Iran all escalation in meno di un mese: tutte le tappe

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Iran  all escalation in meno di un mese: tutte le tappe

Tra Stati Uniti e Iran si è aperta una fase che, dopo un memorandum d’intesa diffuso a giugno, sta riportando rapidamente l’attenzione su nuovi raid e rischio di ulteriore escalation. A distanza di settimane dal 28 febbraio, quando Usa e Israele hanno avviato operazioni militari contro la Repubblica islamica, Teheran ha risposto e il confronto si è protratto fino a diventare una sequenza di mosse e contro-mosse. Il quadro che emerge ora è una catena di tappe ravvicinate, con conferme operative del Centcom e dichiarazioni politiche che alimentano la tensione, mentre continuano le accuse reciproche sulle azioni nello Stretto di Hormuz e in altri teatri regionali.

memorandum d’intesa e ripresa dei raid: la sequenza dal 17 giugno

Il testo del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran viene diffuso il 17 giugno, in 14 punti. Il documento arriva dopo settimane di conflitto e poco prima che la situazione torni a intensificarsi con nuove operazioni. La dinamica si colloca in un contesto più ampio: dal 28 febbraio Usa e Israele hanno avviato operazioni militari contro la Repubblica islamica, seguite dalle risposte di Teheran.

tappe dell’escalation: 26 giugno, 7 luglio, 8 luglio

26 giugno: accuse a Teheran e nuovi raid statunitensi

Il 26 giugno Donald Trump punta il dito contro l’Iran per quella che definisce una “folle violazione” della tregua. L’accusa riguarda un presunto attacco a un mercantile nello Stretto di Hormuz. In parallelo, gli Stati Uniti procedono con nuovi raid contro obiettivi iraniani.

7 luglio: centcom aggiorna il bilancio degli obiettivi colpiti

Il 7 luglio proseguono i raid. Il Centcom, il Comando centrale Usa per le attività militari nella regione, conferma di aver colpito più di 80 obiettivi iraniani. L’indicazione ufficiale collega le operazioni agli “ultimi attacchi dell’Iran contro navi mercantili” in transito nello Stretto di Hormuz. Dal lato iraniano, i Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) rivendicano di aver preso di mira siti militari Usa in Bahrein e Kuwait.

8 luglio: dichiarazioni di trump sul cessate il fuoco

L’8 luglio, durante il briefing con i giornalisti ad Ankara, a margine del summit Nato, Trump afferma che il cessate il fuoco con l’Iran è finito, motivandolo con toni fortemente offensivi: le parole riportano che si tratterebbe di “feccia”.

11 e 12 luglio: operazioni centcom e obiettivo ridurre le capacità iraniane

11 luglio: “tre notti” di colpi su larga scala

L’11 luglio il Centcom conferma che, in “tre notti” di operazioni, le forze Usa hanno colpito più di 300 obiettivi. Lo scopo dichiarato è ridurre le capacità dell’Iran di attaccare civili e navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz.

12 luglio: munizioni di precisione e uso di droni per la prima volta

Il 12 luglio, il Centcom riferisce nuovi raid. Nei comunicati si specifica che sono stati colpiti obiettivi in diverse aree della Repubblica islamica, utilizzando “munizioni di precisione”. L’obiettivo operativo indicato è ridurre la capacità iraniana di continuare ad attaccare il traffico marittimo internazionale che passa dallo Stretto di Hormuz.

Tra i dettagli forniti, l’impiego di assetti riferiti come utilizzati per la prima volta nelle operazioni: caccia, navi militari, droni d’attacco unidirezionali e droni navali d’attacco unidirezionali. Il Centcom diffonde anche immagini della prima operazione con tre droni navali unidirezionali modello Corsair. La risposta di Teheran continua a includere obiettivi militari Usa nella regione.

13 e 14 luglio: blocco navale riattivato, “guardiano” dello stretto e reazioni regionali

13 luglio: riattivazione del blocco navale e ruolo dichiarato degli Stati Uniti

Il 13 luglio il Centcom comunica che verrà riattivato, dalle 22 (ora italiana) e su ordine di Trump, il blocco navale per il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani. Trump dichiara inoltre che gli Stati Uniti “diventeranno il guardiano” dello Stretto di Hormuz e sostiene l’idea di un rimborso, con pagamenti pari al 20% del valore delle merci trasportate dalle navi che transiteranno lungo la rotta strategica.

Nel frattempo, dopo una giornata in cui riemergono tensioni legate al fronte yemenita, Teheran entra nella terza notte consecutiva di raid Usa. Nel quadro delle dichiarazioni, Trump indica il sito iraniano di Pickaxe Mountain (Kuh-e Kolang Gaz La, in farsi) come possibile obiettivo, affermando che gli Stati Uniti potrebbero colpirlo “relativamente presto”. Dallo Studio Ovale ribadisce anche che un accordo con l’Iran resta “possibile”.

14 luglio: possibile obiettivo Pickaxe Mountain e accuse in Bahrein, Giordania e in altri teatri

Il 14 luglio, una fonte di alto grado della sicurezza iraniana, secondo quanto riportato, afferma che se avvenisse un attacco a Pickaxe Mountain la risposta iraniana sarebbe “devastante”. Intanto i media iraniani continuano a riferire di esplosioni, anche a Bandar Abbas, città portuale strategica nel sud dell’Iran, e a Bushehr.

In parallelo, il Bahrein accusa nuovamente la Repubblica islamica per nuovi attacchi. I Pasdaran rivendicano invece di aver preso di mira con missili balistici una base aerea Usa in Giordania. A Roma, inoltre, prende avvio un nuovo round di negoziati diretti tra Libano e Israele, con mediazione degli Stati Uniti. Il dossier viene descritto come formalmente distinto da quello Usa-Iran, pur rientrando nelle difficili dinamiche regionali, analogamente a quanto accade anche sul fronte yemenita.

figure citate nelle dichiarazioni e nel contesto operativo

  • Donald Trump
  • Hugh Hewitt
  • Centcom (Comando centrale Usa)
  • Guardiani della Rivoluzione / Pasdaran

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