Opposizioni credibili ribaltare trent anni di liberismo pensionistico
La credibilità di una proposta politica legata al tema pensioni passa da un passaggio cruciale: rendere trasparente la distinzione tra previdenza e assistenza. Quando questi due ambiti vengono trattati come se fossero sovrapponibili, i confronti sui numeri si trasformano con facilità in narrazioni parziali. La questione centrale diventa quindi come si definisce la spesa pensionistica, quali voci si includono e con quale criterio si misurano gli effetti sul bilancio pubblico.
campo largo e operazione verità: separare previdenza e assistenza
Per rendere il sistema pensionistico più leggibile viene proposta un’operazione verità: separare assistenza e previdenza. La discriminante indicata riguarda il contenuto del trattamento. È definita previdenza la parte collegata alle pensioni derivanti dai contributi versati da lavoratori e aziende, pubbliche e private. È definita assistenza ciò che deve essere coperto dalla fiscalità generale, secondo quanto previsto dalla legge.
Accanto alla distinzione tra le due componenti, viene indicato anche il criterio di misurazione della spesa: la spesa pensionistica dovrebbe essere conteggiata al netto dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali.
finanziamento a ripartizione e patto tra generazioni
Il sistema viene descritto come a ripartizione, fondato sulla continuità del patto tra generazioni. In tale impostazione, le generazioni attuali finanziano le pensioni di quelle passate con l’aspettativa che le generazioni future finanzieranno le proprie. Il presupposto della tenuta del sistema viene collegato al fatto che non dovrebbe essere gravato da oneri impropri.
numeri inps 2024: contributi, pensioni e avanzo
Per valutare il peso della componente previdenziale vengono richiamati i dati del bilancio Inps 2024. I contributi previdenziali risultano pari a 284 miliardi. In corrispondenza, le pensioni indicate come previdenziali ammontano a 256 miliardi, con un avanzo stimato in 27 miliardi.
Viene poi considerato un ulteriore elemento: la restituzione da parte dei pensionati di una quota delle pensioni ricevute tramite Irpef e addizionali, pari a 71 miliardi. Da qui la conclusione indicata nel testo: il sistema previdenziale viene descritto come contributore netto alle finanze pubbliche, per 98 miliardi.
Sull’incidenza della spesa pensionistica sul pil, vengono riportate percentuali distinte per l’agevolazione lorda e netta: 11,71% per le pensioni lorde e 8,47% per le pensioni nette. Lo stesso ordine di grandezza è associato anche ad Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali.
osservatorio conti pubblici ocpi: misura basata sull’età anagrafica
Di segno diverso viene presentata l’impostazione dell’Osservatorio dei Conti Pubblici (OCPI) diretto da Cottarelli. In questa lettura, la spesa pensionistica non sarebbe correlata direttamente ai contributi versati. Il criterio adottato fa riferimento ai criteri internazionali Ageing Report, secondo cui la spesa pensionistica include quella relativa a chi ha superato la soglia anagrafica di pensionamento, sia di vecchiaia sia per anticipate e superstiti.
Per l’Italia viene indicata una soglia pari a 67 anni. La differenza rispetto alla sola componente previdenziale viene quantificata come relativamente contenuta sul piano dell’ordine di grandezza: la quota complessiva considerata dall’OCPI è stimata in 339 miliardi, con una distanza minima rispetto alla cifra assunta per la componente solo previdenziale.
confronti internazionali e fiscalità: i limiti del metodo ocpi secondo la fonte
La motivazione della scelta OCPI viene collegata alla volontà di mantenere confronti omogenei a livello internazionale. Nel testo, però, viene sostenuto che l’impostazione trascura differenze decisive tra Paesi: vengono richiamati diversi sistemi fiscali, diverse età pensionabili e regole contributive differenti, oltre a trattamenti pensionistici non comparabili in modo diretto.
Attraverso le convenzioni richiamate, viene indicata un’incidenza della spesa pensionistica italiana sul pil pari a 15,4%. Per la quota netta, la percentuale viene descritta come sottostimata a causa di una Irpef calcolata su base parametrica e non effettiva. In questa ricostruzione, l’incidenza netta risulterebbe 12,18%, mentre per la Germania la cifra riportata è 10,2%.
La comparazione viene ulteriormente contestualizzata con due elementi: la bassa fiscalità sulle pensioni in Germania e pensioni medie considerate più basse rispetto all’Italia, associate a una contribuzione indicata come 18% contro il 33% dell’Italia.
critica alla narrazione liberista: complessità del sistema e limiti dei raffronti
Nel testo viene affermato che il mainstream liberista ragiona secondo lo schema attribuito a Cottarelli. Su questa base, viene sostenuto che per 30 anni il sistema pensionistico pubblico sarebbe stato massacrato e demonizzato. La critica si collega anche a un’asserita inefficacia del sistema privato.
Viene anche individuato un errore attribuibile a OCPI: la definizione del perimetro del sistema pensionistico sarebbe troppo ampia, impedendo di valutare in modo separato le singole componenti. In più, viene richiamato un tema di contabilità: la contabilità pubblica viene descritta come orientata a compartimenti stagni, senza correlare costi e ricavi.
Per rendere l’idea viene utilizzata un’analogia: un amministratore delegato che definisse catastrofico un prodotto con una margine positivo verrebbe considerato inadeguato. L’argomento intende evidenziare che, se a fronte di una spesa di 256 miliardi esiste un margine di contribuzione positivo indicato nel testo come pari al 38%, cioè 98 miliardi, il giudizio dovrebbe tenere conto del quadro economico complessivo.
previdenza pubblica: demolizione considerata insensata
La conclusione presentata è netta: la demolizione della previdenza pubblica viene definita insensata e criminale. Viene indicata la necessità di riformare 30 anni di ideologia liberista. Seguire “i Cottarelli di turno”, secondo la ricostruzione esposta, avrebbe portato a un peggioramento del Paese e delle sue finanze.
Personaggi e riferimenti citati:
- Pietro Francesco Maria de Sarlo
- Alberto Brambilla
- Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali
- Cottarelli
