Inps stipendi +3,6% ma il potere d’acquisto non recupera

• Pubblicato il • 5 min
Inps stipendi +3,6% ma il potere d’acquisto non recupera

La dinamica degli stipendi continua ad avanzare, ma resta un divario evidente rispetto all’aumento del costo della vita. Il Rapporto annuale dell’Inps, presentato alla Camera, descrive un mercato del lavoro che mostra segnali di miglioramento sul piano occupazionale, mentre sul fronte delle retribuzioni reali la ripresa appare ancora insufficiente. La fotografia complessiva mette al centro una tensione strutturale: la crescita dei salari nominali non riesce a compensare l’erosione del potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni di inflazione.

stipendi in crescita, ma retribuzioni reali in difficoltà

Secondo l’Inps, l’aumento delle retribuzioni nominali si accompagna a una perdita di potere d’acquisto. L’Istituto evidenzia una trasformazione che colpisce il valore effettivo dei guadagni: in termini reali, le retribuzioni risultano indebolite dall’impennata inflazionistica. Nel quadro delineato, la dinamica non viene ricondotta a un fenomeno temporaneo, ma a un processo definito strutturale di lungo periodo.

La stagnazione salariale viene fatta risalire agli anni Ottanta e si collega all’aggravamento intervenuto negli anni più recenti, quando l’inflazione ha accelerato. Il risultato è un mercato del lavoro percepito in miglioramento, ma con una componente centrale ancora fragile: le retribuzioni reali non recuperano completamente il terreno perso.

retribuzione media e confronto con il costo della vita

Il Rapporto quantifica i lavoratori dipendenti pubblici e privati nel 2025, esclusi operai agricoli e lavoratori domestici. In totale si parla di 21,045 milioni di lavoratori. La retribuzione media annua effettiva risulta pari a 27.649 euro, con un incremento del 3,6% rispetto al 2024 e del 14,5% rispetto al 2019, cioè al periodo precedente alla pandemia.

Il punto decisivo riguarda il confronto con i prezzi. Tra il 2019 e il 2025, il livello dei prezzi cresce in un intervallo compreso tra 18,2% e 20,5%, crescita più marcata di quella delle retribuzioni lorde. Per questo, l’Inps sottolinea che il mantenimento del potere d’acquisto dei redditi più bassi è stato favorito soprattutto da interventi fiscali e contributivi adottati negli anni più recenti.

ministra del lavoro: salario come criticità e occupazione in miglioramento

Alla presentazione del Rapporto è intervenuta la ministra del Lavoro Marina Calderone. Il tema salariale viene indicato come una delle principali criticità, con la necessità di un recupero effettivo. La ministra afferma che i salari devono compiere un percorso significativo: devono recuperare in modo sensibile le flessioni registrate in alcuni anni, anche in un arco temporale relativamente recente.

Accanto alle criticità, viene richiamata anche la componente positiva emersa dal mercato del lavoro. Calderone evidenzia che nel 2025 si osserva un quadro favorevole collegato all’occupazione attuale e alla riduzione sensibile della disoccupazione, qualificando come positivo il trend tendenziale.

inps e presidente gabriele fava: lavoro stabile e salari dignitosi per la previdenza

Nel suo intervento, il presidente dell’Inps Gabriele Fava ribadisce il legame tra qualità del lavoro e sostenibilità del sistema previdenziale. Secondo quanto dichiarato, non esiste una pensione solida senza lavoro stabile, regolare e adeguatamente retribuito.

La tenuta del sistema pensionistico viene collegata non solo agli interventi sulle regole previdenziali. Fava afferma che la sostenibilità non si costruisce esclusivamente modificando requisiti, finestre e coefficienti, ma prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro risulta debole, la previdenza tende a diventare fragile; se i salari restano bassi, i contributi si rivelano insufficienti; se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione.

Il Rapporto include anche un richiamo a una visione più ampia della previdenza: la previdenza non si origina al momento della pensione, ma prende forma nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti. Contano inoltre la qualità del lavoro, la produttività e la partecipazione di donne e giovani. Centrale risulta anche la capacità di contrastare il sommerso.

divario di genere nelle pensioni: maggioranza di pensionate, redditi più bassi

Il Rapporto mette in luce lo sbilanciamento di genere nelle pensioni. Le donne rappresentano il 51% dei pensionati italiani, ma percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici complessivi, pari a 163 miliardi di euro, contro i 207 miliardi destinati agli uomini.

In media, un pensionato uomo percepisce 2.166 euro al mese, mentre una pensionata riceve 1.619 euro, con un divario di circa 34%. La differenza viene ricondotta sia a retribuzioni mediamente più basse durante la vita lavorativa sia a carriere contributive più brevi: le donne arrivano alla pensione di vecchiaia con oltre 300 settimane di contributi in meno rispetto agli uomini.

lavoro straniero e base contributiva: crescita tra 2019 e 2025

Il Rapporto dedica spazio all’evoluzione della forza lavoro straniera. Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori dipendenti provenienti da Paesi extra Unione europea aumentano di oltre 35%. Oggi, secondo quanto indicato, un dipendente su sette è straniero.

Fava sottolinea che il dato va interpretato con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche, perché evidenzia come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori. Le politiche indicate devono orientare gli ingressi verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnarli con percorsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare.

Nel quadro descritto, tali misure rientrano in un “patto di convivenza e responsabilità”.

Figure citate:

  • Marina Calderone
  • Gabriele Fava
Rapporto Inps, stipendi in crescita ma il potere d’acquisto non recupera. Calderone: “Tanto da fare sui salari ma c’è positività”

Per te