Usa e Arabia Saudita firmano l’accordo sul nucleare civile
Gli Stati Uniti intensificano il confronto sulla sicurezza nucleare nel Medio Oriente e, mentre ribadiscono l’esigenza di impedire all’Iran di sviluppare capacità nucleari potenzialmente militari, aprono un nuovo capitolo nei rapporti con l’Arabia Saudita. L’intesa firmata tra Washington e Riad avvia un percorso che potrebbe rendere possibile, sul territorio saudita, la realizzazione di un impianto legato all’arricchimento dell’uranio, con effetti politici immediati e ricadute sul dibattito internazionale sulla non proliferazione.
accordo nucleare civile Usa-Regno: prospettive per l’Arabia saudita
Il governo israeliano ha ricevuto l’iniziativa con sorpresa, mentre la firma dell’accordo di cooperazione sul nucleare civile ha incrementato la pressione su Benjamin Netanyahu, descritto come sempre più marginale rispetto ai piani delineati dall’amministrazione Trump per la regione.
Il punto centrale dell’intesa riguarda la possibile apertura alla realizzazione di un impianto di arricchimento dell’uranio in Arabia Saudita. La questione non è nuova: Riad da anni mira a ottenere accesso alla tecnologia nucleare, ma finora senza successo sul fronte del via libera americano.
nuovi equilibri rispetto alle condizioni poste in passato
Nel periodo dell’amministrazione Biden, l’idea di un accordo era considerata percorribile a condizione che l’Arabia Saudita normalizzasse i rapporti con Israele. Questa condizione non si è concretizzata. Le indiscrezioni sull’intesa attuale indicano che l’accordo promosso da Trump non includerebbe una clausola simile, mentre il presidente risulta impegnato da tempo a sollecitare Riad verso l’adesione agli accordi di Abramo.
123 agreement: durata, revisione del congresso e vantaggi per le aziende Usa
L’intesa, definita “123 agreement”, si inserisce nel quadro giuridico previsto dalla legge statunitense per permettere la cooperazione nucleare civile e l’export di tecnologia dagli Stati Uniti. La firma è avvenuta tra il segretario all’Energia Chris Wright e il ministro saudita dell’Energia Abdulaziz bin Salman.
Secondo quanto indicato, l’accordo dovrà essere esaminato dal Congresso e avrebbe una durata prevista di trent’anni.
ruolo centrale delle imprese statunitensi
Il dipartimento dell’Energia degli Usa sostiene che l’accordo offra “ampio accesso alle aziende statunitensi” nell’ambito del programma nucleare saudita, con benefici per industria americana, lavoratori e catene di approvvigionamento. Nello stesso tempo, l’intesa sarebbe pensata per consolidare il vantaggio competitivo degli Stati Uniti nelle tecnologie nucleari civili.
Nel merito operativo, l’intesa prevede che le aziende americane abbiano un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari in Arabia Saudita, escludendo di fatto concorrenti esteri, citati esplicitamente come Russia e Cina. Tra le motivazioni attribuite all’impostazione dell’accordo emerge anche l’obiettivo di isolare Mosca e Pechino, che avrebbero manifestato interesse per un’intesa.
percorso tecnologico: programma civile e valutazione successiva dell’arricchimento
Il piano prevede una fase iniziale dedicata allo sviluppo di un programma nucleare civile. Successivamente, dopo l’esecuzione di uno studio di fattibilità, si potrà procedere con l’arricchimento dell’uranio solo se la scelta risulterà giustificata.
La tecnologia di arricchimento è impiegata per produrre il combustibile delle centrali nucleari. Al tempo stesso, è definita “dual use”, perché, se portata a livelli più elevati, potrebbe essere impiegata anche per ottenere materiale fissile utilizzabile per un’arma atomica. Per questo, gli Stati Uniti hanno storicamente cercato di scoraggiare i partner dall’acquisire capacità autonome di arricchimento.
esempio degli emirati arabi uniti e rinunce esplicite
Un riferimento ricorrente è l’accordo con gli Emirati Arabi Uniti del 2009, nel quale Washington e Abu Dhabi convennero una rinuncia esplicita a arricchimento e riprocessamento del combustibile esaurito.
additional protocol Aiea escluso: reazioni e risposta dell’amministrazione trump
Secondo Associated Press, il nuovo accordo con Riad non includerebbe l’Additional Protocol dell’Aiea, ossia il protocollo che consente ispezioni e verifiche più approfondite rispetto agli obblighi standard di salvaguardia.
Questa impostazione avrebbe già generato critiche tra gli esperti di non proliferazione. L’amministrazione Trump respinge le preoccupazioni: Chris Wright ha assicurato che l’intesa rispetta i “più elevati standard” di sicurezza nucleare e di non proliferazione, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che gli Stati Uniti non firmeranno alcun accordo che comporti un rischio di proliferazione.
momento politico delicato: iran, accuse di doppio standard e reazioni russe
La scelta arriva in un periodo giudicato particolarmente delicato. Washington ha infatti giustificato gli attacchi contro l’Iran richiamando la necessità di impedire a Teheran di acquisire capacità nucleari convertibili a fini militari. In questo contesto, l’apertura verso Riad viene esposta ad accuse di doppio standard, anche perché l’Arabia Saudita è indicata come uno dei principali alleati nella regione, mentre l’Iran è considerato un avversario strategico.
commento di Serghei Lavrov sull’arricchimento autorizzato
Dal fronte russo arriva una contestazione netta. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha dichiarato che è stato annunciato, con una formulazione definita “alquanto strana”, che gli Stati Uniti avrebbero autorizzato l’Arabia Saudita ad arricchire l’uranio. Secondo Lavrov, un’autorizzazione non sarebbe necessaria: l’arricchimento dell’uranio a fini pacifici costituirebbe un diritto di ogni Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare.
Lavrov ha anche aggiunto che si diffonde l’idea per cui solo le armi nucleari possano garantire, per quanto possibile, libertà e indipendenza, presentando tale dinamica come conseguenza delle azioni considerate aggressive poste in atto da Stati Uniti e alcuni alleati nella politica globale, con l’obiettivo di mantenere un dominio.
personalità coinvolte nell’intesa
- Chris Wright
- Abdulaziz bin Salman
- Marco Rubio
- Benjamin Netanyahu
- Serghei Lavrov
