Srebrenica e Gaza: il doppio standard dell’Occidente oggi e ieri
Il 1992 segnò, nella memoria collettiva italiana, un periodo di terrore domestico: mentre l’Italia tremava sotto i colpi del tritolo di Cosa Nostra, le attenzioni pubbliche restavano concentrate sul fronte interno, lasciando ai margini ciò che avveniva oltre le coste adriatiche. In quel quadro di ombre e distanze, la comprensione di un conflitto lontano è rimasta a lungo incompleta, fino a quando lo sguardo ha iniziato a tornare a focalizzarsi su un punto preciso della storia recente dei Balcani: Srebrenica.
srebrenica 1995: dall’ingegneria etnica all’assedio
Srebrenica rappresentò il punto di arrivo di una strategia di ingegneria etnica avviata tre anni prima. La dichiarazione di indipendenza della Bosnia ed Erzegovina si presentò come un ostacolo al progetto ultranazionalista di Slobodan Milošević, orientato alla cosiddetta “Grande Serbia”. In questa cornice, la città divenne immediatamente una trappola: si trattava di una località a larghissima maggioranza musulmana, incastrata dentro quel disegno.
milošević, karadžić e mladić: la pianificazione del genocidio
Nel processo descritto, Milošević avrebbe sostenuto Radovan Karadžić, leader politico dei serbo-bosniaci, e Ratko Mladić, generale dell’esercito. L’indicazione centrale è l’esistenza di un genocidio pianificato, concepito per rendere il territorio etnicamente omogeneo.
L’attuazione venne fatta tramite la “Direttiva 7”, un documento che imponeva alle forze serbo-bosniache di creare una “situazione insopportabile di totale insicurezza” per la popolazione locale. L’obiettivo era spegnere ogni speranza di sopravvivenza, al fine di provocare una “rimozione permanente”.
demilitarizzazione, caschi blu e assedio
La reazione della comunità internazionale prevedeva la demilitarizzazione e il disarmo dei bosniaci, in cambio della protezione dei caschi blu. La fonte precisa però un limite operativo: i caschi blu non sarebbero stati autorizzati all’uso delle armi, salvo strettissima difesa personale.
Ne seguì, secondo la ricostruzione, l’avvicinarsi della fine: la città venne trasformata in un campo profughi a cielo aperto. La popolazione fu affamata e stipata, mentre l’assedio serbo tagliava in modo “scientifico” l’accesso ad acqua, cibo e medicinali.
11 luglio 1995: l’ingresso a srebrenica e il massacro
Il punto di svolta avvenne l’11 luglio 1995, quando le truppe di Mladić entrarono a Srebrenica “indisturbate”. La fonte riporta un bilancio drammatico: 8372 esseri umani furono massacrati.
11 luglio nei memoriali: identificazioni e fosse comuni
Ogni anno, nel memoriale di Potočari, vengono sepolti i resti delle vittime identificate negli ultimi dodici mesi grazie al DNA. Il rito è descritto come infinito e straaziante, a causa della presenza di fosse comuni secondarie e terziarie.
Per nascondere le prove del genocidio, i soldati di Mladić avrebbero usato bulldozer per rimuovere i corpi dalle prime fosse comuni, spargendoli nei boschi circostanti in decine di altri siti. La fonte evidenzia che i resti di singole persone risultano spesso frammentati e ritrovati a chilometri di distanza gli uni dagli altri.
funerali del 2026 e numero delle vittime non ancora identificate
Il 11 luglio 2026, secondo quanto riportato, si sono tenuti i funerali di altre 10 vittime identificate nell’ultimo anno. Restano ancora circa un migliaio di persone non ritrovate o non ancora identificate.
La fonte descrive anche il peso decisionale che ricade sulle famiglie: si configura la scelta tra seppellire solo un osso dei loro cari oppure attendere, nella speranza di recuperare altre parti del corpo in futuro.
analoghe con gaza: disumanizzazione e doppi standard
La ricostruzione stabilisce un confronto tra Srebrenica e quanto accaduto e continua ad accadere a Gaza. Viene messo in evidenza come l’ossessione ideologica della Grande Serbia rifletta, in modo descritto come sinistro, il messianismo associato a chi teorizza il Grande Israele. L’elemento comune indicato riguarda la giustificazione della cancellazione di un popolo in nome di un diritto divino e di una presunta superiorità etnico-religiosa.
Il percorso viene presentato come ricorrente: dalla disumanizzazione alla carneficina.
legalità internazionale, silenzi e massacri ritenuti “tollerabili”
La fonte richiama la lezione collegata al 11 luglio: la legalità internazionale può essere piegata quando uno sterminio colpisce il mondo arabo o islamico. La ricostruzione afferma che ciò sarebbe avvenuto 31 anni fa e continuerebbe ad accadere oggi a Gaza e in Libano, con il richiamo al silenzio dei doppi standard dell’Occidente nei confronti di massacri considerati tollerabili.
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Personaggi menzionati:
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