Trump al Mount Rushmore per i 250 anni degli Stati Uniti: identità americana sotto attacco e no al comunismo

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Trump al Mount Rushmore per i 250 anni degli Stati Uniti: identità americana sotto attacco e no al comunismo

Con l’approssimarsi delle elezioni di medio termine, il clima politico negli Stati Uniti accelera e la retorica proveniente dalla Casa Bianca si fa più dura. Nel giorno del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, Donald Trump ha scelto come scenario il Mount Rushmore per un discorso che ha alternato celebrazione patriottica e attacco frontale agli avversari interni, riportando al centro la linea anticomunista.

La cornice celebrativa ha funzionato da palcoscenico per rafforzare il messaggio politico in vista del voto di novembre, spostando progressivamente l’attenzione dalle figure storiche alle dinamiche di sicurezza nazionale e alle prospettive elettorali del Partito repubblicano.

discorso di trump al mount rushmore tra celebrazione e attacchi interni

Dal palco, Trump ha aperto con un riferimento al significato simbolico del luogo: gratitudine verso coloro che hanno reso possibile il monumento, a partire dai quattro uomini scolpiti nella roccia. Successivamente ha reso omaggio ai presidenti rappresentati sul Mount Rushmore, descrivendoli come uomini d’azione, uomini ambiziosi, uomini audaci, uomini del destino e uomini di grande intelligenza.

i quattro presidenti citati da trump e il loro ruolo nei valori nazionali

Nella ricostruzione proposta dal leader repubblicano, George Washington viene indicato come padre della patria; Thomas Jefferson è ricordato come autore della Dichiarazione d’Indipendenza; Abraham Lincoln è descritto nei panni del grande emancipatore e salvatore della nostra Unione; Theodore Roosevelt è presentato come l’uomo che ha trasformato l’America in una superpotenza mondiale.

Trump ha quindi collegato queste figure ai pilastri della nazione, affermando che si tratta degli uomini che avrebbero proclamato la libertà, conquistato la libertà, salvato la libertà e garantito la libertà.

250 anni di indipendenza: orgoglio nazionale e leadership statunitense secondo trump

La componente patriottica del discorso ha assunto anche toni comparativi. Trump ha sostenuto che, a suo giudizio, nessuna nazione avrebbe mai celebrato un trionfo con la stessa magnificenza: la Repubblica più antica del mondo dopo 250 anni, il popolo più libero, la Costituzione definita la più giusta e duratura e gli Stati Uniti indicati come più forti e potenti del mondo.

Nel quadro celebrativo, il leader repubblicano ha aggiunto che, per grazia di Dio, gli Stati Uniti sarebbero la nazione più realizzata e più eccezionale nella storia dell’umanità.

sicurezza nazionale e retorica dei “nemici interni” nella campagna di novembre

Una volta consolidata la cornice celebrativa, il discorso si è rapidamente spostato verso l’attualità politica. Trump ha lanciato l’allarme secondo cui l’identità americana sarebbe oggi sotto attacco da parte di radicali ed estremisti interni.

La linea è stata collegata a una narrazione già presente nell’amministrazione. Il testo richiama infatti che, lo scorso ottobre, il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe convocato al Pentagono i vertici delle Forze armate spiegando che la missione principale sarebbe stata combattere i nemici interni identificati come immigrati, radicali e comunisti.

Con l’avvicinarsi del voto di novembre, Trump ha indicato un inasprimento della retorica e ha collegato la minaccia alle conseguenze elettorali, sostenendo che il Partito repubblicano potrebbe perdere le elezioni di metà mandato solo se si agisse con comportamenti da “stupidi”.

linea anticomunista e giuramento: “l’america non sarà mai un paese comunista”

Nel cuore dell’intervento è emersa una condanna netta del comunismo. La retorica anticomunista viene definita un “fallimento totale”, affermando che lo sarebbe sempre stato e che lo sarebbe ancora, con un richiamo a le persone che lo promuovono.

Alla vigilia del compleanno della nazione, Trump ha formulato un giuramento pubblico: “Dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista”.

amplificazione su truth e provocazioni simboliche: comunisti, immigrati e banconota da 100 dollari

La linea dura espressa sul palco è stata rilanciata e amplificata anche tramite il profilo di Trump su Truth. In un post, l’ex presidente ha attaccato la base avversaria descrivendo il Partito Comunista come composto da immigrati clandestini, criminali e da quanti non vogliono lavorare.

Trump ha inoltre pubblicato l’immagine della nuova banconota da 100 dollari, tradizionalmente associata a Benjamin Franklin, modificata per l’occasione con la propria firma a distanza. Nel testo viene precisato che si tratta della prima volta in cui un presidente ancora in vita appone la propria firma su un “biglietto verde”.

personalità citate nel discorso e nei riferimenti alla sicurezza nazionale

Il contenuto menziona diverse figure collegate sia alla celebrazione storica sia alla cornice politica e di sicurezza:

  • Donald Trump
  • George Washington
  • Thomas Jefferson
  • Abraham Lincoln
  • Theodore Roosevelt
  • Pete Hegseth
  • Benjamin Franklin
Trump al Mount Rushmore per i 250 anni Usa alza i toni in vista delle mid-term: “Siamo i più forti della Storia, l’America non sarà mai comunista”
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