Referendum galleria degli orrori di comunicazione del governo: perché anche B. sarebbe inorridito

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Referendum galleria degli orrori di comunicazione del governo: perché anche B. sarebbe inorridito

La stagione del confronto referendario ha riportato al centro uno scontro acceso sul ruolo della magistratura e sul racconto politico che ha accompagnato la campagna per il si. Nel dibattito pubblico sono emerse promesse, accuse e reazioni che, secondo la ricostruzione proposta, avrebbero finito per alimentare confusione e reazioni contrarie, con un impatto amplificato dal passaggio dei contenuti tra media, social e comizi. In questo contesto, torna anche il tema dell’eredità politica di Silvio Berlusconi e del modo in cui la sua comunicazione sarebbe stata recepita (o, al contrario, non raccolta) dai successori.

Il nodo principale riguarda la campagna: un insieme di messaggi e formule che, nella prospettiva indicata, avrebbero indebolito la strategia invece di rafforzarla, spostando l’attenzione dall’argomentazione sostanziale a una contrapposizione dura, costruita tramite delegittimazioni e slogan.

eredità politica di silvio berlusconi e stile comunicativo

Nel racconto si insiste sull’idea che criticare la buonanima di Silvio Berlusconi sia diventato “facile” e, soprattutto, scontato. L’attenzione si sposta sull’ipotesi secondo cui la sua eredità politica avrebbe contribuito a generare dinamiche e conseguenze che arrivano fino a questa fase della Seconda Repubblica. La dote riconosciuta riguarda soprattutto una dimensione comunicativa: Berlusconi viene descritto come un formidabile comunicatore.

Viene poi evocato un “messaggio postumo” che, nella ricostruzione, non sarebbe stato assorbito dai successori di governo. La campagna per il si al referendum viene rappresentata come un percorso che Berlusconi avrebbe ritenuto inappropriato, affidato a figure indicate come principali sostenitori e portavoce del fronte politico. Il punto centrale è la presunta incapacità di gestire la comunicazione con la stessa efficacia che, secondo questa lettura, caratterizzava la sua presenza sulla scena pubblica.

campagna per il si: comunicazione, slogan e rovesciamenti

La campagna per il si viene descritta come composta da frasi e passaggi che avrebbero prodotto un effetto opposto rispetto agli obiettivi. Si parla di autolesionismo e di un insieme di affermazioni che avrebbero suscitato reazioni e reso più visibile la contraddizione tra intenzioni e risultati. L’impianto comunicativo viene presentato come fondato su una sequenza di prese di posizione e boomerang che, secondo la ricostruzione, sono tornati indietro provocando danni.

Una parte significativa della critica riguarda le campagne basate su narrazioni totalizzanti contro la magistratura e contro chi la rappresenta. Viene citata l’idea che, di fronte a simili messaggi, Berlusconi avrebbe “silenziato” alcuni elementi considerati fonte di errori e gaffe, mentre avrebbe imposto limiti anche sul tono e sui contenuti delle dichiarazioni indirizzate a figure politiche di primo piano.

affermazioni sul no e conseguenze attribuite ai giudici

La critica richiama frasi attribuite alla campagna e rivolte contro gli esiti del voto. In particolare, nel testo viene riportato un timore espresso nel caso di vittoria del no, con riferimento a presunti effetti collegati a “stupratori pedofili”, “spacciatori” e “immigrati illegali” messi in libertà. Il ragionamento proposto sostiene che simili messaggi sarebbero parte di una costruzione mediatica destinata a colpire l’immaginario, ma ritenuta poco sostenibile.

Accanto a questo, viene richiamata la questione dei bambini e della vita familiare “nel bosco”: viene riportata l’idea di figli strappati alle madri perché giudici non condividerebbero uno specifico stile di vita. Nel testo si collega la discussione al decreto Caivano del 2023, sostenendo che il provvedimento punisca il reato di abbandono dell’obbligo scolastico con pene fino a due anni e con l’eventuale sottrazione della potestà genitoriale, seppur a tempo determinato, secondo decisioni dei giudici abruzzesi.

strategia fallita: rivolgersi agli elettori già convinti

Secondo la ricostruzione presentata, l’errore strategico sarebbe stato indirizzato verso il tipo di destinatari della campagna. L’obiettivo sarebbe dovuto essere diverso: convincere un’area ampia, composta da elettori indecisi, scontenti o rinunciatari. Invece, la comunicazione viene rappresentata come orientata a un pubblico ideologicamente connotato, già schierato, per il quale la persuasione sarebbe risultata superflua.

La conseguenza indicata è la blindatura virtuale dei voti per il si: messaggi contrari avrebbero avuto difficoltà a erodere quel blocco. Nello stesso tempo, però, la propaganda viene descritta come martellante e disordinata, con un effetto che avrebbe potuto favorire l’opzione opposta, spostando consenso verso il no nella parte dell’elettorato considerata decisiva.

delegittimazione della magistratura e attacco alla costituzione

Nel testo viene sottolineato che la campagna avrebbe assunto la forma di un attacco alla Costituzione, tramite la delegittimazione della magistratura. La critica descrive questa impostazione come troppo evidente per essere ignorata, evidenziando l’idea che una parte ampia della popolazione sostenga e difenda l’impianto costituzionale.

Viene citata una dichiarazione attribuita a Tajani secondo cui il sistema della giustizia sarebbe stato voluto da Mussolini e presente solo nelle dittature. Il testo replica richiamando il principio della Costituzione vigente, con riferimento all’idea di autonomia e indipendenza della magistratura e alla regola secondo cui l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva.

ragioni tecniche e autoconfessioni: citazioni e accuse riportate

Le ragioni tecniche, politiche e logiche per sostenere il si vengono descritte come fragili, indicate come sottili e facilmente smontabili. Nel testo si sostiene che sarebbero emerse contraddizioni attraverso autoconfessioni attribuite a esponenti legati alla giustizia.

Vengono citati Nordio e altri nominativi legati al dibattito: il testo richiama un j’accuse censurato da Mattarella sul Csm e fa riferimento a Matone e Bongiorno. Si aggiunge poi un elemento ulteriore attribuito a un coming out della capa di gabinetto di Nordio, Bartolozzi, che avrebbe definito i magistrati come “un plotone di esecuzione”.

appelli e accuse di clientelismo nella campagna

La ricostruzione collega la campagna per il si anche a un appello del deputato Aldo Mattia, indicato come esponente di Fratelli d’Italia. Il testo riporta che la richiesta sarebbe finalizzata a ottenere voti facendo ricorso al “solito sistema clientelare”. L’insieme di questi passaggi viene presentato come ulteriore prova di una linea comunicativa che, nella prospettiva descritta, comprometterebbe la credibilità complessiva della campagna.

mobilitazione sul voto giovane: fedez e ricadute comunicative

La campagna per il si viene poi collegata a un’ulteriore scelta comunicativa: l’iniziativa descritta come una pietra tombale, con la convocazione del rapper Fedez, nella speranza di intercettare il voto giovane. Il testo afferma che la giustizia non sarebbe riconducibile a spettacolarizzazioni, richiamando il riferimento a Sanremo per sottolineare la distanza tra intrattenimento e temi giudiziari.

personaggi citati nella narrazione

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Nicolò Nordio, Alessia delmastro, Matteo Bartolozzi, Salvini (citato indirettamente nel testo tramite “corifei dell’informazione embedded al governo” senza nominativi specifici aggiuntivi), Santanché, Antonio Bignami, Gaetano Delmastro (riconducibile al nome Delmastro), Gianluca Bocchino, Roberto Sallusti, Giacomo Sechi, Lorenzo Donzelli, Aldo Mattia, Fedez.

Referendum, la galleria degli orrori di comunicazione del governo è infinita: persino B. sarebbe inorridito
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Categorie: PoliticaCronaca

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