Lascia catania per ginevra a 58 anni guadagna il doppio e si sente viva
Un’immagine può diventare una bussola: può riportare indietro nel tempo e, allo stesso tempo, aiutare a ripartire. È ciò che racconta Rosa Maria Falà, docente siciliana con trent’anni di insegnamento alle spalle, che a quasi sessanta anni si è ritrovata a cambiare vita professionale con un trasferimento a Ginevra. Da anni abituata a gestire classi di francese in periferia catanese, ha dovuto affrontare un contesto completamente diverso, fatto di scuole multiple, studenti con età e livelli linguistici differenti e un ritmo sostenuto dalla quotidianità.
La scelta, maturata gradualmente, si intreccia con la propria storia familiare e con quella Svizzera vista per anni attraverso gli occhi del padre, emigrato e inserito nel tessuto locale. Dal 2025 Rosa Maria vive a Ginevra, dove insegna Lingua e Cultura Italiana presso il Consolato Generale d’Italia, ricostruendo il proprio lavoro in una dimensione internazionale.
Rosa Maria Falà da Catania a Ginevra: una reinvenzione inaspettata
Il passaggio dalla Sicilia alla Svizzera non nasce da una decisione improvvisa, ma da un bisogno preciso: capire se fosse ancora possibile crescere, imparare e rimettersi in discussione. Rosa Maria descrive lo smarrimento dei primi tempi, quando la nuova realtà ha richiesto di riorganizzare tutto il modo di insegnare. Il quadro era complesso: spostamenti continui tra scuole, appuntamenti scanditi da tram e bus, gruppi di studenti con profili molto diversi.
Alla sensazione di trovarsi “in una pagina bianca” si è affiancata un’evoluzione progressiva. La docente racconta che, col tempo, ha capito di non cancellare il proprio passato: stava piuttosto aggiungendo un nuovo capitolo sopra trent’anni di lavoro costruito nelle classi.
insegnamento e progetti europei: il lavoro in Sicilia prima della svolta
Prima del trasferimento, Rosa Maria ha insegnato francese in una scuola della periferia etnea, trasformando l’istituto in una finestra sull’Europa. Nel corso degli anni ha ricoperto ruoli legati alla dimensione europea e all’internazionalizzazione.
coordinatrice Erasmus ed eTwinning e ambasciatrice europea della scuola
Rosa Maria è stata coordinatrice di progetti Erasmus ed eTwinning e ambasciatrice europea per la scuola dal 2022. In questa fase ha portato studenti e colleghi a confrontarsi con realtà lontane dalla Sicilia, ampliando orizzonti e apprendimenti tramite esperienze strutturate e contatti internazionali.
insegnare italiano a ginevra: classi eterogenee e nuovi equilibri
Nel nuovo incarico, Rosa Maria insegna italiano in corsi extracurriculari a studenti con livelli linguistici differenti e provenienti da scuole diverse. La pluralità dei contesti scolastici e dei percorsi degli allievi richiede un’organizzazione flessibile e un adattamento continuo della didattica.
La quotidianità, inoltre, contribuisce a cambiare prospettiva: in Svizzera, secondo la docente, la possibilità di lavorare in modo più ordinato deriva da un sistema di trasporti efficiente e da orari rispettati. Il confronto con la Sicilia emerge nel racconto: in aree dove i mezzi sono limitati, anche spostarsi per brevi distanze può diventare complesso; a Ginevra, invece, ogni scuola ha una fermata del tram o del bus.
ginevra come laboratorio multiculturale: stimoli e contatti quotidiani
Ginevra è descritta come un luogo ad alta densità internazionale. Rosa Maria sottolinea che una parte rilevante della popolazione ha origine straniera e che può capitare di incontrare figure professionali di grande rilievo, come il ricercatore del CERN o un diplomatico.
Questa dimensione multiculturale rappresenta uno degli stimoli principali: la docente afferma di sentirsi viva perché, ogni giorno, ha modo di entrare in contatto con persone di alto spessore umano e intellettuale.
italiano come risorsa per figli e nipoti dell’emigrazione italiana
Nel lavoro quotidiano Rosa Maria incontra soprattutto ragazzi e giovani legati all’emigrazione italiana: figli e nipoti di famiglie che vivono in Svizzera. In molti casi parlano italiano soltanto in parte, ma la lingua viene percepita come un vantaggio concreto per il futuro professionale nel contesto svizzero.
Rosa Maria evidenzia una differenza culturale significativa rispetto alla generazione del padre. Per molti studenti, l’Italia viene associata a esperienze come mare, vacanze e città d’arte, più che a un possibile futuro personale nel Paese. Il padre, invece, viveva la Svizzera come un sacrificio temporaneo destinato a riportare a casa. Secondo la docente, i ragazzi di oggi tendono a sentirsi svizzeri.
costruire un ponte culturale: lingua, cittadinanza attiva e identità europea
La didattica di Rosa Maria mira a collegare la competenza linguistica con elementi culturali e civici. Oltre a grammatica e letteratura, l’obiettivo comprende tradizioni, cittadinanza attiva e identità europea. L’impostazione si concretizza in iniziative organizzate con studenti.
viaggi, progetti e visite istituzionali: da strasburgo a roma
La docente organizza attività che includono viaggi, progetti e visite istituzionali. Gli studenti sono stati accompagnati a Strasburgo e Rosa Maria racconta di voler condurli anche a Roma, per entrare nel Parlamento italiano.
scuola italiana e confronto con la svizzera: investimenti, strutture e rispetto del ruolo docente
Il periodo ginevrino ha messo in evidenza, con maggiore chiarezza, alcune fragilità strutturali della scuola italiana. Rosa Maria afferma che gli insegnanti italiani non sono meno preparati: il nodo riguarda mancanza di investimenti, strutture e un livello di rispetto non sempre coerente con il ruolo docente.
Anche la dimensione economica viene richiamata senza ambiguità: in un mese, secondo la docente, guadagna ciò che in Italia riceveva in due. Il punto, però, riguarda soprattutto il clima professionale: in Svizzera il docente viene considerato autorevole, dentro scuole curate e funzionali, con ambienti e personale adeguati.
ambienti scolastici e organizzazione: l’effetto sul lavoro quotidiano
Rosa Maria osserva che entrare in una scuola ben strutturata modifica anche il modo di vivere il lavoro. In Sicilia, il racconto ricorda l’abitudine a gestire attività facendo spesso miracoli con pochi mezzi. Il confronto non assume toni di distanza verso l’Italia: la docente sostiene di non parlare del proprio Paese con distacco.
italianità e legami con la sicilia: una continuità che attraversa la distanza
Il trasferimento non coincide con una rottura. Rosa Maria descrive una relazione intensa con la propria identità: più vive all’estero, più si sente italiana. Nel suo racconto la Sicilia continua a essere presente attraverso tradizioni e calore. La storia familiare, inoltre, mostra un punto emotivo delicato: il padre, ancora oggi, fatica a capire perché non sia avvenuto il rientro.
Rosa Maria riferisce che il padre aveva lavorato proprio per permettere ai figli di restare in Sicilia. La docente, da parte sua, interpreta la scelta di andare a vivere a Ginevra come un modo per restituire quel sacrificio portando nel contesto svizzero la cultura italiana. L’idea centrale è quindi la continuità: un nuovo capitolo scritto lontano da casa senza smettere di portarla dentro.
contesto personale e storia familiare: la scelta di partire e il significato del ritorno
Il racconto si chiude riportando l’attenzione su un nodo fondamentale: partire non per allontanarsi dal proprio Paese, ma per riscoprirlo. Il padre continua a chiedere il motivo del non rientro, mentre Rosa Maria mette al centro un passaggio di senso: costruire un ponte culturale e mantenere viva l’identità nel lavoro quotidiano, attraverso l’insegnamento della lingua e della cultura.
Riferimenti alle persone citate:
- Rosa Maria Falà
- il padre di Rosa Maria Falà
