Terremoto in Venezuela, quasi 2300 morti: si scava sotto la pioggia tra ruderi e sciacalli

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Terremoto in Venezuela, quasi 2300 morti: si scava sotto la pioggia tra ruderi e sciacalli

Il terremoto che ha colpito il Venezuela, con epicentro nella zona costiera a nord di Caracas, continua a lasciare dietro di sé uno scenario di devastazione e incertezza. A distanza di circa una settimana dalle due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, il bilancio resta ancora provvisorio, mentre l’emergenza si intreccia con le piogge torrenziali e con saccheggi che aggravano la situazione nelle aree più colpite.

Le operazioni di ricerca proseguono tra ruderi e fango, con migliaia di famiglie costrette a cercare riparo improvvisato. In parallelo, le autorità lavorano per contenere il fenomeno degli sciacalli, in un contesto in cui le risorse per soccorsi e assistenza risultano al momento insufficienti.

terremoto in venezuela: bilancio provvisorio e ricerca dei sopravvissuti

Il numero delle vittime resta ancora in fase di aggiornamento: l’ultimo bilancio indica 2.295 morti, a fronte di un dato complessivo che viene indicato anche come prossimo alla soglia di 2.300. I feriti, secondo l’ultimo bollettino, risultano oltre 11mila, con la possibilità che il conteggio possa crescere nelle ore successive.

La priorità rimane la ricerca, soprattutto nello stato di La Guaira, indicato come il più colpito. Qui la popolazione ha allestito accampamenti lungo le strade con mezzi di fortuna, mentre le squadre continuano a scavare tra le macerie.

la guaira tra piogge e fango: tende e materassi inzuppati

Il quadro dell’emergenza peggiora per l’effetto delle precipitazioni degli ultimi giorni. Le piogge hanno trasformato il terreno in fango, bagnando tende e materassi, rendendo ancora più precaria la permanenza degli sfollati in strada.

Nel mezzo della distruzione restano disponibili poche risorse materiali, mentre i rifugi improvvisati sono composti soprattutto da ciò che è sopravvissuto alla devastazione. Accanto alle persone si trovano calcinacci e detriti, in un’area dove la necessità di assistenza è urgente.

emergenza umanitaria: fino a mezzo milione di persone coinvolte

Le Nazioni Unite stimano che l’emergenza possa aver coinvolto fino a mezzo milione di persone. In risposta, l’Unhcr, agenzia Onu per i rifugiati, ha avviato una raccolta fondi poiché le risorse disponibili vengono indicate come non sufficienti per coprire l’intero fabbisogno legato alla crisi.

La combinazione tra numeri ancora incerti, piogge intense e perdita totale dei beni essenziali rende l’assistenza immediata un elemento centrale. Migliaia di famiglie risultano rimaste senza nulla, con tra le mani soltanto macerie e frammenti di ciò che era presente nelle abitazioni.

sciacalli e saccheggi dopo il sisma: controlli e arresti

Accanto all’emergenza sanitaria e alla ricerca di sopravvissuti, si aggiunge il problema dei sciaacalli che razziano i resti delle case. Secondo quanto riportato, da giorni il fenomeno si ripete in modo sistematico, con la presenza degli sciacalli nelle aree devastate.

La gravità della situazione è aumentata anche con l’intervento di agenti di sicurezza che si sono aggiunti ai controlli. Un’evoluzione rilevante riguarda la presa di posizione del governo: fino a pochi giorni prima, il tema veniva liquidato come fake news; successivamente, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello ha comunicato l’arresto di 4 agenti del Cicpc, accusati di saccheggio durante le operazioni di soccorso.

Nel medesimo contesto il ministro ha ribadito un approccio di tolleranza zero. Una parte dei fatti è diventata pubblica anche attraverso una clip video divenuta virale: in un filmato, un agente trova tra le macerie una borsa piena di denaro ed è fermato quando alcuni cittadini provano a sottrarre le banconote.

continuano gli scavi: speranza e partenza di squadre internazionali

Nonostante l’incertezza del bilancio e le condizioni difficili, il messaggio pubblico resta legato alla prosecuzione delle ricerche. Nel briefing quotidiano, il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodriguez ha dichiarato che la speranza rimane intatta e che si continua a scavare.

Parallelamente, alcune squadre di soccorso estere hanno deciso di lasciare il Paese. Tra queste, viene indicata la prima squadra italiana, programmata per partire in serata con un volo in decollo da La Guaira. Con gli italiani dovrebbe partire anche un team olandese composto da 64 persone, insieme a otto cani addestrati.

figure citate e persone coinvolte nell’emergenza

  • Jorge Rodriguez
  • Diosdado Cabello
  • 4 agenti del Cicpc
  • Team olandese (64 persone, 8 cani addestrati)
  • Prima squadra italiana
Terremoto in Venezuela, quasi 2300 morti: si scava ancora sotto la pioggia mentre i ruderi diventano preda degli sciacalli

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