Gratteri grazia a mario roggero dopo il percorso in carcere

• Pubblicato il • 4 min
Gratteri grazia a mario roggero dopo il percorso in carcere

Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, intervenendo a Ponza d'Autore, ha affrontato temi di giustizia e metodo, soffermandosi sul caso Mario Roggero e sulle riforme che, secondo la sua lettura, hanno inciso sui tempi della giustizia. Dal palco della rassegna condotta da Valentina Fontana e realizzata da Vis Factor, il magistrato ha richiamato con forza la necessità di rispettare le decisioni definitive e di evitare giudizi anticipati che, a suo avviso, non tengono conto dei passaggi previsti dal sistema.

caso mario roggero e rispetto delle decisioni definitive

Commentando il caso del gioielliere condannato, Nicola Gratteri sostiene che le polemiche emerse siano riconducibili a dinamiche politiche. Il punto centrale della sua posizione riguarda l'esistenza di una sentenza definitiva della Corte di Cassazione, insieme all'acquisizione delle prove, anche tramite la documentazione disponibile, come i video citati nel corso dell’intervento.

Secondo Gratteri, il quadro normativo stabilisce regole e tempi che vanno rispettati: accettare le leggi, attenersi agli articoli previsti e non parlare prima di arrivare alla fase di esecuzione della condanna. La posizione del procuratore si concentra sul fatto che, per lui, il sistema richiede un percorso e una verifica effettiva del ravvedimento, qualora questo sia avvenuto.

percorso e valutazione in carcere

Nel descrivere il metodo, il procuratore capo di Napoli afferma che la documentazione della progressione e del cambiamento, anche sul piano psicologico, spetta agli educatori all’interno del carcere. Nel suo ragionamento viene sottolineata l’importanza di basarsi su elementi concreti relativi al detenuto e sul modo in cui evolve nel tempo.

Gratteri introduce poi un invito al rispetto delle competenze e dei tempi: non continuare a fare processi sui giornali, né in televisione o in trasmissioni. L’idea espressa mira a evitare che il dibattito mediatico sostituisca i passaggi istituzionali.

giustizia e riforme che hanno rallentato i processi

Parlando del tema giustizia, Nicola Gratteri indica che, a suo avviso, negli anni si sarebbe potuto fare di più e meglio. Il focus dovrebbe essere stato, secondo quanto affermato, sul codice di procedura penale. La valutazione del magistrato è netta: le riforme realizzate avrebbero rallentato la giustizia.

Nel collegare la questione all’azione di governo, Gratteri descrive una divisione delle responsabilità tra forze politiche. Nel suo racconto, vengono richiamati obiettivi come autonomia differenziata e presidenzialismo, mentre la giustizia sarebbe stata gestita in modo da incidere sulla procedura penale. Viene citato l’intento di smontare la legislazione e di rendere più difficile l’acquisizione della prova; conseguenza diretta sarebbe l’innalzamento progressivo della soglia richiesta per arrivare agli esiti processuali, con effetti sui tempi.

prospettiva positiva: intercettare hacker e trasformare arresti in collaborazione

All’interno del quadro critico, Gratteri riconosce anche un aspetto positivo: una legge che consente di intercettare gli hacker, arrestarli e renderli possibili collaboratori di giustizia. Il magistrato riferisce che tale misura è stata applicata per la prima volta a Napoli e racconta un caso specifico in cui un hacker, entrato nel dominio del ministero della Giustizia, disponeva di centinaia di password di magistrati, con possibilità di leggere la posta quando richiesto.

Pur riconoscendo l’utilità della norma, Gratteri precisa che non basta aumentare la pena di un anno: per rendere davvero efficace l’intervento sarebbe stato necessario modificare il codice di procedura penale. L’obiettivo indicato è offrire risposte a chi non può attendere sette anni per una sentenza, ma ottenere tempi più contenuti, stimati in un anno o un anno e mezzo.

assuefazione alla mafia e trasformazione delle strategie criminali

Durante l’intervento, Gratteri risponde anche a una domanda relativa all’anniversario di domani della strage di Via d'Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Nel ragionamento del procuratore, la mafia oggi non ricorre più alle stragi con la stessa frequenza: secondo la sua ricostruzione, si è creata un’assuefazione che alimenta l’idea che la mafia non esista più, perché non spara o non compie attentati.

La tesi esposta è che la mafia sia invece mutata e che continui a operare. Gratteri sostiene che le mafie non uccidono perché non sarebbe necessario farlo, riuscendo piuttosto a corrompere attraverso ingenti somme di denaro, ricondotte soprattutto al traffico di cocaina.

Nel corso dell’intervento a Ponza d'Autore vengono citati: Nicola Gratteri, Fabio Paluccio, Valentina Fontana, Paolo Borsellino.

Per te