Frattura tra europa e trump, il retroscena su meloni

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Frattura tra europa e trump, il retroscena su meloni

Una frattura tra Europa e Stati Uniti avrebbe preso forma con crescente intensità, fino a emergere durante vertici ad alta tensione. La ricostruzione indica che il punto di svolta sarebbe maturato tra gennaio e le successive riunioni europee e dell’Alleanza atlantica, in un contesto segnato da iniziative statunitensi, dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e una crescente preoccupazione sul grado di dipendenza strategica dell’Europa da Washington.

Secondo le informazioni riportate, i leader europei avrebbero discusso apertamente la direzione da prendere, con posizioni non uniformi: da chi riteneva necessario mantenere il dialogo, fino a chi accusava l’amministrazione Trump di privilegiare interessi legati a energia e miniere rispetto al ruolo globale tradizionalmente attribuito agli Stati Uniti.

rottura tra europa e stati uniti: quando sarebbe iniziata

Il deterioramento dei rapporti avrebbe iniziato a consumarsi durante un vertice d’emergenza convocato a Bruxelles a fine gennaio. La cornice citata fa riferimento a un’operazione statunitense in Venezuela e alle ripetute minacce di Trump riguardo l’ipotesi di acquisire la Groenlandia.

Nella ricostruzione, il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe aperto la discussione con un avvertimento netto: “Stiamo tracciando una linea” e da quella linea “non si torna indietro”. Macron avrebbe collegato il punto alla sicurezza, sostenendo che l’eccessiva dipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti costituirebbe ormai un rischio.

Altri esponenti avrebbero espresso una critica più diretta all’impostazione dell’amministrazione Trump, accusata di essere orientata più ad accordi su risorse e settori energetici che al tradizionale impegno globale degli Stati Uniti. In parallelo, il premier belga Bart De Wever avrebbe segnalato il rischio di un’Europa che, secondo la sua formulazione, potrebbe diventare “una misera schiava” di Washington.

posizione meloni su dialogo con washington e cambiamenti successivi

Nel quadro dell’incontro a Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe risultata tra le poche voci considerate “fuori dal coro”. Pur riconoscendo che molti leader europei, definiti “più liberali”, non apprezzavano Trump, Meloni avrebbe sostenuto che con il presidente americano fosse ancora possibile ragionare e avrebbe invitato a non interrompere il dialogo con gli Stati Uniti.

La ricostruzione aggiunge che la sua posizione sarebbe poi cambiata nei mesi successivi. Durante il vertice europeo di marzo, dopo l’avvio di un’operazione militare americana contro l’Iran e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia in Europa, Meloni avrebbe riferito agli altri leader che “Trump non è ragionevole”.

strategia rutte nella nato: “diplomazia dell’adulazione”

Un ampio spazio viene dedicato alla strategia attribuita al segretario generale della Nato Mark Rutte, descritta come “diplomazia dell’adulazione” (flattery diplomacy). La ricostruzione riferisce che, in un incontro riservato con i leader europei, Rutte avrebbe riassunto il suo approccio con una formula orientata a ottenere concessioni: “Dobbiamo dargli una vittoria”.

Tra gli elementi principali viene indicato l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 3,5% del Pil, con l’intento di mantenere Trump legato all’Alleanza. Sul tema, Meloni avrebbe espresso sostegno di principio, dichiarando di “volere spendere di più”; l’ostacolo, però, sarebbe rappresentato dall’opinione pubblica contraria e dal fatto che le regole di bilancio dell’Unione europea non lo consentirebbero.

richiesta nato del 5% entro il 2035 e reazioni al summit

La ricostruzione dei negoziati che avrebbero preceduto il vertice Nato indica che Washington avrebbe chiesto agli alleati di impegnarsi a destinare il 5% del Pil alla difesa entro il 2035. Rutte avrebbe contribuito a convincere molti governi ad accettare il nuovo obiettivo, sostenendo che quel numero rappresentasse “la vittoria di cui Trump aveva bisogno”, anche se la convinzione riportata è che difficilmente i Paesi avrebbero poi rispettato integralmente il target.

Al summit dell’Alleanza all’Aja, secondo quanto riportato, Trump avrebbe rivendicato che la Nato “non è più un affare in perdita per gli Stati Uniti”. La scena descritta include anche un ringraziamento pubblico dei leader occidentali per il rafforzamento dell’Alleanza, con l’aggiunta che, per alcuni partecipanti, quell’atteggiamento avrebbe nascosto “una profonda ansia”.

adattare il linguaggio a trump: tra rendimenti decrescenti

Nei mesi successivi, i leader europei avrebbero cercato di adeguare anche il linguaggio alle preferenze del presidente americano. Le comunicazioni verso Trump avrebbero imitato toni e stile attribuiti alla sua comunicazione, mentre alcune espressioni sarebbero state modificate per risultare più gradite alla Casa Bianca.

La ricostruzione cita, tra gli esempi, l’uso di formule alternative in relazione all’Ucraina: al posto di “cessate il fuoco”, sarebbe stata scelta la dicitura “fermare le uccisioni”. La strategia, secondo la ricostruzione, avrebbe però prodotto effetti sempre più limitati.

È menzionato anche un rapporto riservato dell’MI6 britannico che, nella ricostruzione del giornale, avrebbe concluso che la diplomazia basata sull’adulazione sarebbe ormai “soggetta alla legge dei rendimenti decrescenti”.

cambio di rotta europea: de-americanizzazione e nuovi investimenti

Il ruolo del premier canadese Mark Carney viene indicato come rilevante, anche se non sarebbe stato presente ai vertici europei. La sua attività di convincimento avrebbe riguardato l’idea che “la vecchia America non tornerà” e che la dipendenza strategica da Washington rappresenterebbe un problema strutturale.

Parallelamente, diversi governi europei avrebbero avviato un processo di progressiva de-americanizzazione. La direzione segnalata include la riduzione dell’uso di tecnologie statunitensi e l’investimento in capacità europee nei settori dell’intelligenza artificiale, dello spazio e dei data center. La ricostruzione indica inoltre che, in alcuni casi, venga valutata una minore dipendenza dagli Stati Uniti anche sul piano militare e digitale.

Per molti dei leader citati, il vertice di Bruxelles viene descritto come il momento in cui l’Europa avrebbe iniziato a interrogarsi più concretamente su un futuro strategico caratterizzato da una maggiore autonomia rispetto a Washington.

personalità menzionate nelle ricostruzioni

  • Emmanuel Macron
  • Donald Trump
  • Bart De Wever
  • Giorgia Meloni
  • Mark Rutte
  • Mark Carney

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