Ponte Morandi, attesa sentenza per i 43 morti di Genova

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Ponte Morandi, attesa sentenza per i 43 morti di Genova

A Genova, a distanza di otto anni dal crollo del Ponte Morandi, il Tribunale si avvicina all’emissione della sentenza di primo grado. Il processo ruota attorno alle responsabilità collegate alla manutenzione dell’infrastruttura, alle verifiche svolte dagli organismi competenti e alle decisioni maturate nella gestione della concessionaria autostradale. Nella giornata attesa per il verdetto, la Procura ha sostenuto la tesi secondo cui il crollo sarebbe stato determinato dalla rottura di uno degli stralli, avvenuta per effetto della corrosione.

processo ponte morandi: imputati, vittime e calendario del dibattimento

Per il crollo del ponte, costato la vita a 43 vittime, la Procura di Genova ha incriminato 59 imputati. Durante il dibattimento, due imputati sono deceduti. La difesa è stata affidata a 67 avvocati.

Il procedimento ha registrato numeri che lo rendono tra i più complessi: 284 udienze dibattimentali e 33 preliminari; 282 testimoni ascoltati; 332 faldoni di indagine; 60 terabyte di materiale gestiti e analizzati dalla Guardia di Finanza con un software dedicato per l’analisi di big data. Le trascrizioni ammontano a 24.213 pagine, mentre i capi di imputazione risultano 112, riassunti in un decreto di 1.479 pagine.

ponte morandi: chi è sotto accusa e quali responsabilità vengono contestate

Al centro delle contestazioni si colloca la cosiddetta linea di comando della concessionaria Autostrade per l’Italia (Aspi), per anni riferimento operativo del settore, con la precisazione che l’azienda ha successivamente cambiato proprietà e management. Tra gli imputati figura l’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci.

Le accuse riguardano anche tecnici e figure interne al sistema degli incarichi di manutenzione, con riferimento alla società Spea, incaricata delle attività manutentive e controllata a sua volta da Aspi. Nel capo di imputazione rientrano inoltre dirigenti del Ministero delle Infrastrutture, rispetto ai quali la Procura muove l’accusa di mancata vigilanza.

rottura dello strallo e corrosione: la ricostruzione della procura

Secondo l’impostazione accusatoria, il crollo sarebbe avvenuto a causa della rottura di uno degli stralli, ossia dei tiranti diagonali che sostenevano la struttura. La causa indicata è la corrosione che avrebbe compromesso l’elemento determinante.

manutenzioni e politiche societarie: il punto centrale delle contestazioni

Il fulcro della contestazione riguarda le mancate manutenzioni dell’infrastruttura, presentate come conseguenza di politiche societarie orientate al profitto. In quest’ottica, la Procura collega le decisioni organizzative e gestionali alla possibilità di prevenire o contenere il degrado rilevante per la sicurezza del ponte.

Gli avvocati degli imputati, invece, contrastano l’impianto accusatorio sostenendo la presenza di un vizio occulto dell’opera, una caratteristica non conosciuta e descritta come impossibile da prevedere.

richieste di condanna nei confronti degli imputati: pene e massimi numeri di riferimento

I pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi (subentrato a Massimo Terrile, deceduto durante il dibattimento) hanno chiesto pene per complessive oltre 400 anni di carcere.

La richiesta di pena più elevata riguarda Giovanni Castellucci, con 18 anni e 6 mesi, seguita da Michele Donferri Mitelli con 15 anni e da Gabriele Camomilla con 14 anni.

La Procura ha inoltre richiesto 13 anni per Mauro Malgarini, Emanuele De Angelis e Maurizio Ceneri. Restano le altre richieste, con 12 anni per Riccardo Mollo, Paolo Berti, Fulvio Di Taddeo e Marco Vezil. Per i dirigenti ministeriali la pena più alta richiesta è di 10 anni per Mauro Coletta, indicato come storico capo della Dgvca.

allarmi, manutenzioni e mancati interventi: la sequenza ricostruita sul Ponte Morandi

Il crollo del Ponte Morandi avvenne alle 11.36 del 14 agosto 2018. Nella ricostruzione della vicenda, il disastro sarebbe collegato a una lunga serie di allarmi considerati non sufficientemente gestiti.

avvisi iniziali dopo l’inaugurazione e segnali dal 1967 al 1981

Secondo quanto emerge, i primi avvertimenti furono lanciati a pochi anni dall’inaugurazione del ponte nel 1967. Gli allarmi vennero riferiti prima da Spea, poi dallo stesso progettista Riccardo Morandi nel 1979 e ancora nel 1981. Nel quadro delineato, Morandi avrebbe segnalato che il viadotto era un “gigante fragile”, soggetto a un degrado imprevisto e bisognoso di particolare cura.

La difficoltà di monitoraggio veniva attribuita alla presenza di elementi strutturali, in particolare i tiranti in metallo, “affogati” in un sarcofago di cemento precompresso.

anni novanta: ristrutturazione parziale e terza struttura risparmiata

Negli anni Novanta, la società Autostrade ristrutturò due delle tre strutture strallate, indicate come bisognose di interventi straordinari a causa di un pessimo stato di corrosione dei cavi primari. La terza struttura, per come ricostruito, sarebbe stata invece risparmiata e, nei successivi trent’anni, non avrebbe subito interventi ulteriori; secondo l’impostazione della Procura, non sarebbero stati effettuati nemmeno controlli straordinari.

catalogo del rischio e lavori rinviati: il 2013 e la gestione successiva

Nel 2013 la stessa Autostrade per l’Italia avrebbe messo per iscritto i rischi legati al ponte, indicando il Ponte Morandi come unica infrastruttura citata nel catalogo interno del rischio catastrofale con la dicitura: “A rischio crollo per ritardate manutenzioni”. Nel tempo, secondo la lettura accusatoria, tale rischio sarebbe stato attenuato solo sulla carta, con lavori rinviati fino al momento in cui sarebbe divenuto troppo tardi.

costi delle manutenzioni e differenze tra gestione pubblica e privatizzazione

La ricostruzione economica è basata su dati relativi alle manutenzioni. Nella gestione pubblica, il Ponte Morandi avrebbe comportato 1,3 milioni di euro l’anno in manutenzioni straordinarie. Dopo la privatizzazione e la gestione del gruppo guidato dalla famiglia Benetton, la cifra sarebbe scesa a 24 mila euro l’anno.

Il confronto, così come riportato nell’impostazione della Procura, porterebbe a una quota di interventi: 98% delle manutenzioni svolto dal concessionario pubblico e 2% dal privato. La contestazione lega tali dati alla presenza di un controllore pubblico giudicato assente e subordinato allo strapotere della società privata. Le difese degli imputati, invece, attribuiscono il crollo a un presunto difetto progettuale e di costruzione, presentato come tenuto nascosto alla concessionaria privata e impossibile da prevedere in base alle tesi prospettate.

sentenza attesa a genova e conferenza stampa dei familiari delle vittime

La sentenza di primo grado è attesa nel pomeriggio della giornata. A seguire, alle 18, è stata convocata una conferenza stampa dei familiari delle vittime.

persone citate nel procedimento e nelle richieste della procura:

  • Giovanni Castellucci
  • Michele Donferri Mitelli
  • Gabriele Camomilla
  • Mauro Malgarini
  • Emanuele De Angelis
  • Maurizio Ceneri
  • Riccardo Mollo
  • Paolo Berti
  • Fulvio Di Taddeo
  • Marco Vezil
  • Mauro Coletta
  • Walter Cotugno
  • Marco Airoldi
  • Massimo Terrile
  • Riccardo Morandi
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Categorie: Cronaca

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