Riforma ets: più quote gratuite e meno vincoli per l’industria

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Riforma ets: più quote gratuite e meno vincoli per l’industria

Venerdì segnato da un confronto intenso sulla revisione dell’Emissions Trading System, il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione che continua a dividere i Paesi membri. La proposta collegata al piano d’azione per l’elettrificazione riaccende il dibattito: da un lato l’ipotesi di un indebolimento dell’impianto climatico, dall’altro l’idea di una maggiore flessibilità del sistema, con una diminuzione più graduale del tetto e delle quote disponibili, ma accompagnata da un impegno più vincolante delle imprese sul percorso di decarbonizzazione. Al centro della discussione emerge un orientamento che privilegia l’industria, soprattutto i settori più complessi da rendere low carbon, con particolare ascolto delle posizioni dei Paesi maggiormente sensibili alle esigenze produttive.

revisione ets e obiettivi europei: equilibrio tra azione climatica e industria

Il messaggio ufficiale è stato affidato alla conferenza stampa dal commissario europeo all’Ambiente, l’olandese Wopke Hoekstra, esponente del Partito popolare europeo. L’impostazione descrive l’obiettivo di sostenere i settori industriali considerati decisivi per l’economia europea, estendendo le quote di emissione gratuite anche dopo il 2030. In cambio viene richiesto un investimento aziendale nella decarbonizzazione in Europa, indicata come differenza sostanziale rispetto al passato.

Hoekstra precisa inoltre il significato delle quote: quota gratuita non significa denaro gratis. La condizione posta è che il 100% degli importi sia destinato agli investimenti europei per la decarbonizzazione. La criticità segnalata riguarda un punto già considerato una falla del sistema: aziende che incassano le quote gratuite e poi rivendono sul mercato, utilizzando le risorse in modo non coerente con gli obiettivi climatici.

quote gratuite e decarbonizzazione: impegni richiesti e rischi segnalati

Nel dibattito seguito alla presentazione, emergono valutazioni contrastanti. Da un lato la Commissione intende collegare la maggiore disponibilità di quote a un impegno concreto delle aziende. Dall’altro, i critici sostengono che la flessibilità possa tradursi in un vantaggio economico che rallenta gli investimenti e altera la concorrenza.

licenza per inquinare e concorrenza: il punto di vista dei Verdi/Ale

Il relatore ombra Bloss (Verdi/Ale) riassume la posizione con un giudizio netto: “Licenza per inquinare ancora più a lungo e a costi inferiori”. Secondo l’eurodeputato tedesco Michael Bloss, la proposta attribuirebbe alle industrie una possibilità di prolungare le emissioni a condizioni più convenienti. Nel commento si evidenzia anche un rischio sul fronte degli investimenti: la proposta, secondo Bloss, frenerebbe gli investimenti e metterebbe a rischio la concorrenza europea.

ets come pilastro della politica climatica: la posizione di Pierfrancesco Maran

Il presidente della commissione ENVI, Pierfrancesco Maran (Pd, S&D), concentra l’attenzione sul mantenimento dell’ETS come “pilastro” della politica climatica dell’Unione europea. La motivazione è legata al ruolo finanziario del sistema: viene richiamato che, dal 2013, l’ETS ha generato oltre 250 miliardi di euro, e che solo nel 2024 sono stati quasi 40 miliardi. Da qui l’esigenza che le entrate siano impiegate in modo trasparente e strategico per promuovere la decarbonizzazione e sostenere la competitività industriale, richiedendo un impegno chiaro da parte degli Stati membri.

pressioni tra Paesi e lettere a Bruxelles: Italia e altri Stati chiedono una riforma pro-industria

La proposta viene descritta come rispondente alle pressioni di alcuni Paesi, con l’Italia in posizione centrale insieme a Polonia e ad altri otto Stati. In precedenza questi Paesi avevano sollecitato una riforma giudicata più favorevole all’industria. Al tempo stesso, la prospettiva dei Paesi che sostengono una linea più vicina ai principi del Green Deal emerge in modo esplicito: Svezia, Finlandia e Spagna miravano a mantenere la direzione coerente con gli indirizzi climatici.

Nel quadro delle tensioni istituzionali viene citato l’intervento di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, con una valutazione critica: la norma, così com’è, fa chiudere l’industria primaria italiana. Viene indicata la necessità di benchmark per rendere l’industria competitiva a livello globale.

La complessità del negoziato è messa in evidenza anche dalle dinamiche interne al collegio dei commissari: la conferenza, inizialmente prevista alle 10.30, è slittata alle 12. In parallelo, nei giorni precedenti alla presentazione, sono arrivate lettere dai Paesi UE: a quella di Svezia e Finlandia, che chiedevano di non indebolire l’ETS, si affianca la missiva inviata da Italia, Polonia, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia. La richiesta comune è una riforma che non penalizzi l’industria europea e, in particolare, i settori definiti hard-to-abate, con una presenza significativa di tali comparti in Italia, Francia e Germania.

Le posizioni non risultano uniformi: viene segnalato che Francia abbia mantenuto una linea più vicina al Green Deal, in contrasto con la lobby industriale nazionale. Anche Spagna, a poche ore dal collegio dei commissari, avrebbe formalizzato con una lettera la richiesta di non arretrare rispetto ai principi essenziali del sistema.

tetto ETS più graduale: misure previste e effetti attesi

Le ragioni di attenzione verso la riforma si concentrano sulle modifiche alla traiettoria del sistema. Oggi, secondo la descrizione fornita, le aziende devono possedere quote per ogni tonnellata di CO2 emessa: se le emissioni risultano inferiori al livello consentito, le quote in eccesso possono essere vendute; se risultano superiori, è necessario acquistarne altre. Il meccanismo prevede inoltre una diminuzione del tetto nel tempo per incentivare la riduzione dell’inquinamento, elemento che alimenta le preoccupazioni dell’industria.

La revisione prospettata include una diminuzione del tetto più graduale: il fattore lineare di riduzione passerebbe dal 4,3 attuale (con aumento dal prossimo anno al 4,4%, in linea con l’obiettivo netto del 90% entro il 2040) al 3,7% tra il 2031 e il 2035, fino all’1,7% dal 2036. Nella stessa impostazione rientrerebbe anche un rallentamento della riduzione delle quote gratuite, misura indicata come più favorevole all’industria rispetto alle indiscrezioni circolate fino all’ultimo.

commissario Hoekstra e Confindustria: modernizzazione ets e giudizio sulle modifiche

Nel presentare la proposta, Hoekstra collega la revisione a un percorso di reindustrializzazione e indipendenza: modernizzazione e rafforzamento dell’ETS, con l’idea di un’accelerazione verso l’indipendenza. La priorità dichiarata rimane la necessità di intervenire in modo diverso per affrontare i problemi dell’industria europea, considerata centrale anche se l’ETS viene descritto come importante.

Subito dopo l’annuncio emerge la reazione di Confindustria. Il vicepresidente per l’autonomia strategica europea, piano Mattei e politiche per la competitività, Antonio Gozzi, esprime un giudizio di insufficienza: viene riconosciuto il ruolo dei vicepresidenti Raffaele Fitto e Stéphane Séjourné nel sostenere una revisione giudicata più pragmatica. Secondo Gozzi, la Direzione Generale Clima avrebbe ammesso la necessità di rivedere alcuni pilastri del sistema, tra cui numero delle quote, benchmark, Lrf e Msr. Il punto critico resta sulle modifiche proposte: restano del tutto insufficienti e sarebbero ispirate a una logica considerata inadeguata. Viene indicato inoltre un riferimento temporale: oggi è il 17-07-2026.

Personaggi e rappresentanti citati

  • Wopke Hoekstra
  • Antonio Gozzi
  • Michael Bloss
  • Pierfrancesco Maran
  • Emanuele Orsini
  • Raffaele Fitto
  • Stéphane Séjourné
La Commissione ridisegna il sistema delle quote di emissione a misura di industria. E cede alle pressioni di Italia (e altri Paesi) e delle lobby

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