Deterrenza alla guerra: come farla pagare ai ricchi

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Deterrenza alla guerra: come farla pagare ai ricchi

La cornice costituzionale italiana offre un punto di partenza preciso per ragionare su spesa pubblica e sicurezza. L’articolo 11 definisce la scelta di campo contro la guerra e orienta l’azione verso la pace e la giustizia tra le nazioni. Da questa impostazione nasce una domanda concreta: come finanziare una difesa comune europea senza sottrarre risorse essenziali a sanità, lavoro e istruzione, soprattutto quando il contesto sociale richiede attenzione immediata alle priorità interne.

costituzione italiana e articolo 11: pace, limiti alla guerra e promozione delle organizzazioni internazionali

La Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per risolvere controversie internazionali. Nello stesso impianto, l’Italia accetta limitazioni di sovranità in condizioni di parità con gli altri Stati, quando tali limitazioni siano necessarie a un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni. Il testo costituzionale sottolinea inoltre la volontà di promuovere e sostenere organizzazioni internazionali orientate a questo obiettivo.

Su questa base, risulta centrale valutare l’idea di una difesa comune europea: impostarla in chiave di mera deterrenza risponderebbe comunque a un bisogno organizzativo più ampio, permettendo di aggregare capacità su scala più vasta e liberare risorse economiche da destinare al miglioramento della vita delle persone.

difesa comune europea: risorse liberate e priorità sociali

Secondo l’impostazione proposta, spendere soldi per armarsi come singolo Stato, in una fase di grande difficoltà sociali, viene considerato miope. La critica si concentra sulla compatibilità tra richieste di sicurezza e tenuta della spesa sociale: se l’obiettivo è preservare risorse per bisogni fondamentali, la strada indicata passa da una riorganizzazione su scala europea della capacità difensiva.

In questa prospettiva la difesa comune europea consentirebbe di risparmiare risorse da impiegare nella sfera sociale. Il nodo successivo diventa operativo: come reperire i fondi necessari senza ridurre la spesa destinata a chi non può permettersi tagli su salute, lavoro e istruzione.

articolo 53 e contributo di scopo: far pagare i grandi patrimoni

Per sostenere il finanziamento viene richiamato l’articolo 53 della Costituzione. Il testo stabilisce che tutti devono concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva, e che il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

La proposta, nello scenario delineato, prevede che il contributo riguardi lo 0,1% più ricco della popolazione: circa 50mila adulti con patrimonio netto oltre 5,4 milioni. Al di sotto di quella soglia, il contributo risulterebbe assente; al di sopra, si applicherebbero aliquote marginali dell’1, 2 e 3%.

aliquote marginali e esempi: importi su patrimoni diversi

Per rendere la misura più concreta, vengono riportati alcuni esempi: chi possiede 6 milioni netti pagherebbe 6mila euro l’anno. Chi dispone di oltre 10 milioni netti pagherebbe meno di 60mila.

gettito e obiettivo: 13,2-15,7 miliardi per la difesa comune senza tagli sociali

Il gettito potenziale indicato si collocherebbe intorno a 13,2-15,7 miliardi all’anno. L’importo sarebbe pensato per coprire la difesa comune, evitando di incidere sui conti necessari a garantire risorse fondamentali per la salute, il lavoro e l’istruzione.

Secondo l’impianto descritto, questa impostazione potrebbe consentire un allineamento tra orientamenti politici differenti, includendo anche posizioni che in passato hanno contestato la questione in specifici contesti.

patrimoniale e alternative: contributo di scopo e proposta europea uniforme

La proposta individua un passaggio decisivo: introdurre un contributo di scopo per i grandi patrimoni, dato che l’adozione di una misura etichettata come patrimoniale produrrebbe timori anche in chi non riesce a fine mese. Per le possibili conseguenze finanziarie, vengono richiamati studi ed esperienze internazionali: in contesti come Svizzera, Norvegia e Spagna, la patrimoniale non avrebbe necessariamente generato fughe di massa, anche per la presenza di altri fattori in grado di trattenere i capitali, come i legami con il territorio e la qualità dei servizi.

Un ulteriore elemento di garanzia viene indicato nella forma della misura europea uniforme: un’imposta applicata su scala europea in modo coerente favorirebbe la costruzione di un grande progetto di difesa europea comune. In questo quadro, sarebbero inoltre possibili politiche di contrasto alle strategie di uscita dei capitali, riducendo i rischi di spostamenti opportunistici.

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