Baseball per ciechi negli usa: come io e la mia compagna non vedente lo abbiamo portato oltreoceano
Matteo Briglia racconta una vita costruita attorno a sport, viaggi e inclusione reale, intrecciando esperienze professionali e percorsi personali. Nato a Milano nel 1968, non vedente dalla nascita a causa di una fibroplasia retrolentale legata a prematurità e a un’eccessiva esposizione a luce e ossigeno in incubatrice, ha trasformato limiti e criticità in strumenti per esplorare culture, sostenere discipline sportive adattate e promuovere una partecipazione che non resti solo sulla carta. La sua storia attraversa baseball e tennis, fino al ruolo di speaker per partite di baseball non vedenti al centro sportivo Kennedy di Milano.
chi è matteo briglia e come nasce la sua passione
La formazione di Matteo Briglia comprende il diploma alla scuola interpreti e traduttori e una laurea conseguita allo Iulm di Milano. Parallelamente all’ambito di studio, ha lavorato presso una grande azienda informatica, esperienza che si affianca a un percorso sportivo di alto livello. Nel tempo ha raggiunto risultati rilevanti anche come campione italiano in baseball per ciechi e blind tennis.
La passione per la conoscenza non riguarda soltanto i luoghi: rientra in un interesse costante verso costumi e società multietniche, coltivato insieme all’osservazione e alla pratica sportiva, con un’attenzione alle dimensioni psicologiche, emotive e prestazionali.
baseball per ciechi: da lampi milano alla diffusione negli stati uniti
Il contatto con il baseball avviene intorno al 1991 con la scoperta della MLB, alimentata da una passione che Briglia descrive come vivida ancora oggi. Un punto di svolta arriva circa nel 2009, quando passa dalla fruizione dal divano alla partecipazione diretta sul diamante. L’incontro con il baseball praticato da persone non vedenti in Italia, indicato come BXC, avviene grazie a un amico, Claudio Levantini, che Briglia ricorda con affetto.
In quella fase inizia a giocare per circa 11 anni con i Lampi Milano, contribuendo a risultati significativi. Con la squadra ottiene una doppietta di scudetti, nel 2013 e nel 2014.
risultati e ruolo pionieristico in usa
Briglia indica che, oltre all’aspetto sportivo, la passione per il baseball ciechi adattato—con dinamiche percepite come simili a quelle del baseball giocato da persone normodotate—lo porta, insieme alla compagna Ada Nardin, a promuovere la disciplina negli Stati Uniti. Vengono citati periodi tra il 2015 e il 2019, con soggiorni a New York e ad Harlem.
Nel raccontare l’esperienza, emergono anche criticità legate ad adattamento e incontri difficili, con episodi che sfiorano la xenofobia. Per contro, Briglia sottolinea che in particolare la comunità ispanica e afroamericana ha accolto la coppia con sintonia.
Il progetto mira a portare negli Stati Uniti una disciplina creata in Italia nel 1994. Nel risultato viene collocata la nascita della prima squadra di baseball composta da giocatori non vedenti e ipovedenti sul suolo americano: i New York Rockers.
beep ball e motivazioni per l’impostazione adottata
Secondo la ricostruzione di Briglia, prima dell’arrivo della squadra proposta, negli Stati Uniti veniva praticato il beep ball. Viene indicato che questa forma non sarebbe riconosciuta a livello paralimpico perché giudicata troppo assistiva, non in linea con i requisiti richiesti dalle federazioni internazionali. L’impostazione rivendicata punta a mantenere pienamente le dinamiche fondamentali della disciplina, richiamando battuta, corsa, lancio e presa.
blind tennis: laurea a campione italiano fispic e crescita personale
Un ulteriore filone sportivo riguarda il tennis adattato. Nel 2018 Briglia inizia a giocare a Blind Tennis, disciplina dedicata a persone con disabilità visiva. Viene richiamato che il Blind Tennis è stato inventato in Giappone nell’immediato dopoguerra, poi diffuso in Europa, Sudamerica e Stati Uniti circa dieci anni prima della sua esperienza descritta.
La pratica viene presentata come molto divertente e formativa sotto il profilo dell’autonomia personale e dell’orientamento, con una difficoltà non semplice da gestire. Nel percorso competitivo Briglia raggiunge l’obiettivo di diventare campione italiano Fispic nel settembre 2023.
Il tennis, inoltre, offre l’opportunità di viaggiare e partecipare a tornei internazionali, con la costruzione di rapporti umani che Briglia include tra gli aspetti più gratificanti.
viaggi, barriere e ostacoli culturali: il racconto delle esperienze
La spinta a viaggiare deriva dai genitori. Briglia racconta un viaggio in Perù nel 2011, organizzato con amici peruviani con zaino in spalla. Ricorda anche esperienze in Messico e Brasile, oltre a incontri e spostamenti in vari paesi europei.
Dal punto di vista delle difficoltà, emergono episodi collegati a mancata accessibilità. Nel complesso, Briglia dichiara di aver spesso beneficiato di un assistenza adeguata in aereo.
barriere architettoniche e problemi di empatia
Alla domanda su barriere e ostacoli, la risposta è netta: secondo Briglia non si tratta di un contesto privo di difficoltà. Nelle città visitate come persona cieca affronta ostacoli, criticità e soprattutto assenza di empatia, cultura e sensibilità. Il focus viene posto più sugli ostacoli culturali che sulle barriere architettoniche.
pietismo e sensazionalismo: come vengono percepite le persone non vedenti
Tra gli aspetti più dolorosi, Briglia descrive episodi in cui veniva trattato come un pacco postale oppure come un supereroe che viaggia da solo. Viene ribadita l’esigenza di eliminare pietismo e sensazionalismo, rivendicando il proprio ruolo di persona non vedente a cui piace vivere il viaggio come turista, conoscere realtà diverse e scoprire il mondo attraverso voci, rumori e odori.
inclusione lavorativa in italia: formazione, lavoro e limiti tecnologici
Briglia affronta il tema dell’inclusione lavorativa in Italia sottolineando un’esperienza sorprendente e inattesa. Pur avendo una formazione come interprete e traduttore, dopo un corso di analisti e programmatori patrocinato dall’Unione europea a Bologna, al rientro a Milano non segue una strada legata esclusivamente alla traduzione.
Inizia invece a lavorare in una società informatica, descrivendo la fase come un’esperienza positiva, sostenuta da attenzione ai valori umani, lavoro di gruppo e progetti condivisi. La “gavetta” viene riportata come maturata direttamente sul campo.
anni di lavoro e autonomia digitale
Gli ultimi anni vengono presentati con difficoltà maggiori rispetto all’inizio. Secondo Briglia, gli ausili informatici per persone non vedenti spesso non erano aggiornati rispetto alle nuove architetture aziendali nei sistemi software. La conseguenza descritta riguarda l’estrema difficoltà nel rilasciare versioni degli applicativi in grado di garantire una piena autonomia.
La chiusura del percorso lavorativo viene riassunta come un passaggio a un ruolo di pensionato: Briglia si definisce “pensionato di lusso”, senza lamentele rispetto ad altre condizioni.
ostacoli per la disabilità in italia: cultura, formazione e promesse politiche
Tra gli ostacoli maggiori per chi vive una disabilità, Briglia richiama non soltanto fondi dedicati e servizi, ma una mancanza di visione culturale. Viene segnalata l’esigenza di formazione ampia, orientata al rispetto delle pari opportunità, con l’obiettivo di garantire una vita dignitosa a tutti.
Secondo la ricostruzione, nel paese manca una cultura di massa sulla disabilità “a tutto tondo”, con eccessivo pietismo, banalizzazioni e pregiudizi ancora radicati.
politica e attenzione concreta durante la pandemia
Briglia ricorda che durante la pandemia di Covid tutti i partiti in Parlamento avrebbero promesso maggiore cura e attenzione alle persone più fragili, ai non autosufficienti e alle famiglie con disabili a carico. Successivamente, la percezione è che non ci sia quasi nulla di concreto rispetto a quelle parole.
Viene indicato che nessun governo, indipendentemente dal colore politico, ha risolto una volta per tutte i disagi che colpiscono chi vive condizioni di fragilità. Anche vivendo a Milano, dove alcuni elementi migliorano, viene riconosciuto che resta lavoro da fare per arrivare a una città inclusiva per tutti.
società e comunicazione: diritti da rivendicare e voce in capitolo
Nel rapporto con la società, Briglia dichiara di non aver vissuto episodi gravi di discriminazione. Secondo la sua visione, conta l’approccio delle persone con disabilità in un mondo sempre più complesso. Vengono evidenziate però modalità di sguardo basate su tristezza e pressapochismo, come se tutte le persone disabili fossero uguali e avessero bisogni identici.
La sfida passa in larga parte dalle scelte di vita: Briglia sottolinea l’importanza di rivendicare i propri diritti e di sviluppare forme di comunicazione corrette. Conclude che dare più voce alle persone con disabilità sulle decisioni che le riguardano rappresenta un primo passo fondamentale.
figure citate nel percorso di matteo briglia
- Matteo Briglia
- Ada Nardin
- Claudio Levantini
