Referendum sulla giustizia, affluenza al 14% alle 12: e aggiornamenti in tempo reale

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Referendum sulla giustizia, affluenza al 14% alle 12:  e aggiornamenti in tempo reale

Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia sta entrando nella fase decisiva con un dato sull’affluenza intorno al 14% alle 12. Il voto è chiamato a confermare oppure respingere una revisione della Carta che prevede la separazione delle carriere, l’istituzione di due Csm (uno per i giudici e uno per i pm) e la creazione di una Corte disciplinare autonoma. In assenza di un quorum necessario per la validità, la partecipazione si presenta come un fattore centrale per orientare l’esito.

Gli ultimi sondaggi indicano un vantaggio del No, ma una parte degli analisti rileva come un aumento dei votanti oltre la soglia del 50% potrebbe favorire il . La dinamica ipotizzata riguarda la diversa mobilitazione dei segmenti elettorali: l’elettorato di centrodestra appare meno interessato al quesito rispetto a quello di centrosinistra, ritenuto più attivo nelle settimane precedenti.

referendum costituzionale sulla riforma della giustizia: affluenza e quorum

Alle ore 12 l’affluenza risulta di poco superiore al 14%. La consultazione riguarda la conferma o il rigetto della riforma che modifica l’assetto della giustizia con misure strutturali: separazione delle carriere, due Csm e una Corte disciplinare autonoma.

La validità del voto non è legata al quorum: questo significa che l’affluenza assume un peso ancora maggiore nell’interpretazione dell’esito. In un contesto in cui l’attenzione sulla partecipazione cresce, la soglia considerata dagli analisti come possibile spartiacque è quella di oltre il 50%, con potenziali effetti sull’andamento del .

sondaggi e ipotesi di crescita dei votanti verso il 50%

Secondo gli ultimi rilevamenti, il No risulta favorito. Il quadro cambia se la partecipazione cresce in modo consistente: la lettura prevalente tra gli analisti sostiene che un numero di votanti superiore al 50% potrebbe spingere il risultato verso il .

Il meccanismo discusso si collega alla diversa propensione al voto dei due principali schieramenti. L’elettorato di centrodestra appare, nelle stime, meno mobilitato sul quesito, mentre quello di centrosinistra mostrerebbe un’adesione maggiore nelle fasi più recenti.

precedenti referendum costituzionali: quattro confronti storici

Per inquadrare il peso della partecipazione e dell’orientamento dell’elettorato, vengono presi in considerazione quattro referendum costituzionali che hanno coinvolto gli italiani in periodi diversi.

referendum 7 ottobre 2001: riforma del titolo v e regionalismo

Il primo precedente risale al 7 ottobre 2001, quando gli elettori furono chiamati a confermare la riforma del Titolo V, voluta dal centrosinistra per ampliare le competenze delle Regioni. Il prevalse: l’intervento sul regionalismo rappresenta l’unico caso organico approvato direttamente dal corpo elettorale.

Su 49,4 milioni di aventi diritto, votarono 16.843.420 cittadini, pari al 34,05%. Il risultato vide l’affermazione del con il 64,21% contro il 35,79% dei No.

referendum giugno 2006: riforma costituzionale e forma di governo

Nel giugno 2006 il Paese tornò alle urne per una riforma promossa dall’esecutivo di centrodestra. L’impianto mirava a ridisegnare la forma di governo, introdurre un Senato federale e assegnare alle Regioni competenze esclusive su sanità, scuola e polizia locale.

In questo caso il No vinse nettamente. L’affluenza si attestò al 53,8%. I voti contrari alla riforma furono il 61,29%, mentre il raggiunse il 38,71%.

referendum 4 dicembre 2016: riforma renzi-boschi e no netto

Il 4 dicembre 2016 arrivò il referendum sulla riforma Renzi-Boschi. La proposta prevedeva il superamento del bicameralismo paritario, la revisione del Titolo V e la soppressione del Cnel.

Alle urne si recarono 33.244.258 elettori, pari al 65,48%. La vittoria del No sul fu ampia: il risultato si attestò al 59,12% contro il 40,88%.

referendum 2020: taglio dei parlamentari e consenso trasversale

Nel 2020 gli italiani furono chiamati a confermare il taglio dei parlamentari. La riduzione del numero di deputati e senatori, sostenuta da una larga maggioranza parlamentare, ottenne un consenso trasversale ed ebbe esito positivo con una percentuale superiore ai due terzi dei voti.

L’affluenza fu del 53,8% degli aventi diritto. Il ottenne il 69,9% dei voti, a fronte del 30% dei No. La riforma ridusse i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200.

Referendum sulla giustizia, alle 12 affluenza poco sopra il 14%. Perché è determinante
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