Fame nel mondo basterebbero le briciole della spesa militare

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Fame nel mondo basterebbero le briciole della spesa militare

La fame nel mondo continua a rappresentare una delle emergenze più pressanti, con numeri che restano elevati anche dopo anni di iniziative umanitarie. Nel commentare il nuovo Rapporto SOFI pubblicato da cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite, Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame, evidenzia un legame strutturale tra conflitti, malnutrizione e assenza di accesso al cibo. Al centro del quadro emerge la richiesta di agire sulle cause che alimentano la crisi, indicando nelle guerre uno dei fattori determinanti.

rapporto sofi: 645 milioni senza cibo nel 2025

Secondo quanto riportato nel Rapporto SOFI, nel 2025 risultano ancora 645 milioni di persone che soffrono la fame. Questo dato corrisponde al 7,8% della popolazione mondiale. Accanto a questa condizione, il quadro include anche l’insicurezza alimentare: 2,1 miliardi di persone si trovano in stato di insicurezza alimentare da moderata a grave.

Simone Garroni sottolinea che la priorità per affrontare la fame nel mondo sarebbe una misura di fondo: cessare le guerre, definite come una causa strutturale della crisi alimentare. L’analisi proposta collega inoltre l’impatto delle scelte di bilancio alla disponibilità di risorse per la nutrizione, evidenziando che gli investimenti in armi sottraggono capacità finanziarie alla lotta contro la malnutrizione.

conflitti e investimenti in armi come fattori strutturali

Nel commento di Garroni emerge un nesso diretto tra le aree in guerra e la persistenza di crisi alimentari. Viene indicato che i paesi con crisi alimentari gravi sono quelli in situazioni di conflitto, mentre i flussi di finanziamento verso il settore militare riducono le disponibilità per interventi di assistenza e nutrizione. Viene inoltre richiamato un rapporto tra spesa globale per le armi e la possibilità di contrastare la fame tramite un’azione sufficiente a bloccarne la crescita.

tagli agli aiuti: effetti immediati sulla sopravvivenza

Il tema dei tagli ai programmi umanitari viene collegato alla dinamica della fame con conseguenze descritte come rapide e concrete. Garroni richiama il contesto politico-finanziario ricordando che il governo Trump avrebbe effettuato tagli quasi completi ai fondi USAID. Parallelamente, viene segnalato che numerosi governi occidentali stanno riducendo i fondi destinati alla cooperazione umanitaria e allo sviluppo.

Secondo quanto riportato, The Lancet stima che, qualora tali riduzioni dovessero proseguire, al 2030 siano previsti 14 milioni in più di morti legate a fame e malnutrizione.

riduzione degli interventi in paesi in crisi

Il commento lega l’impatto dei tagli alle esperienze operative: vengono citati casi in cui gli interventi sono stati ridotti in diverse realtà, con particolare riferimento alla Repubblica del Congo e alla Somalia. La conseguenza evidenziata riguarda soprattutto la capacità di sopravvivenza dei bambini malnutriti, oltre a un rallentamento della possibilità di sviluppare resilienza rispetto agli shock a cui sono esposte le popolazioni.

Viene inoltre indicato che il dispiegamento dei tagli sarebbe destinato a crescere ulteriormente nel 2026 e nel 2027.

priorità indicate: cessare le guerre e preservare le risorse umanitarie

Nella prospettiva delineata, la lotta alla fame non viene presentata come un singolo intervento settoriale, ma come un percorso che richiede misure capaci di ridurre le cause della crisi. La cessazione dei conflitti viene indicata come prima grande azione, mentre il mantenimento e l’adeguatezza degli investimenti per la nutrizione e l’assistenza vengono descritti come elementi essenziali per limitare l’impatto immediato sulle persone più vulnerabili.

Il quadro sintetizza quindi due passaggi chiave: ridurre la componente di distruzione e instabilità legata alle guerre e contrastare la diminuzione delle risorse disponibili per interventi umanitari, con l’obiettivo di contenere la fame e la malnutrizione nel tempo.

personalità citate

  • Simone Garroni
  • Azione Contro la Fame
  • SOFI
  • The Lancet
  • USAID
  • Nazioni Unite
“Per fermare la fame nel mondo basta meno di un decimo della spesa in armi. E anche in Italia una persona su dieci soffre di insicurezza alimentare”

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