Aggressione a Milano: Lamin Saidilly resta in carcere
Un arresto che si è trasformato in una decisione di custodia cautelare. Lamin Saidilly, un 22enne nato in Italia da genitori originari del Gambia, resta in carcere dopo l’accusa di aver tentato di uccidere un uomo di 55 anni, Gerardo P., colpendolo con una ventina di coltellate la mattina del 4 luglio in via Capecelatro, a Milano.
l’arresto di lamin saidilly e la custodia cautelare
Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Luigi Iannelli, ha convalidato l’arresto e ha disposto la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta del pm Elio Ramondini.
Nell’ordinanza il giudice qualifica l’episodio come “un fatto a dir poco eccentrico e apparentemente insensato”. A preoccupare non è soltanto la gravità dell’aggressione, ma anche quanto dichiarato dal giovane subito dopo l’intervento degli agenti: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”. Secondo il gip, questa frase costituisce “gran parte dell’aspetto allarmante e inquietante” della vicenda.
tentato omicidio aggravato: valutazioni del gip
Il provvedimento riconosce la contestazione di tentato omicidio aggravato dai futili motivi. In questa fase, invece, viene esclusa l’aggravante della premeditazione.
La permanenza in carcere viene motivata anche dalla presenza, secondo il giudice, sia del pericolo di reiterazione del reato sia del pericolo di fuga. Tali elementi rafforzano la necessità della misura cautelare.
perizia psichiatrica e “stato mentale” dell’indagato
Ritenendo indispensabile un chiarimento sul contesto personale, il giudice dispone approfondimenti mirati sullo stato mentale dell’indagato tramite consulenza o perizia psichiatrica. L’accertamento dovrà stabilire se dietro l’aggressione possano esserci disturbi di natura psichica che aiutino a comprendere il gesto.
Il gip collega la necessità di questo passaggio alla difficoltà, allo stato, di ricondurre l’episodio a un movente coerente. La verifica clinica viene quindi indicata come un elemento fondamentale per interpretare una condotta che continua a presentarsi priva di un apparente motivo.
approfondimenti sugli elementi del profilo e i collegamenti estremisti
Parallelamente proseguono gli accertamenti sul profilo del giovane. Nei giorni successivi all’episodio, l’attenzione si era concentrata sull’immagine utilizzata come sfondo del telefono cellulare e come foto del profilo WhatsApp. L’immagine ritrae un guerrigliero islamico con una kefiah, inginocchiato in preghiera accanto a un fucile d’assalto.
Secondo fonti investigative e giudiziarie vicine all’inchiesta, allo stato non emergono elementi concreti tali da far ipotizzare un percorso di radicalizzazione islamista. La foto, infatti, sarebbe decontestualizzata e, da sola, non sarebbe sufficiente a dimostrare un coinvolgimento in movimenti terroristici.
sequestri a Conegliano e fogli manoscritti
Ulteriori attività investigative riguardano quanto sequestrato a Conegliano, dove il giovane viveva con il padre. Gli uomini della Digos hanno posto sotto sequestro alcuni fogli manoscritti nei quali, secondo quanto riferito dagli investigatori, l’autore annotava l’intenzione di compiere atti violenti utilizzando coltelli o altre lame.
Il materiale resta ora al vaglio degli inquirenti: sarà necessario stabilirne il significato e verificare se possa essere collegato all’aggressione avvenuta a Milano. L’inchiesta mantiene dunque un’impostazione basata su due direttrici, da un lato la ricostruzione del movente e delle eventuali intenzioni, dall’altro gli accertamenti sulle condizioni psichiche considerate determinanti per comprendere l’episodio.
figure coinvolte nell’inchiesta e nell’udienza
- Lamin Saidilly
- Luigi Iannelli
- Elio Ramondini
- Gerardo P.
