Uomini di pietra e rischio ecosistema montagna

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Uomini di pietra e rischio ecosistema montagna

Nel paesaggio alpino stanno conquistando attenzione e curiosità, ma la loro diffusione crescente solleva un tema delicato: gli “omini di pietra”, tradizionali cumuli di sassi usati per orientarsi tra sentieri e cime, rischiano di trasformarsi da segni funzionali a un fenomeno che può alterare in modo sensibile gli ecosistemi d’alta montagna. L’allarme arriva dall’ambito alpinistico e scientifico, con indicazioni precise sugli effetti legati allo spostamento delle pietre e sulle conseguenze per piante e piccoli animali.

omini di pietra: perché nascono e come si diffondono

Gli “omini di pietra” sono cumuli realizzati con sassi che, per tradizione, aiutano i pastori a orientarsi nei percorsi di montagna, compresi i pascoli alpini e le zone tra le cime. La loro funzione storica risulta legata alla pratica di tracciare tracce visive, soprattutto in condizioni difficili come la nebbia.

Negli ultimi tempi la presenza di queste strutture è cresciuta fino a diventare una vera moda. Secondo le segnalazioni emerse, il cambiamento è legato anche al modo in cui vengono percepite oggi: da segni di orientamento a elementi attrattivi per scatti e condivisioni.

rischio ecologico degli spostamenti: piante, piccoli animali e microclima

Il punto centrale dell’allarme riguarda lo spostamento dei sassi. In base alle indicazioni raccolte, spostare le pietre che compongono questi cumuli può privare piante e piccoli animali del loro habitat naturale. L’azione di rimozione in quota non riguarda soltanto singoli elementi del paesaggio, ma incide su equilibrio e condizioni locali dell’ambiente.

effetti sul terreno: disseccamento e ruscellamento

I biologi Sebastian Pilloni e Julia Seeber indicano che rimuovere le pietre in alta montagna porta la terra a seccarsi e a essere lavata via dalle piogge. Questo processo può favorire instabilità del suolo e determinare un collasso del microclima locale, alterando le condizioni che sostengono la vita vegetale e animale di quell’area.

chi lancia l’allarme e quali misure vengono proposte

La preoccupazione è stata sollevata dal club alpino austriaco Öav, che ha richiamato l’attenzione sull’impatto ambientale degli “omini di pietra” sugli ecosistemi d’alta montagna. L’approccio messo in evidenza punta a prevenire l’ulteriore espansione della pratica.

In parallelo, Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, riconosce il valore estetico dei cumuli, ma sottolinea che non devono trasformarsi in un fenomeno di massa paragonabile a comportamenti superficiali associati a luoghi di grande notorietà. La linea indicata mira a evitare che diventino una “moda” esclusivamente per scattarsi un selfie.

sensibilizzazione al posto delle multe

Per contrastare il problema, Öav orienta la propria strategia sulla sensibilizzazione, segnalando che l’obiettivo è prevenire comportamenti dannosi senza basarsi esclusivamente su sanzioni.

radici storiche degli stoanerne mandln e presenza nella tradizione

Storicamente, gli “omini di pietra” sono conosciuti anche con il nome “Stoanerne Mandln”, riportato in dialetto. La funzione attribuita riguarda l’orientamento dei pastori, in particolare nella ricerca di sentieri nella nebbia.

La tradizione sarebbe collegata anche a riferimenti storici: nei materiali menzionati viene indicato che già 500 anni fa, nei tempi dei miti e delle leggende, la vetta “Uomini di pietra” in Val Sarentino risulta presente in processi di stregoneria. Questo rimanda a una stratificazione culturale che attraversa epoche diverse e che ha mantenuto tracce nella memoria collettiva locale.

personaggi e figure citate nell’allarme

Nel quadro delle segnalazioni e delle spiegazioni scientifiche compaiono le seguenti personalità:

  • Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige
  • Sebastian Pilloni, biologo
  • Julia Seeber, biologa
Gli ‘omini di pietra’ mettono a rischio l’ecosistema della montagna: “Sono belli, ma no al fenomeno di massa”. Ecco perché
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