Referendum, invettiva del deputato fi: nella campagna uno dei nostri si è nascosto, lo prenderei a calci nel sedere
La tensione interna a Forza Italia dopo il referendum continua a riaccendersi, trasformandosi in un confronto sempre più pubblico tra dirigenti e rappresentanti del partito. Al centro del dibattito restano sia la linea politica sia le responsabilità legate alla campagna referendaria, con accuse che puntano a chi, secondo alcuni esponenti, non avrebbe contribuito in modo adeguato alla strategia del fronte del Sì.
forza italia, fratture interne e scontro sulla guida del partito
Nel partito emerge una spaccatura: una parte dei componenti manifesta dissenso nei confronti del segretario Antonio Tajani. La contestazione si intreccia con la posizione assunta da Marina Berlusconi, indicata come promotrice della sostituzione del capogruppo al Senato, ruolo ricoperto da Maurizio Gasparri. Sullo sfondo resta un clima di contrapposizione tra indirizzi e priorità politiche, in cui la campagna referendaria diventa terreno di verifica e scontro.
campagna referendaria e nodo del sì: le critiche pubbliche
Accanto alle vicende di assetto interno, si apre un processo pubblico che coinvolge chi viene accusato di non essersi impegnato abbastanza nella campagna per la riforma Nordio. Le parole del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto puntano sul risultato territoriale e sull’assenza di un pieno sfruttamento della strategia nelle aree a guida centrodestra.
francesco paolo sisto e la lettura dei risultati regionali
Nel corso di un’intervista, Sisto afferma di essersi aspettato un maggior coinvolgimento legato alla politica di territorio. Il punto contestato riguarda il fatto che il Sì non avrebbe ottenuto il favore previsto in nove regioni con guida centrodestra. Secondo la sua ricostruzione, il risultato avrebbe potuto essere migliorato: sarebbe bastato, “numeri alla mano”, anche pareggiare in quelle regioni per ottenere l’esito complessivo auspicato.
accuse dirette sul referendum: il post di tommaso calderone
Se Sisto mantiene toni più diplomatici e senza riferimenti nominativi, l’attenzione si sposta su un’accusa formulata in modo più puntuale da Tommaso Calderone, deputato siciliano e capogruppo azzurro in Commissione Giustizia alla Camera. Attraverso un post su Facebook, Calderone descrive un profilo che, nella campagna referendaria, sarebbe rimasto in disparte.
tommaso calderone: assenza di partecipazione e critiche sul ruolo nel partito
Calderone sostiene che nel partito ci sia un deputato che “si è nascosto/a” e che “non ha mai partecipato” a iniziative e convegni. Nel post viene inoltre contestato l’atteggiamento ritenuto “silente e non pervenuto/a”. L’esponente aggiunge che la persona si sarebbe vantata di una storia personale, senza meriti collegati all’azione politica indicata come rilevante per la campagna.
Le accuse includono anche la ricostruzione dei rapporti con Forza Italia: Calderone afferma che il deputato sarebbe stato beneficiato dal partito, avrebbe ottenuto un sostegno economico consistente in ventimila euro al mese e che, pur candidandosi, avrebbe operato in precedenza in partiti e coalizioni opposti rispetto a quelli di Forza Italia. Il passaggio finale del post usa espressioni di forte durezza, con un invito esplicito ad affrontare la questione in modo aggressivo.
caterina chinnici tra candidatura, percorso politico e accuse legate al sì
Secondo la ricostruzione che collega l’identikit alle accuse, il profilo descritto da Calderone risulterebbe riconducibile a Caterina Chinnici, magistrata ed europarlamentare di Forza Italia. Nella narrazione fornita, vengono richiamati aspetti del suo percorso e delle candidature, insieme alla valutazione secondo cui non sarebbero state riscontrate posizioni pubbliche orientate al Sì.
caterina chinnici: passaggi tra partiti e candidature europee
Chinnici, indicata come figlia di Rocco Chinnici, giudice ucciso dalla mafia nel 1983, viene descritta con una traiettoria politica articolata. La prima elezione a Bruxelles avviene nel 2014 con il Partito democratico. Nel 2022 risulta candidata alla presidenza della Sicilia. Nel 2023 passa tra le fila dei berlusconiani e ottiene la ricandidatura all’Eurocamera come capolista, ma arriva terza per numero di preferenze e quindi non viene eletta. In seguito, per consentire a Tajani di ottenere il seggio, viene indicato che si rese necessario chiedere di rinunciare al secondo classificato, identificato come l’assessore regionale Edy Tamajo.
mancata posizione pubblica sul sì e risposta di calderone
Nel racconto, viene sottolineato che l’eurodeputata non risulterebbe avere assunto posizioni pubbliche per il Sì. Di fronte alle domande, però, Calderone nega riferimenti specifici: sostiene che le critiche fossero rivolte, in generale, a chi non si sarebbe impegnato per il referendum. Nel suo argomento viene richiamata la natura, definita “giusta ed epocale”, della riforma, collegata alla volontà attribuita al presidente Berlusconi, con l’idea che nessuno potesse “tirare indietro la gamba”.
nomi citati nella vicenda
- Antonio Tajani
- Marina Berlusconi
- Maurizio Gasparri
- Francesco Paolo Sisto
- Tommaso Calderone
- Caterina Chinnici
- Rocco Chinnici
- Edy Tamajo


