Difesa non armata e nonviolenta: la sola alternativa alla deriva bellicista al vertice nato di ankara

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Difesa non armata e nonviolenta: la sola alternativa alla deriva bellicista al vertice nato di ankara

La recente “Dichiarazione di Ankara” dei governi Nato mette in evidenza un impianto politico centrato sul riarmo: da un lato l’individuazione della Russia come minaccia a lungo termine, dall’altro l’avvio di misure per ampliare la capacità produttiva collettiva e collaborare con l’industria per accelerare l’innovazione. Nel contesto delle decisioni, un passaggio ulteriore richiama una logica più profonda, legata alla necessità di mantenere nel tempo uno stato di belligeranza, a prescindere dall’esito reale delle guerre.

Parallelamente, il ruolo dell’industria bellica emerge con forza attraverso eventi e obiettivi economici: il vertice si apre con il Summit Defence Industry, mentre la crescita dei budget alimenta l’espansione produttiva. Sullo sfondo, vengono contrastate tali dinamiche con una proposta politica incentrata sulla difesa civile, non armata e nonviolenta, volta a riorientare concetti di sicurezza e minaccia.

dichiarazione di ankara e logica della guerra persistente

La “Dichiarazione di Ankara” presenta una sequenza di misure che, secondo quanto riportato, si fonda su alcuni punti chiave: la Russia viene definita “minaccia a lungo termine” e viene avviato un massiccio spostamento di risorse pubbliche verso il settore degli armamenti. La direzione indicata include l’obiettivo di ampliare la capacità produttiva collettiva e di lavorare con l’industria per accelerare l’innovazione.

Tra le misure citate, viene indicato anche un riferimento concreto: il dono di ulteriori risorse in armi al governo ucraino nel solo 2026, quantificato in 70 miliardi. Il quadro descritto evidenzia la continuità dell’impostazione, con la guerra intesa come elemento da sostenere nel tempo.

il settimo punto e il riferimento a orwell

All’interno della ricostruzione del senso dei precedenti punti, viene richiamata la presenza di un passaggio ritenuto “fondamentale”: la logica secondo cui non conterebbe se la guerra venga combattuta realmente né se ottenga esiti favorevoli o sfavorevoli, purché lo stato di belligeranza persista. A sostegno di tale interpretazione viene citato 1984, il romanzo di George Orwell, indicato come fonte delle formule capaci di riassumere i meccanismi retorici dei bellicismi.

Le espressioni attribuite a Orwell vengono riportate come sintesi di una dinamica in cui guerra, libertà e ignoranza assumono significati capovolti rispetto all’uso comune: “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù”, “l’ignoranza è forza”.

summit defence industry, spesa militare e obiettivi al 5% del pil

Nel racconto della cornice del vertice, si evidenzia l’apertura con il Summit Defence Industry, descritto come evento dell’industria bellica legato alla guida dei governi dell’Alleanza atlantica. Viene indicato come riferimento al complesso militare industriale occidentale che, secondo i dati richiamati, rappresenta il 55% della spesa militare globale del 2025, pari a 1.581 miliardi di dollari, a fronte dei 190 miliardi complessivi attribuiti alla Russia secondo Sipri.

Accanto ai numeri, viene richiamato un vincolo politico: i paesi membri sarebbero tenuti a raggiungere il 5% del proprio prodotto interno lordo in ambito difesa e armamenti. Per l’Italia, il dato riportato comporterebbe uno spostamento ulteriore: altri 500 miliardi di euro entro il 2035, sottraendoli a investimenti civili e sociali.

erdoğan e la pistola simbolica al summit

La chiusura dell’incontro di Ankara viene descritta includendo un gesto materiale: il padrone di casa Erdogan avrebbe donato a tutti i partecipanti una pistola funzionante prodotta in Turchia. L’oggetto sarebbe stato personalizzato con il nome di ciascun ospite inciso sulla canna, oltre all’inclusione dei relativi proiettili.

Viene inoltre richiamata la presenza di un elemento interpretativo collegato alla dimensione culturale: la Lettera aperta dell’Arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia è citata con un passaggio che richiama l’idea di misurare la sicurezza contando le armi e l’assenza della domanda su quanta paura sia necessaria per custodirla. Nel testo richiamato, viene indicata come “pace” l’intervallo in cui nessuno ha ancora sparato e come equilibrio il terrore reciproco.

militarizzazione dei rapporti e trasformazione culturale

La dinamica descritta viene collegata a una militarizzazione totale delle relazioni e della società, a beneficio esclusivo di chi produce e vende armi. In tale quadro, viene indicata la necessità di un nemico assoluto, esistenziale e permanente, presentato come condizione per sostenere la logica bellicista.

La trasformazione culturale viene associata anche alle parole attribuite alla filosofa Donatella Di Cesare, citata per aver spiegato che il riarmo non si limita a generare nuovi armamenti, ma produce una trasformazione politica e culturale. Viene riportato che tornerebbero a essere esaltati valori ritenuti arcaici come obbedienza, sacrificio, coraggio e virilità, con una retorica che li riproporrebbe come virtù civiche.

proposta di legge popolare difesa civile non armata e nonviolenta

Accanto alla narrazione delle decisioni Nato e della cornice industriale, viene presentata una proposta di legge popolare in corso con obiettivi politici e sociali. Il progetto riguarda la Difesa civile, non armata e nonviolenta e prevede un Dipartimento dedicato come infrastruttura nonviolenta, i Corpi civili di pace per la mediazione dei conflitti, e un Centro di ricerca per la pace e il disarmo, oltre al loro finanziamento, includendo l’opzione fiscale.

Viene indicato anche un obiettivo culturale: ridefinire i concetti di minaccia, sicurezza e difesa. Secondo quanto riportato, la guerra e la sua preparazione in epoca atomica sarebbero la principale minaccia dell’umanità, capaci di mettere a repentaglio la sicurezza di tutti e di sottrarre risorse alla difesa dei diritti sociali.

firme per portare la proposta in parlamento entro il 17 settembre

La proposta è descritta come collegata a un percorso di raccolta firme: viene indicata la necessità di 50mila firme entro il 17 settembre per portare la proposta di legge in Parlamento. La raccolta viene presentata come un impegno ampio, con enfasi sul valore dell’azione personale e collettiva.

Nel testo si collega tale impegno anche a un contesto informativo ostacolante: viene richiamato un oscuramento sistematico della maggior parte dei media rispetto alla narrazione del riarmo ad ogni costo. In parallelo, viene sostenuta la difesa della Costituzione italiana, richiamando che il documento “ripudia la guerra” e impegna a cercare mezzi e strumenti alternativi per difendere il Paese e risolvere le controversie internazionali.

Nel quadro comparativo, viene ribadita l’opposizione alla logica del 5% del Pil in armamenti, presentata come elemento centrale del confronto.

personaggi e figure citate

  • George Orwell
  • Erdogan
  • don Mimmo Battaglia
  • Donatella Di Cesare
Delirio bellicista al vertice Nato di Ankara: la sola alternativa possibile è una difesa non armata e nonviolenta

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