Zelensky a putin trattative di pace senza aspettare gli usa

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Zelensky a putin trattative di pace senza aspettare gli usa

Zelensky ha rilanciato l’idea di un confronto diretto con il Cremlino, ma l’effetto delle sue parole non si è fermato al piano diplomatico. Le dichiarazioni del 3 giugno, emerse durante l’incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte, hanno sollevato un nodo politico più ampio: la percezione che Washington stia concentrando l’attenzione su altre priorità, con l’Ucraina in attesa “in coda” mentre si sposta il baricentro della guerra.

zelensky e il nodo dell’attenzione statunitense

Secondo quanto riportato, nel colloquio con Rutte il presidente ucraino ha indicato una gerarchia di interessi all’interno degli Stati Uniti. Il punto centrale riguarda l’affermazione secondo cui l’Iran sarebbe “la questione numero uno” per Washington, mentre il tema ucraino arriverebbe dopo. Una lamentela che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto restare limitata a un riscontro politico, ma che ha finito per produrre un’onda più ampia, perché gli stessi passaggi vengono ripresi anche in un testo indirizzato direttamente a Mosca.

la lettera a putin e la proposta di un incontro bilaterale

Le parole pronunciate davanti al segretario della Nato vengono riprese in una lettera pubblicata e indirizzata a Vladimir Putin, con l’obiettivo di avanzare l’idea di un incontro diretto tra i due leader per arrivare a un cessate il fuoco e gettare le basi per un accordo di pace. Nella missiva si sostiene che l’amministrazione statunitense sarebbe pienamente concentrata sulla questione iraniana e che sarebbe un errore attendere che la guerra in Europa ritorni al centro dell’attenzione.

cremlino e tempi: disponibilità apparente

Dal Cremlino emergerebbe una disponibilità apparente, accompagnata però da un atteggiamento che mira a prendere tempo. In parallelo, viene indicato che l’Europa prova a sfruttare l’occasione per tornare a un ruolo più determinante negli equilibri legati al percorso di pace.

sfiducia verso trump e la leva della “esclusione” dai negoziati

Le dichiarazioni di Zelensky vengono presentate come l’espressione di una sfiducia accumulata verso l’amministrazione Trump. Il contributo americano ed europeo viene comunque ribadito come fondamentale per il successo di eventuali colloqui, ma nella posizione del presidente ucraino sarebbe maturata la convinzione che il conflitto con la Russia non costituisca più una priorità per Washington. Viene riportato inoltre che, in alcuni casi, l’azione di Trump sarebbe stata considerata deleteria per la causa ucraina.

la carta pesante: “un processo di pace” senza trump

La leva decisiva inserita nel ragionamento di Zelensky riguarda l’idea di escludere il tycoon da un ipotetico processo di pace. Nel corso dell’incontro con Rutte si legge la posizione secondo cui gli Stati Uniti sarebbero tra i soggetti capaci di incoraggiare Putin a porre fine alla guerra. La formula politica resta orientata al coinvolgimento americano e europeo, ma la conclusione si trasforma in una condizione: se l’attesa non porta risultati e se l’attenzione statunitense si sposta, allora la trattativa potrebbe muoversi in modo diverso, anche senza la presenza di Trump.

la ripetizione del messaggio anche nei giorni successivi

Il concetto viene rilanciato anche il giorno dopo tramite la lettera inviata a Putin. La linea è quella del tempo della pace: parlare direttamente, senza dover attendere i comodi degli Stati Uniti. In questo quadro, la posizione di Mosca viene descritta come interessata a lasciare aperta la possibilità dell’incontro, senza accelerare realmente.

mosca invita zelensky a mosca: un passaggio per guadagnare tempo

Il Cremlino, in modo provocatorio, avrebbe invitato Zelensky a Mosca. La pista viene qualificata come difficile, e la lettura riportata è che l’iniziativa possa servire a prendere tempo e mantenere aperta la possibilità di un incontro senza chiudere alla proposta di un confronto diretto. Sullo sfondo resta il riferimento al fatto che, con Trump, la Russia avrebbe spesso trovato più un alleato che un nemico.

unione europea: pace come priorità e ruolo da definire

Il tema passa rapidamente alla sfera europea e attira attenzione nell’Unione europea. Il quadro descritto evidenzia una fase in cui l’UE appare quasi rassegnata a un ruolo marginale: spesso chiamata a sostenere con supporto economico e militare la resistenza di Kiev, ma con minor peso sul piano negoziale.

commissione europea: sostegno ai negoziati senza indicare un mediatore

La lettera aperta viene interpretata come un segnale dell’Ucraina interessata ai negoziati. Una portavoce della Commissione sostiene che l’Ucraina vuole la pace e l’Europa vuole la pace. Viene specificato che non si intende entrare nella discussione su chi debba essere il mediatore, lasciando che il tema si sviluppi secondo scelte e iniziative degli Stati membri.

francia e germania: negoziati diretti e urgenza di sedersi al tavolo

Se Bruxelles non chiarisce un perimetro di mediazione, il discorso viene ripreso dai singoli governi. In primo piano emerge la Francia, con un’indicazione collegata al presidente Emmanuel Macron, chiamato a ribadire la linea dei negoziati diretti tra Ucraina e Cremlino. Viene riportata l’idea che l’Ucraina e la Russia possano costruire sia un cessate il fuoco sia un piano di pace, mentre gli europei, considerati tra i principali finanziatori dello sforzo bellico ucraino, dovrebbero sedersi a un tavolo negoziale a un certo punto.

merkel? no: merz propone un percorso “associato” per l’adesione

Tra le proposte emerse dai giorni precedenti, circola il nome del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha proposto di accogliere l’Ucraina in UE come “membro associato”. Il concetto descritto mira a prevedere un accordo di associazione più solido rispetto a quello attuale, senza soddisfare pienamente le richieste di Kiev, ma mantenendo un profilo definito nel merito delle valutazioni.

linea tedesca: sedersi al tavolo per una soluzione urgente

Da Berlino, attraverso il ministro degli Esteri Johann Wadephul, si ribadisce la necessità di sedersi al tavolo. Nel quadro riportato, si afferma che il conflitto ha raggiunto una fase che richiede una soluzione urgente. Non viene formalizzata una candidatura, mentre resta la spinta a far convergere la discussione verso un avvio concreto.

cechia: leadership europea per i negoziati e indicazione anti-trump

Una spinta ulteriore arriva dall’area ceca con il primo ministro Andrej Babiš, che individua come momento determinante quello in cui l’Europa debba avere un ruolo nella pace. La posizione riportata sostiene che il cancelliere dovrebbe assumere la leadership dei negoziati, lasciando fuori Trump, con l’ulteriore condizione che Mosca accetti l’esclusione.

personaggi citati

  • Volodymyr Zelensky
  • Mark Rutte
  • Vladimir Putin
  • Emmanuel Macron
  • Friedrich Merz
  • Johann Wadephul
  • Andrej Babiš
Zelensky a Putin: “Non possiamo aspettare gli Usa per la pace”. E dall’Ue approvano. Così il fronte pro-Kiev prova a escludere il tycoon dai colloqui
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