Russia attacco a un paese nato a fine guerra con ucraina: è possibile? analisi

• Pubblicato il • 5 min
Russia attacco a un paese nato a fine guerra con ucraina: è possibile? analisi

La traiettoria militare della Russia, letta alla luce dell’evoluzione seguita alla guerra con l’Ucraina, solleva uno scenario discusso con attenzione negli ambienti di analisi strategica statunitensi. Un punto centrale riguarda la capacità di Mosca di mantenere e riorganizzare il proprio potenziale nel medio periodo: nonostante vincoli economici e demografici, la trasformazione delle forze e l’investimento in specifici settori continuano a incidere sul modo in cui potrebbero essere pianificate operazioni future, anche contro membri della Nato.

Russia e Nato: tempi possibili per un attacco su vasta scala

Secondo l’analista militare americano Micael Kofman, in una conferenza organizzata da Carnegie Endowement for International Peace, Mosca potrebbe percepire la propria capacità operativa come sufficiente per avviare un attacco contro un Paese della Nato già dopo cinque-sette anni dalla fine della guerra con l’Ucraina. La valutazione proposta distingue lo scenario di un’azione ampia da quello di un attacco più limitato, indicandolo come più significativo nello sviluppo di una minaccia complessiva.

Il ragionamento si collega alle modalità con cui la guerra in corso terminerà e a come saranno impiegate le forze russe lungo la linea di contatto che verrebbe poi congelata. Tali condizioni influenzano la capacità di mantenere prontezza e coordinamento nel tempo, in linea con le conclusioni riassunte nel paper di Foreign Affairs intitolato “The Next Russia Threat. Moscow’s Military Power After Ukraine”.

risorse, dimensioni delle forze e capacità di produzione: cosa cambia e cosa rimane

L’analisi parte dall’idea che la Russia possa non disporre, in prospettiva, di risorse economiche e demografiche sufficienti per sostenere le dimensioni attuali delle forze armate, stimate in 1,3 milioni di soldati. Il confronto proposto indica che Mosca non tornerebbe ai livelli precedenti al conflitto, attestati a 850 mila.

Pur registrando durante la guerra un degrado in diverse capacità, a partire da quelle di assalto, l’evoluzione descritta segnala un miglioramento in altri ambiti. Vengono citati elementi come precisione degli attacchi, tradizionale sostegno all’artiglieria e, più in generale, aggiornamenti maturati negli anni. A questi aspetti si aggiunge la capacità di produrre fino a 100 mila droni all’anno, fattore rilevante nel mantenimento della capacità operativa.

bilancio della difesa e sostenibilità: investimenti protetti e riduzione della prontezza

Le spese per la difesa di Mosca sono valutate come insostenibili. Kofman collega questa lettura non solo alla propria analisi, ma anche a quanto ritenuto dalla banca centrale e dal ministero delle Finanze a Mosca. Le cifre indicate parlano di un peso pari a circa il 40 per cento del bilancio e l’8-10 per cento del pil.

Nel quadro presentato, l’analista osserva che, pur essendo inferiore alle risorse destinate al comparto militare in epoca sovietica, in un periodo di pace, la spesa militare non sarebbe da sola la causa del collasso dell’Unione sovietica, contrariamente a conclusioni spesso diffuse. La richiesta implicita è quindi una riduzione della spesa, ma accompagnata da una selezione delle priorità.

investimenti non intaccati: forze strategiche e difesa aerea-missilistica

Secondo la ricostruzione offerta, la riduzione non colpirebbe automaticamente tutti i settori. Tra le voci indicate come non toccate figurano gli investimenti legati a forze strategiche e substrategiche, difesa aerea e missilistica, dimensioni delle forze di terra e capacità di colpire a lungo raggio. L’attenzione si sposta quindi sulla parte della struttura ritenuta più centrale per la proiezione e la sopravvivenza delle capacità militari.

prontezza operativa e addestramento: una forza “patchwork”

La variabile che verrebbe maggiormente ridotta, nel passaggio dopo la fine della guerra contro l’Ucraina, è la prontezza delle forze. Kofman descrive la futura architettura come una forza “patchwork”, con settori in forte aggiornamento e altri più arretrati. In tale quadro, la guerra in Ucraina viene richiamata come prova di come si manifestino differenze rilevanti, in particolare sul fronte dell’addestramento delle forze.

nucleare tattico, controllo degli armamenti e collaborazione con la Cina

Nel racconto proposto, la componente nucleare ha un ruolo qualificante: l’idea che la possibilità di un attacco con armi nucleari costituisca la spina dorsale della guerra è collegata alla minaccia di impiego di armi nucleari tattiche tra settembre e ottobre 2022, dopo la riconquista di territorio da parte delle forze di Kiev. Kofman richiama anche l’esistenza in Russia di un dibattito significativo sulle condizioni d’uso, sottolineando che i segni di quel confronto non sono destinati a scomparire.

Un ulteriore elemento indicato riguarda la fine del tradizionale regime di controllo degli armamenti: viene menzionata la chiusura del Nuovo Start. In base alla dinamica descritta, Paesi come la Gran Bretagna, che destinano al nucleare circa il 20-25 per cento del bilancio della difesa, stanno riflettendo su modifiche nelle cosiddette forze non strategiche o substrategiche.

collaborazione con la Cina: componenti e precursori

Tra i fattori cruciali della guerra con l’Ucraina viene citata la collaborazione con la Cina. Il contributo di Pechino viene descritto come sostegno allo sforzo di Mosca attraverso la fornitura di componenti e precursori cruciali per la Russia, oltre a un supporto all’economia. Lo scenario delineato considera che questo assetto possa non cambiare, perché l’attenzione cinese risulterebbe concentrata sul Pacifico e su una guerra con gli Stati Uniti, più che sulla Russia come nemico. In tale prospettiva, la Russia potrebbe continuare a contare su un alleato orientale considerato “scomodo”.

personalità citate

  • Micael Kofman
  • Vladimir Putin
Categorie: NewsPolitica

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