Lupara bianca di tano u curtu hydra, nicastro e il clan dei pentiti: nuova pista in arrivo

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Lupara bianca di tano u curtu hydra, nicastro e il clan dei pentiti: nuova pista in arrivo

Un nuovo quadro investigativo sta emergendo nell’ambito di Hydra, con una rete di relazioni mafiose che coinvolge collaboratori di giustizia, gruppi operativi lombardi e famiglie siciliane. L’indagine, secondo quanto ricostruito, mette in luce dinamiche inedite: persone già “pentite” che rientrano in circuiti criminali, costruendo di fatto un clan e intrecciando interessi tra territori e organizzazioni diverse. Le ricostruzioni riguardano in particolare la Lombardia, tra Busto Arsizio e Legnano, dove unioni e passaggi di ruolo vengono collegati anche a episodi di lupara bianca.

hydra e il “clan dei pentiti” in lombardia

Nel procedimento risultano elementi che, secondo i pm, descrivono una correlazione tra un “clan dei pentiti” e la famiglia gelese dei Nicastro. La stessa famiglia sarebbe associata, sempre secondo l’accusa, al clan Rinzivillo e ai Madonia. A questo intreccio viene collegato anche un omicidio con modalità riconducibili alla lupara bianca.

La principale chiave narrativa viene attribuita a William Cerbo, indicato come Scarface, descritto come braccio finanziario dei Mazzei e figura di punta del Consorzio di mafie. Nel materiale di indagine Cerbo risulta collaboratore di giustizia considerato attendibile dalla direzione distrettuale antimafia di milano.

la testimonianza di william cerbo davanti ai magistrati

Secondo le parole attribuite a Cerbo in un verbale recente, viene delineata la figura di Giocattolo come autore o comunque parte di un contesto riferito a omicidi. Cerbo lo descrive come spietato killer del clan Cappello, indicandolo come presente a Busto Arsizio e inquadrandolo nel ruolo di collaboratore di giustizia. Nel racconto, l’idea centrale è che dietro quella compagine vi fosse un ulteriore livello di collegamenti, con un collaboratore dietro al collaboratore e con timore legato a un gruppo definito come “dei pentiti”.

Le ricostruzioni includono anche l’osservazione che “a Milano” si sarebbe formato un gruppo autonomo capace di fare paura, secondo la formulazione riportata nelle dichiarazioni. Cerbo qualifica inoltre l’ambiente come connesso a episodi di violenza e a un presunto coordinamento con i Nicastro.

gaetano cantarella e i collegamenti con i nicastro

Nel quadro descritto emerge il nome di Gaetano Cantarella, indicato come Tano U Curtu. Cerbo lo richiama come “zio” nell’ambito delle dinamiche raccontate e lo colloca come referente lombardo del clan Mazzei di Catania. Cantarella risulta anche indicato tra gli artefici della costituzione del Consorzio di mafie, insieme a Giancarlo Vestiti e a Gioacchino Amico, fiduciari con riferimenti in terra lombarda e collegati a un clan romano legato a Michele Senese.

giocattolo, fabio nicastro e la figura di “lupara bianca”

Nel racconto, Giocattolo viene identificato come G.P., descritto come killer del clan Cappello originario di Catania. Nel medesimo contesto viene indicato che, accanto a lui, tra i soggetti chiamati in causa rientri anche Fabio Nicastro, fratello di Dario, indicato come ex collaboratore e considerato parte del “gruppo dei pentiti”. Cerbo specifica inoltre la presenza di un fedelissimo, Saro Bonvissuto.

Fabio Nicastro risulta avere un precedente per omicidio, collegato a un’altra lupara bianca. L’episodio, rimasto occultato per oltre tre anni, viene fatto coincidere con il rinvenimento del corpo di Salvatore D’Aleo in un’area boschiva a Vizzola Ticino, nei pressi di Busto Arsizio. D’Aleo sarebbe stato prima accoltellato e poi ucciso con colpi di pistola. Nel racconto, D’Aleo era considerato un uomo del clan dei gelesi, composto da Nicastro e Saro Vizzini; la decisione di pentirsi avrebbe portato al ritrovamento del cadavere.

Le ricostruzioni spiegano anche il movente: D’Aleo sarebbe stato eliminato perché “si era messo in proprio” e avrebbe effettuato estorsioni usando il nome del clan. Dopo il ritrovamento del cadavere e gli arresti, Fabio Nicastro avrebbe deciso di collaborare, anche se “non per molto”.

stato delle contestazioni: nicastro e bonvissuto

Le dichiarazioni attribuite a Cerbo includono una qualificazione di pericolosità: i Nicastro vengono descritti come persone che “sparano”, con riferimento specifico a Fabio Nicastro indicato come killer. Viene anche chiarito che i verbali di Cerbo sono al vaglio degli inquirenti. Allo stato, i fratelli Nicastro e Saro Bonvissuto, pur imputati per mafia nel processo Hydra, non risultano indagati per l’omicidio di Tano U Curtu.

scomparsa di “tano u curtù” e percorsi tra catania e lombardia

La ricostruzione richiama l’inverno del 2020. Il 1° febbraio Cantarella lascia il territorio di Legnano per scendere a Catania. Da quel momento la sua presenza sul territorio sarebbe cessata: per gli inquirenti la sua sparizione rientra in un’ipotesi di lupara bianca. Il racconto prosegue indicando che Cantarella, dopo aver raggiunto la zona di Catania, si sarebbe spostato nel territorio di Caltanissetta per poi “svanire”.

Nel quadro accusatorio risulta che a comandare sarebbero stati i Madonia, collegati al clan Rinzivillo. A loro volta, per l’accusa, i gelesi di Busto Arsizio sarebbero riconducibili prima a Saro Vizzini e poi ai Nicastro, con la precisazione che anche qui i Nicastro non sarebbero indagati per l’omicidio di Cantarella. All’interno della storia di Hydra, la lupara bianca attribuita a Tano U Curtu viene presentata come uno snodo decisivo per far emergere e comprendere un’unione mafiosa capace, secondo quanto riportato, di inquinare l’economia legale della Lombardia e non solo.

recupero crediti, coalizione e mancata consegna dei soldi

Nel racconto di Cerbo, la scomparsa di Cantarella viene collegata ai soldi che, secondo le dichiarazioni riportate, “si sarebbe mangiato”. La questione riguarda un’attività di recupero crediti. In base a regole mafiose indicate nel materiale, chi ha un pentito in famiglia non può svolgere tale attività; in ogni caso, dagli atti dell’indagine emergerebbe che i Nicastro risultavano creditori di circa 250.000 euro nei confronti di un gruppo di calabresi anch’esso interno al Consorzio.

La dinamica finanziaria sarebbe poi evoluta verso una riduzione del debito, che verrebbe indicato scendere a 100.000 euro. Resta il punto centrale: il recupero di quei soldi avrebbe dovuto avvenire comunque. In questo scenario, secondo Cerbo, i Nicastro avrebbero incaricato Cantarella.

l’incarico a tano cantarella e la gestione delle somme

Le parole attribuite a Scarface spiegano che si trattava di un recupero gestito nell’ambito dei fratelli Nicastro. La ricostruzione collega il fatto al periodo successivo alla scomparsa, quando sarebbero iniziate le “voci” su quanto accaduto. Cerbo sostiene che i Nicastro avessero un assetto operativo a Busto Arsizio, legato ai Rinzivillo, ma che avessero al tempo un fratello collaboratore di giustizia; di conseguenza, recuperi “ufficiali” sarebbero risultati impossibili, portando a una coalizione con Cantarella.

In tale cornice, Cerbo afferma che Cantarella avrebbe dovuto consegnare i soldi ai Nicastro, mentre invece avrebbe trattenuto una parte. La descrizione riportata indica un meccanismo: “pigliava 20.000 euro, 5 glieli portava e 15 se li metteva nella sacchetta”. Viene inoltre specificato che Tano non aveva autorizzazione a incassare quei fondi, poiché non gli appartenevano.

Secondo la logica raccontata, i Nicastro non potevano agire direttamente, perché con un collaboratore non sarebbe stato consentito svolgere recuperi, lasciando Cantarella come figura operativa.

il coinvolgimento di gioacchino amico nelle intercettazioni

Nel contesto delle ricostruzioni compare anche Gioacchino Amico. Cerbo richiama una intercettazione in cui Amico avrebbe descritto la gestione del recupero e il ruolo svolto: risulterebbe affermato che Amico faceva arrivare i soldi ai pentiti e che la situazione era tale da far percepire che “faceva fare il nano” a chi operava. La ricostruzione collega dunque il sistema a passaggi intermedi e a una catena di consegne e istruzioni.

convocazione natalizia del 2019 a busto arsizio

Un ulteriore elemento temporale riguarda il periodo poco precedente la scomparsa. Sotto Natale 2019, i Nicastro avrebbero convocato Cantarella in uno dei loro bar a Busto Arsizio dopo aver “annusato” l’ipotetica truffa. Cerbo riferisce che Cantarella si sarebbe presentato con Vestiti e che nel luogo avrebbe incontrato un collaboratore catanese chiamato “giocattolo”.

la comparsa del “giocattolo” e la paura di tano

Nel racconto, “giocattolo” risulta essere scomparso da Catania dopo la collaborazione e trasferitosi nel Nord Italia. Viene inoltre riportata l’indicazione secondo cui si sarebbero ricomposti i “pentiti”, organizzati come un gruppo omicida a Busto Arsizio. Cantarella avrebbe conosciuto “giocattolo” e lo avrebbe chiamato con quel soprannome anche dai tempi di Catania.

Cerbo afferma che, alla vista di “giocattolo”, Cantarella sarebbe rimasto scosso. La vicenda viene presentata come confidata personalmente: Cerbo riporta che Cantarella raccontò di aver ricevuto una battuta non gradita. La frase attribuita a “giocattolo” sarebbe: “Qua siamo tutti una cosa”, riferita a un’appartenenza comune maturata attorno a chi sapeva che Cantarella avrebbe trattenuto denaro destinato ai pentiti di Busto Arsizio. Nel racconto, questa affermazione viene indicata come elemento capace di generare timore.

giocattolo, spostamenti e collegamenti con i mazzei

La presenza di “giocattolo” accanto ai Nicastro viene letta nelle ricostruzioni come un passaggio non casuale, capace di alimentare paura in Cantarella. Cerbo richiama l’atteggiamento cauto tenuto da Cantarella quando si parlava della situazione, con una battuta pronunciata in siciliano: “Perché ti stai preoccupando? Qua siamo tutta una cosa”. Le parole vengono utilizzate nel racconto per evidenziare la percezione di un legame o di un coordinamento interno.

relazioni con mazzei e contesto di consorzio

Il quadro investigativo collega le figure citate a un disegno più ampio: la famiglia Mazzei, il Consorzio di mafie e i riferimenti territoriali tra Sicilia e Lombardia. Cerbo sostiene che, dopo la scomparsa di Cantarella, a Catania i Mazzei avrebbero richiamato quel “g.”, indicato nel racconto come riferimento a quanto accaduto. Il punto viene usato per connettere il destino di Cantarella a un ambiente più esteso, dove convergono persone, ruoli e alleanze.

personaggi e figure citate nel racconto di hydra

  • William Cerbo (detto Scarface)
  • Gaetano Cantarella (detto Tano U Curtu)
  • G.P. (detto Giocattolo)
  • Fabio Nicastro
  • Dario Nicastro
  • Saro Bonvissuto
  • Salvatore D’Aleo
  • Saro Vizzini
  • Gioacchino Amico
  • Giancarlo Vestiti
  • Michele Senese
Hydra, i Nicastro e il “clan dei pentiti”. Nuova pista per la lupara bianca di Tano U Curtu. “Insieme fanno i malandrini”
Categorie: Cronaca

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