Mancini a filorosso: identificato collega in pensione
La puntata di Filorosso, su Rai 3 e condotta da Antonino Monteleone con Adele Grossi, ha riportato al centro il tema del rischio di infiltrazioni dei servizi segreti russi in Italia. In studio è intervenuto Marco Mancini, ex agente segreto ed ex dirigente del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), che per la prima volta ha raccontato pubblicamente alcuni elementi della propria vicenda professionale e del suo punto di vista sulla persistenza delle attività di intelligence.
filorosso e il racconto di marco mancini: servizio, giuramento e cambiamenti personali
Mancini ha aperto la conversazione richiamando una serie di circostanze legate alla propria identità operativa: “Io sono stato identificato da un collega in pensione”, poi l’esigenza di cambiare abitazione, con la conseguente necessità di vendere un’auto e di cambiare residenza. Il racconto ha riguardato la fase successiva all’esposizione della sua figura e l’impatto pratico di tale identificazione.
L’ex agente segreto ha poi collegato la propria storia al senso del giuramento: il giuramento alla Patria e alla bandiera, secondo la sua impostazione, non si esaurisce con il pensionamento. Mancini ha descritto il giuramento come “perenne”, sottolineando che, per chi ha giurato, l’impegno resta una forma di onore nella difesa del Paese.
infiltrazioni russe in italia: marco mancini cita la forza dell’intelligence e precedenti giudiziari
Secondo Mancini, da anni l’Italia rappresenta un obiettivo rilevante per attività di ricerca e azione dell’intelligence russa. A suo avviso, un ruolo centrale continuerebbe a essere coperto da un servizio indicato come CRU, da lui richiamato anche per l’osservazione che l’acronimo non avrebbe cambiato denominazione nel tempo.
Per sostenere la lettura del fenomeno, Mancini ha richiamato episodi concreti e la dimensione europea del problema. Ha indicato che chi non percepisce la presenza di penetrazione dei servizi russi in Italia e in Europa non considererebbe l’evidenza.
spionaggio e condanne: il caso di walter biot
Tra gli esempi citati, Mancini ha ricordato la condanna di Walter Biot, tenente colonnello di Marina, raggiunto da una sentenza a circa 50 anni di carcere per spionaggio. L’ex dirigente del DIS ha riferito che Biot avrebbe ceduto notizie segrete e materiali criptati e che il ROS dei Carabinieri avrebbe operato cogliendo la condotta in fragranza di reato, portando all’arresto e alla prosecuzione giudiziaria.
penetrazione in europa: procedimenti penali in germania e austria secondo mancini
Mancini ha dichiarato di condividere l’allarme del ministro della difesa Guido Crosetto. Ha spiegato che, pur escludendo scenari “spettacolari” come un’avanzata verso Trieste, esisterebbe già una penetrazione da parte dell’intelligence russa. L’attenzione si concentra, secondo la sua lettura, sulla dimensione operativa e sul reclutamento.
Nel suo intervento, ha indicato fatti circostanziati che sarebbero emersi in Germania e Austria, dove sarebbero stati avviati procedimenti penali nei confronti di persone che avrebbero venduto informazioni. Mancini ha inoltre affermato che soggetti appartenenti all’intelligence si sarebbero venduti e reclutati dai servizi russi.
strategie di contrasto: controspionaggio offensivo, metodi tradizionali e interpretazione umana
Per rafforzare la risposta al rischio, Mancini ha sostenuto la necessità di tornare ai metodi tradizionali. Il punto centrale, secondo la sua impostazione, consiste nel capire dove sono le sensibilità, rafforzare il controspionaggio offensivo e impostare una prevenzione che non segua soltanto gli eventi dopo che hanno prodotto conseguenze.
Ha collegato la prospettiva al ruolo svolto nel Sismi, affermando che con questo approccio sarebbe stato sventato l’“11 settembre italiano” a Beirut. Mancini ha poi sintetizzato la logica operativa: il controspionaggio previene il crimine, mentre la capacità di inseguire soltanto ciò che è già accaduto avrebbe come limite il dover intervenire “dietro i cadaveri”.
tecnologia e lettura dei segnali: il ruolo dell’uomo
Secondo Mancini, la tecnologia resta importantissima, ma da sola non sarebbe sufficiente. Ha affermato che interpretare è essenziale: leggere tra le righe e tra gli spazi bianchi non comporterebbe un contenuto già scritto in modo automatico. In chiusura del passaggio, ha ribadito che la tecnologia non interpreta e che l’interpretazione spetta all’uomo.
sigfrido ran...u...cci e risposta in studio: nessun commento da marco mancini
All’apertura della puntata, Mancini è stato sollecitato da Antonino Monteleone su una vicenda legata a Sigfrido Ranucci. L’interessato non ha voluto commentare, spiegando: “io non ho nessun conto in sospeso con nessuno”.
voci principali presenti in trasmissione
- Marco Mancini
- Antonino Monteleone
- Adele Grossi
- Guido Crosetto
- Sigfrido Ranucci
- Walter Biot
