Referendum, gomez tra costituzione riscritta e costituzione di calamandrei
Alla maratona “La Costituzione è nostra”, organizzata per sostenere il No al referendum sulla giustizia previsto il 22 e 23 marzo, Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e di Fq Millennium, concentra il proprio intervento su una serie di argomenti volti a contestare l’impianto della riforma. L’opening è costruito con ironia e con un esempio paradossale pensato per colpire la platea.
Peter Gomez e il No al referendum sulla giustizia
L’esordio di Gomez richiama un’idea provocatoria: “La maggioranza degli elettori del Sì saranno certamente brave persone, ma tutti o quasi i mascalzoni voteranno Sì”. Da qui prende le mosse un racconto che serve a mettere in discussione la coerenza di chi sostiene la riforma.
Davide Lacerenza: appello al Sì e precedenti penali
Gomez cita il caso di Davide Lacerenza, ex compagno di Stefania Nobile e titolare de La Gintoneria a Milano. Secondo quanto riportato, Lacerenza ha patteggiato una condanna a 4 anni e 8 mesi per sfruttamento della prostituzione e vendita di cocaina. Nei giorni precedenti l’evento, lo stesso Lacerenza avrebbe lanciato un appello a favore del Sì a partire dalla propria presenza su Instagram, indicando un pubblico di 280mila follower.
riferimento a Nicola Gratteri e alla logica del referendum
Il direttore del Fatto collega il caso al tema generale della riforma, richiamando una convinzione già ribadita dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri. L’idea riportata è che, se un referendum è costruito come risposta contro un’architettura percepita come contrasto alla magistratura, allora chi ha subito condanne o teme di subirle sarebbe indotto a scegliere il Sì.
il “plotone esecutore” e il voto di chi è esposto a condanne
Gomez riporta una formulazione attribuita a Gratteri: “Se tu proponi un referendum contro ‘il plotone esecutore di esecuzione della magistratura’, come ha fatto per esempio la capo di gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, tutti coloro i quali sono stati condannati o pensano di poterlo essere, voteranno a favore di quella riforma”.
precedente storico: dal caso Tortora al referendum sulla responsabilità civile
Nel ricostruire il contesto, Gomez evoca un episodio degli anni Ottanta dopo il caso Tortora. Secondo quanto riportato, allora l’80% degli italiani avrebbe approvato un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Il sostegno di quella fase politica sarebbe stato attribuito al Partito Radicale e al Partito Socialista.
iscrizioni nel Partito Radicale nelle aree mafiose
Subito dopo quel voto, sempre secondo la ricostruzione proposta, Michele Greco, indicato come boss di Cosa Nostra, e Giuseppe Piromalli, indicato come capo della ‘ndrangheta, si sarebbero iscritti al Partito Radicale. Nelle aree ad alta densità mafiosa, viene sottolineata un’impennata di voti per Radicali e Socialisti.
la Costituzione e la disciplina dei magistrati
Gomez affronta poi uno degli argomenti più ricorrenti del fronte del Sì: l’idea che i magistrati non paghino mai per i propri errori. Il direttore sostiene che, se la Costituzione esistente fosse applicata, prima di cambiare l’impianto con nuove riforme, sarebbe stato possibile trovare soluzioni.
meccanismi disciplinari già previsti e mancata attivazione
Il passaggio citato afferma che “Se la Costituzione, prima di essere cambiata per una motivazione del genere, fosse attuata, se questo problema davvero esistesse, forse qualche soluzione l’avremmo trovata”. Gomez richiama il fatto che la Costituzione attuale prevede due soggetti per l’azione disciplinare: il procuratore generale presso la Cassazione e il ministro della Giustizia, dotato di una struttura di ispettori. Nonostante ciò, denuncia che il ministro non abbia mai attivato davvero questo strumento, a fronte di circa 1700 esposti all’anno contro i magistrati. Inoltre, quando serve, il ministro può anche ricorrere contro le decisioni del Csm, e lo scorso anno lo avrebbe fatto solo sei volte.
architettura della riforma e cortocircuito tra organi
La parte più critica dell’intervento riguarda l’assetto della riforma proposta. Gomez definisce la nuova Alta Corte disciplinare un “pasticcio mal scritto”, sostenendo che “Hanno istituito un’Alta Corte di giustizia coi piedi. Si sono dimenticati di modificare un articolo”.
articolo 107 e possibile blocco tra Alta Corte e Csm
Il riferimento principale è all’articolo 107, che riserva al Csm il trasferimento o la destituzione dei magistrati. Gomez sostiene che, nel caso in cui l’Alta Corte decidesse di radiare un magistrato e il Csm dicesse no, si produrrebbe un “cortocircuito istituzionale insanabile”.
scelta tra due visioni della Costituzione
Conclusivamente, Gomez lega la propria posizione a un confronto tra due autori associati alla Costituzione. La chiusura dell’intervento presenta una preferenza netta: “Con tutto il bene che possiamo volere al buon ministro Nordio, io, tra la Costituzione scritta da Carlo Nordio e quella scritta da Pietro Calamandrei, non ho dubbi: opto per la seconda”.
Personaggi citati:
- Peter Gomez
- Davide Lacerenza
- Stefania Nobile
- Nicola Gratteri
- Giusi Bartolozzi
- Michele Greco
- Giuseppe Piromalli
- Tortora
- Carlo Nordio
- Pietro Calamandrei
