman
  • Elon Musk
  • Mark Zuckerberg
  • Jeff Bezos
Rettiliani tra noi: quando la fantascienza svela i ‘sociopatici’ al potere

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