Corte Suprema Usa e ius soli salvo: cosa cambia con Trump e la sua spinta politica
Una settimana densa di pronunce ha ridefinito assetti e equilibri negli Stati Uniti, con un impatto immediato sulla scena politica e sulle possibilità d’azione dell’esecutivo. Per Donald Trump il bilancio complessivo non risulta totalmente negativo: una delle decisioni più attese finisce contro la linea perseguita dal presidente, ma la maggioranza conservatrice della Corte Suprema apre anche la porta a nuovi strumenti di intervento su immigrazione e poteri federali, rafforzando il ruolo dell’amministrazione.
corte suprema e cittadinanza: stop a trump, ma quadro istituzionale più favorevole
Al centro dell’attenzione c’è la sentenza sulla cittadinanza, la più attesa tra una ventina di decisioni pubblicate in pochi giorni. La Corte Suprema, respingendo la posizione di Trump, riafferma il principio del 14esimo emendamento: chi nasce sul suolo statunitense è cittadino degli Stati Uniti.
Il confronto politico e legale era esploso il 20 gennaio 2025, primo giorno del secondo mandato di Trump, con un ordine esecutivo che mirava a negare la cittadinanza per diritto di nascita ai figli di genitori senza regolare permesso di soggiorno, compresi figli di persone con visti temporanei per lavoro o studio. La misura si appoggiava a un’idea diffusa in alcuni ambienti della destra: secondo tale interpretazione, il 14esimo emendamento sarebbe stato scritto per garantire la cittadinanza ai figli degli schiavi. La Corte, però, ricolloca il nodo nella corretta lettura storica: già a fine Ottocento era presente un’interpretazione prevalente diversa, secondo cui chi nasce negli Stati Uniti è cittadino.
ius soli e conseguenze pratiche: stati divisi, incertezza per milioni di persone
La vicenda, dopo una lunga battaglia nelle corti inferiori, arriva alla Corte Suprema che ristabilisce l’interpretazione considerata prevalente. Lo scontro produce disordine anche sul piano territoriale: alcuni Stati a guida repubblicana hanno adottato l’impostazione dell’ordine di Trump, mentre in altri – governati da maggioranza democratica – continua il riconoscimento dello ius soli.
Anche se la decisione non opera in senso retroattivo, la misura aveva alimentato incertezza riguardo a circa sei milioni di americani nati da genitori senza permesso di soggiorno. Sullo sfondo c’era anche il rischio di un impatto economico: l’esclusione dai processi produttivi di milioni di persone nate e cresciute nel Paese avrebbe potuto alterare percorsi lavorativi e di integrazione.
Per la destra, la conclusione rappresenta una sconfitta rilevante: eliminare lo ius soli avrebbe significato ricorrere alla Costituzione per giustificare politiche identitarie e anti-immigrazione.
immigrazione e deportazioni: nuove regole che ampliano i margini presidenziali
Se sulla cittadinanza Trump ottiene un esito negativo, sulla materia migratoria la maggioranza della Corte assegna all’amministrazione strumenti più aggressivi. Le decisioni consentono di procedere sulla revoca del Temporary Protected Status, finora concesso a persone provenienti da Paesi segnati da guerre, disastri naturali o minacce alla vita e alla sicurezza.
Secondo quanto riportato, almeno 350mila haitiani e 6mila siriani vedono venir meno le tutele legali e si trovano esposti al rischio di deportazione. In parallelo, un’altra sentenza attribuisce agli agenti federali la possibilità di bloccare – prima dell’ingresso negli Stati Uniti – i richiedenti asilo. Se il richiedente dovesse comunque raggiungere il suolo statunitense, il diritto sarebbe quello di essere ascoltato da un giudice.
serie di decisioni e contesto: continuità con centinaia di provvedimenti
Questi due tasselli si sommano a oltre 700 provvedimenti adottati dall’amministrazione con l’obiettivo di limitare drasticamente l’immigrazione. Il quadro complessivo risulta così sbilanciato: anche senza ottenere il sostegno della Corte sulla cittadinanza, l’esecutivo ottiene un via libera rilevante per deportazioni e respingimenti.
poteri presidenziali e burocrazia federale: controllo politico sugli organi indipendenti
Al di là della dimensione migratoria, la caratteristica più importante emersa dai pronunciamenti riguarda l’allargamento dei poteri del presidente. Da almeno mezzo secolo il rafforzamento dell’esecutivo rispetto a legislativo e giudiziario è in evoluzione; le sentenze dei giudici conservatori aggiungono ulteriore slancio.
La Corte stabilisce che Trump può licenziare i commissari degli organi indipendenti di controllo. In precedenza, l’allontanamento era ammesso solo in caso di inefficienza, negligenza o cattiva condotta. Ora diventa possibile rimuovere i commissari anche quando il presidente non condivide le loro valutazioni.
eccezione federal reserve: autonomia della fed e blocco del presidente
Resta un’eccezione: la Federal Reserve. Trump vorrebbe liberarsi di Lisa Cook, governatrice indicata come democratica, citata con l’accusa di aver manipolato documenti finanziari per ottenere un mutuo immobiliare, senza che vi siano prove secondo quanto riportato. La Corte blocca l’iniziativa, riaffermando l’autonomia dell’organo legato alla stabilità economica del Paese.
La durata dell’eccezione non è definita, ma il principio generale imposto dalle decisioni rimane: la macchina amministrativa pubblica viene sottoposta a maggiore controllo politico, rafforzando la svolta illiberale di questi mesi.
diritto di voto e regole elettorali: tentativi respinti e limiti alle restrizioni sulle spese
Un punto resta preservato: il voto. La Corte respinge la richiesta della Casa Bianca di cancellare il voto per posta. Ne deriva una possibilità per il Mississippi di contare le schede spedite entro il giorno dell’elezione, purché giunte fino a cinque giorni dopo l’Election Day.
In una sentenza separata, la Corte revoca ogni restrizione alle somme di denaro che i partiti possono spendere in coordinamento con i candidati. La decisione produce effetti favorevoli su fronti diversi: una parte del quadro risulta coerente con le preferenze dei democratici, mentre l’altra corrisponde agli interessi dei repubblicani.
Lo scontro sulle regole del voto continua quindi a rimanere aperto fino a novembre, con il timore che la Casa Bianca possa intervenire in caso di sconfitta repubblicana.
diritti delle persone transgender e sport: conferma dei divieti nelle competizioni femminili
Le persone transgender risultano al centro di un’ultima decisione. Con una sentenza pubblicata ieri, la Corte conferma la costituzionalità delle leggi di West Virginia e Idaho che vietano alle atlete transgender di competere nelle gare sportive femminili.
La pronuncia si colloca nel solco di un indirizzo più ampio: a marzo il Comitato Olimpico Internazionale ha vietato alle atlete transgender di competere nelle categorie femminili e ha stabilito che tutte le partecipanti dovranno sottoporsi a test genetici. Il risultato accentua la marginalizzazione della comunità, con ricadute descritte come progressive: identità cancellata per legge, espulsione dall’esercito, mancanza di protezione legale e un aumento di episodi di violenza.
Nel quadro complessivo delineato, la sentenza contribuisce a consolidare un impianto già in corso, presentato come una persecuzione definita silenziosa e devastante.
personaggi menzionati
- donald trump
- lisa cook
