Dopo delmastro servirebbe un sottosegretario alla giustizia che conosca la realtà del carcere

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Dopo delmastro servirebbe un sottosegretario alla giustizia che conosca  la realtà del carcere

La condizione delle carceri e l’impostazione del sistema penale sono al centro di un’analisi netta e puntuale, costruita su dati di esperienza quotidiana e su scelte legislative che incidono direttamente sulla vita dei detenuti. L’attenzione si concentra sulla necessità di un cambio di prospettiva, con l’idea che la politica debba tornare a osservare i luoghi di reclusione senza filtri, misurando concretamente cosa significhi permanere in spazi angusti, subire violenza e vivere procedure di pena che, secondo quanto riportato, trasformano il carcere in uno strumento di compressione della libertà.

carceri e pena come “asfissia” della dignità

Nel quadro descritto, il sistema penale viene interpretato come un mezzo sempre più orientato alla restrizione degli spazi di libertà e alla criminalizzazione del dissenso. In parallelo, il sistema penitenziario assumerebbe la funzione di una neutralizzazione dell’individuo: un contenitore chiuso su se stesso, in cui lo sguardo dall’esterno faticherebbe a penetrare e in cui, anziché costruire percorsi di reintegrazione sociale, si perseguirebbe l’obiettivo di annullare progressivamente l’esistenza del detenuto.

cancellazione di esperienze educative e culturali

Come esempio indicato nella narrazione, viene richiamata la “cima dell’iceberg”, rappresentata da una decisione considerata simbolicamente grave: in nome di una presunta sicurezza, sarebbe stata cancellata l’esperienza che portò all’Italia un Orso d’Oro al Festival di Berlino con il film Cesare deve morire. Il film, viene specificato, raccontava la compagnia teatrale di Rebibbia guidata dal regista Fabio Cavalli, da cui sarebbero usciti attori di fama nazionale, tra cui Salvatore Striano.

montagna invisibile di sofferenza dietro i casi più evidenti

Oltre agli episodi percepiti come più visibili, secondo la descrizione fornita esisterebbe una parte più ampia e meno riconosciuta della sofferenza. È composta da una crescita “insensata” di reati e pene anche in relazione ad accadimenti considerati sociali, dalla penalizzazione di chi disobbedisce in modo pacifico a un ordine di un agente penitenziario. Viene inoltre indicato un nuovo reato, definito “rivolta penitenziaria”, che risulterebbe configurabile anche in caso di resistenza passiva.

sovraffollamento e restrizioni quotidiane

Nel quadro riportato, le condizioni fisiche del carcere emergono con forza: detenuti ammassati in celle chiuse dalla mattina alla sera, con la segnalazione che spesso non verrebbe garantita neppure l’ora d’aria prevista dalla legge. La narrazione collega inoltre tale situazione alla rottura di un legame storico presente nelle carceri con il volontariato laico e religioso, oltre alla delega in bianco ai sindacati autonomi di polizia penitenziaria.

proposta di intervento: un sottosegretario in carcere

La richiesta centrale riguarda la nomina di un sottosegretario che possa entrare in galera e comprendere direttamente come vivono i detenuti. L’indicazione è concreta: osservare cosa significhi abitare in quattro persone in dieci metri quadri, e immedesimarsi nella condizione di un ragazzino di sedici anni esposto quotidianamente al terrore delle violenze.

agente sotto copertura e necessità di esperienza diretta

Viene segnalato che nell’ultimo decreto legge sarebbe stata inserita la figura dell’agente sotto copertura, con la possibilità di presentarsi come detenuto per scoprire delitti. Rispetto a tale impostazione, viene formulata una richiesta alternativa: un sottosegretario sotto copertura dovrebbe trascorrere alcuni giorni in istituti specifici, per poi insediarsi successivamente a via Arenula, come indicato nella ricostruzione.

luoghi di detenzione citati nella richiesta

Gli istituti menzionati come possibili tappe dell’esperienza diretta sono: Sollicciano a Firenze, Poggioreale a Napoli, Dozza a Bologna, San Vittore a Milano, Regina Coeli a Roma. Viene anche riportato un riferimento a un settimo reparto.

figure richiamate nella narrazione

La ricostruzione include riferimenti a personalità collegate al dibattito sul tema carcerario e ai contenuti culturali citati.

  • Andrea Delmastro
  • Fabio Cavalli
  • Salvatore Striano
  • i fratelli Taviani
Dopo Delmastro, servirebbe un sottosegretario alla Giustizia che tocchi con mano la realtà del carcere
Categorie: PoliticaCronaca

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