Chat control il parlamento ue sulla sorveglianza di massa: cosa è stato deciso

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Chat control il parlamento ue sulla sorveglianza di massa: cosa è stato deciso

La privacy dei minori online sta diventando uno dei fronti più delicati della politica europea. Al centro dello scontro c’è un nodo semplice da descrivere e complesso da risolvere: consentire o vietare ai grandi gruppi tecnologici di accedere ai contenuti delle chat dei cittadini europei per contrastare gli abusi digitali. Mentre il Parlamento e il Consiglio discutono il confine tra protezione dei bambini e tutela della riservatezza, la frattura tra le istituzioni del Vecchio Continente si fa sempre più netta.

chat control e sorveglianza di massa: il limite della crittografia end-to-end

Il 9 luglio l’Aula di Strasburgo ha ribadito un principio considerato invalicabile: nessuna possibilità di accesso alle comunicazioni digitali quando sono protette dalla crittografia end-to-end. Il voto richiama posizioni già espresse in precedenza, con l’Eurocamera che aveva adottato una linea analoga l’11 marzo e la Commissione Libe che l’aveva anticipata nove giorni prima.

Questa impostazione, però, è stata respinta dal Consiglio europeo perché ritenuta troppo debole rispetto alla minaccia legata ai minori. La conseguenza politica è stata rilevante: i negoziati del trilogo sono stati abbandonati il 16 marzo, con l’idea che un controllo ritenuto inefficace potesse non offrire garanzie adeguate.

deroga eprivacy e messaggi inviolabili: lo scenario su cui si discute

La discussione ruota anche attorno a una deroga associata alla tutela della riservatezza garantita dalla direttiva ePrivacy del 2003. In base alla logica della disciplina, i messaggi in chat resterebbero inviolabili come la posta privata, ma l’Europa consentirebbe un’eccezione per finalità di tutela dei minori.

La deroga permetterebbe ai grandi operatori tecnologici, su base volontaria, di “spiare” i messaggi. L’impianto è in vigore dal 2021, con proroghe fino al 2024. Dopo la bocciatura di marzo, dal 3 aprile si applicherebbe il regime ordinario, e le chat risulterebbero segrete anche per le multinazionali statunitensi.

parlamento europeo contro consiglio ue: il fossato sulla privacy dei minori

La distanza tra Parlamento e Consiglio emerge con forza nella gestione del quadro normativo. Il punto di attrito riguarda la possibilità di mantenere una deroga che consenta l’accesso ai contenuti, secondo il Consiglio, per assicurare una protezione più efficace ai minori. Il Parlamento, invece, intende preservare in modo più rigoroso il diritto alla privacy.

In questo contesto, anche la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, risulta aperta a un passo indietro sul terreno della riservatezza, pur in contrasto con l’esito precedente dell’Aula. Il 22 giugno avrebbe inviato una lettera ufficiale al Consiglio Ue per sollecitare una nuova presentazione del provvedimento.

big tech e scansioni: la scelta di continuare anche senza accordo

Nonostante il percorso politico e le bocciature, Facebook, Google, Microsoft e Snapchat hanno continuato a procedere con la scansione dei messaggi. La motivazione indicata è stata legata alla necessità di non ridurre la protezione dei minori: il tema viene presentato come non solo giuridico, ma anche centrato sulla tutela dei bambini.

La spinta favorevole a consentire l’accesso alle chat proviene anche da una parte della società civile. 247 organizzazioni dedicate alla tutela dei bambini hanno sottoscritto un appello per permettere ai colossi di accedere ai messaggi degli utenti. Nel documento viene denunciato “fermamente” il mancato raggiungimento dell’accordo europeo sulla deroga della privacy, con l’affermazione che tale omissione crea una lacuna profondamente allarmante e irresponsabile per la protezione dei minori.

emendamento sulle chat con crittografia end-to-end: cosa cambia dopo il voto

Il Parlamento ha emendato nuovamente la proposta, introducendo una modifica essenziale: esclusione dalla sorveglianza delle comunicazioni a cui è, è stata o sarà applicata la crittografia end-to-end. Adesso il Consiglio avrà tre mesi per approvare o respingere le modifiche approvate dall’Aula.

In caso di rifiuto, Parlamento e Consiglio avvierebbero una procedura di conciliazione per scrivere un testo condiviso. Alcune frange parlamentari, però, hanno segnalato possibili forzature nella linea sostenuta dalla presidente e dal Consiglio.

voti in aula e maggioranze: i numeri delle due bocciature e il ripiegamento

In seconda lettura, il Parlamento può bocciare una proposta del Consiglio in toto solo con maggioranza assoluta, quindi con un’esigenza diversa rispetto al primo voto. Per rispedire al mittente la sorveglianza di massa invocata dal Consiglio servivano 360 “sì”, ma il risultato si è fermato a 314 favorevoli. Le opposizioni hanno raggiunto 276 voti contrari, con 17 astensioni.

Neppure alla seconda verifica si è arrivati alla soglia: i favorevoli sono stati 276, i contrari 286 e le astensioni 30. Di conseguenza il Parlamento ha scelto un percorso di compromesso, ripiegando su un emendamento volto a indebolire la proposta dei governi nazionali in seno al Consiglio.

Per il nuovo scenario normativo occorrerà attendere almeno 180 giorni. In una nota, Gaetano Pedullà (europarlamentare del Movimento 5 Stelle) ha affermato che, se il Consiglio non accettasse le modifiche nei tempi previsti, si aprirebbe la conciliazione, aggiungendo l’avvertimento che l’esito del voto non dovrebbe essere capovolto.

big tech e tribunali: scansioni e condanne oltreoceano

Nel frattempo, la dinamica europea si intreccia con quanto accade negli Stati Uniti. Big Tech, con un riferimento esplicito anche al contesto politico, ha comunicato l’intenzione di proseguire le scansioni dei messaggi per proteggere i minori.

Il riferimento più diretto riguarda la condanna di Meta: il 24 marzo il tribunale del New Mexico ha sanzionato Meta, il gruppo collegato a Mark Zuckerberg, per non aver tutelato i minori dall’sfruttamento sessuale. La sanzione indicata ammonta a 375 milioni di dollari. Inoltre, su Meta pesa anche un rischio legato a una possibile multa record: la richiesta avanzata da quattro Stati americani al tribunale della California arriva fino a 1.400 miliardi di dollari, sempre per mancata tutela dei ragazzi.

In Europa, Facebook e le altre piattaforme vengono descritte come l’ultimo baluardo a difesa dei minori, nell’attesa che l’eccezione alla tutela della privacy diventi una norma stabile e duratura tramite il regolamento chat control in fase di trilogo.

personalità citate e ruoli nel confronto

Nel dibattito istituzionale e politico compaiono alcune figure centrali nelle posizioni e nelle iniziative descritte:

  • Roberta Metsola
  • Gaetano Pedullà
  • Mark Zuckerberg
Chat control, Europa sempre più divisa tra privacy e minori: il Parlamento boccia ancora il Consiglio Ue sulla “sorveglianza di massa”

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