Guerra della paglia nel foggiano escalation di incendi nei campi e controllo dei clan su lavoro e condizioni

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Guerra della paglia nel foggiano escalation di incendi nei campi e controllo dei clan su lavoro e condizioni

Tra le stoppie del Tavoliere delle Puglie e le rotoballe accatastate ai margini dei campi, la stagione della raccolta procede ma non basta a calmare la tensione. Nell’aria resta un odore di cenere: sul Foggiano una coltre di fumo accompagna incendi che si ripetono da giorni. Le associazioni di categoria parlano di una possibile nuova escalation della cosiddetta guerra della paglia, alimentata anche da un cambiamento economico: il crollo del prezzo del grano renderebbe meno conveniente l’estorsione legata alle tradizionali richieste di denaro, spostando invece l’interesse sul controllo di uno scarto diventato merce preziosa, la paglia. Dove aumenta il valore di un prodotto, aumenta anche l’attenzione delle organizzazioni criminali, con conseguenze dirette sui raccolti e sull’assetto delle lavorazioni nei campi.

guerra della paglia nel foggiano: incendi e mercato della paglia

Nel territorio colpito dalle fiamme, la paglia cresce di importanza e diventa ricercata da più fronti: gli allevatori la cercano per le lettiere delle stalle, mentre gli impianti a biomasse la utilizzano come combustibile. Questo scenario si innesta su una serie di incendi che, secondo una stima definita “grossolana” da Coldiretti e Cia, avrebbero già coinvolto oltre 15 milioni di metri quadrati di raccolti. Gli incendi vengono descritti come quasi sempre di origine dolosa, con numeri considerati difficili da verificare con precisione ma utili a rappresentare l’entità dell’allarme.

coldiretti: clan e controllo delle condizioni di lavoro

Le dinamiche descritte emergono da anni nelle inchieste giudiziarie. Un riferimento citato è l’operazione “Decima Bis” del 2020, che nel capoluogo dauno colpì tre principali consorterie criminali e portò a contestare quattordici estorsioni. Durante le indagini furono rinvenuti anche elementi indicati come una sorta di contabilità del racket agricolo, con una lista di nomi delle vittime e dati aggiornati.

Nel racconto degli agricoltori, attraversando strade poderali tra Ascoli Satriano, Cerignola e le campagne del Foggiano, vengono indicati terreni anneriti e un meccanismo ripetuto ogni estate. Secondo quanto riportato, alcuni soggetti decidono chi raccoglie la paglia, chi entra nei campi e con quali mezzi operare.

l’impatto sulle superfici agricole secondo le denunce raccolte

Lorenzo Belcapo di Coldiretti Foggia descrive una perdita significativa: oltre 500 ettari di grano sarebbero andati in fumo solo tra i componenti dell’associazione. Il dato viene collegato a un bilancio reale considerato più pesante, con l’esempio del rogo di Ascoli Satriano, dove si citano circa 400 ettari di coltivazioni distrutti, solo 50 ettari attribuiti a associati Coldiretti.

Le segnalazioni riguardano il timore di un sistema di controllo esercitato dalla criminalità, che determinerebbe chi può lavorare e a quali condizioni.

dalla paglia al racket delle coltivazioni: regole imposte nei campi

Accanto alla guerra della paglia, viene indicato il passaggio a forme di controllo più ampie durante la fase della raccolta. Secondo la ricostruzione riportata, alcuni soggetti si presentano imponendo regole e, in alcuni casi, arrivano a stabilire quali macchine agricole usare. Nelle aree del Tavoliere menzionate, viene riportato che ad alcuni agricoltori sarebbe stato imposto di non utilizzare il trinciapaglia per favorire la raccolta della paglia; ad altri sarebbe stato imposto di concedere i terreni a determinati operatori, con l’esclusione di altri.

lazzaro d’auria e l’associazione antiracket luciani

Il racconto del passaggio dal controllo della paglia al racket sulle coltivazioni è attribuito a Lazzaro D’Auria, imprenditore di origini campane proprietario di diverse aziende agricole nel Foggiano. D’Auria è indicato come esponente dell’associazione antiracket “Luigi e Aurelio Luciani”.

Viene riportato un episodio recente: a D’Auria sarebbero stati incendiati circa 60 ettari di paglia, aggiungendosi a diversi fatti registrati negli anni, soprattutto tra il 2015 e il 2017, quando la criminalità avrebbe provato ripetutamente a estorcergli denaro, fino a una richiesta di 200mila euro accompagnata dalla minaccia: “Ti ammocchiamo”. La minaccia viene resa anche con l’espressione: “Ti ammazziamo”.

tariffario del pizzo: prezzi per coltura e stima del valore annuale

Le denunce di D’Auria avrebbero dato origine a indagini e sarebbero costate, secondo quanto riportato, una lunga protezione sotto scorta. Nel 2023 D’Auria viene indicato come ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia, dove avrebbe portato alla luce quello che definisce un tariffario del pizzo.

prezzi per ettaro e meccanismo di minaccia

La ricostruzione descrive una logica non presentata come richiesta generica: ogni coltura avrebbe il proprio prezzo. Tra i dati riportati: 150 euro per ogni ettaro di oliveto, con la minaccia implicita che serva “per fare in modo che non vengano tagliati”. Per i vigneti si citano 300 euro per ettaro, per i frutteti 150 euro per ettaro, per i campi di grano 50 euro per ettaro. Per il pomodoro viene indicato nuovamente un valore di 300 euro per ettaro. Il meccanismo viene definito come un sistema rodato, assimilato a una tassa imposta.

valore stimato del racket agricolo in commissione antimafia

Secondo stime richiamate in Commissione antimafia, il meccanismo potrebbe valere circa 40 milioni di euro all’anno. D’Auria collega la cifra all’estensione del territorio coltivabile: più di 510mila ettari complessivi, di cui circa 90mila tra oliveti, vigneti e frutteti; 300mila destinati al grano; 20mila al pomodoro; altri 15mila ad altre colture. La lettura riportata insiste sulla capillarità del racket e sul peso economico delle estorsioni sull’intero comparto agricolo.

guerra silenziosa e controllo: dall’incendio alla pressione sul lavoro

Nel quadro descritto, gli incendi non risultano legati soltanto alla distruzione dei raccolti: la presenza di un controllo esercitato dalla criminalità viene collegata alla gestione delle lavorazioni e alla possibilità di imporre scelte operative. La stagione della raccolta, quindi, si intreccia con una forma di pressione che coinvolge campi, materiali e modalità di lavoro, mentre i roghi continuano a segnare il paesaggio con fiamme che alimentano un clima di allarme crescente nel Tavoliere.

Personaggi citati:

  • Lorenzo Belcapo
  • Lazzaro D’Auria
Guerra della paglia nel foggiano escalation di incendi nei campi e controllo dei clan su lavoro e condizioni
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Guerra della paglia nel foggiano escalation di incendi nei campi e controllo dei clan su lavoro e condizioni
Categorie: Cronaca

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