Violenza sessuale prof della scuola militare Teuliè arrestato per frasi choc mi mandi una fotina ti do 8,5
Una denuncia interna ha acceso un’indagine che ha portato all’arresto di un professore di latino impegnato nella Scuola militare Teuliè di Milano, con l’accusa di violenza sessuale, maltrattamenti e concussione. Secondo quanto ricostruito, l’abuso della funzione docente avrebbe avuto come risultato la richiesta forzata di materiale intimo e la pressione sugli studenti, fino a incidere sulle prospettive scolastiche.
arresto professore di latino teuliè milano: accuse di violenza sessuale, maltrattamenti e concussione
Il docente è stato arrestato e posto ai domiciliari. Le contestazioni riguardano condotte realizzate abusando della posizione di docente e sfruttando condizioni di inferiorità psichica degli studenti. L’accusa descrive un meccanismo in cui sarebbero stati richiesti ripetuti atti sessuali e l’invio di materiale fotografico e video con immagini del corpo, del torso nudo e delle parti intime.
Secondo la ricostruzione, il comportamento sarebbe stato protratto per anni: l’azione viene indicata come avvenuta almeno dal 2024 fino a pochi giorni prima dell’arresto. Il quadro emerso include anche comunicazioni dirette via chat, nelle quali sarebbero stati collegati voti e richieste sessuali, presentate come “dettagli” o “aiutino”.
indagine partita da una denuncia interna e coordinamento dei carabinieri
L’indagine, coordinata dalla sezione di pg dei carabinieri presso Palazzo di Giustizia, è stata avviata grazie a una denuncia interna. La misura disposta dal giudice per le indagini preliminari richiama un comportamento che avrebbe evidenziato un chiaro spregio della deontologia e della legge penale, includendo la costrizione di studenti anche minorenni a subire atti sessuali.
valutazioni, manipolazione e impatto sul percorso degli studenti
La ricostruzione del giudice evidenzia anche la capacità del docente di mettere in atto condotte sessualmente violente e manipolatorie verso un numero significativo di studenti. Il contesto militare della scuola viene indicato come elemento che rafforza il peso della gerarchia rispetto agli ordinari percorsi scolastici, rendendo più marcata la posizione di autorità dell’insegnante.
modalità delle condotte secondo la procura: studenti fragili e controllo delle comunicazioni
Secondo la Procura, gli interessi del docente si sarebbero concentrati soprattutto sugli studenti più fragili, con problemi scolastici e quindi più esposti all’influenza di un professore. La dinamica descritta include richieste intrusive sulla vita sentimentale, corporea e intima, con domande relative a relazioni sessuali anche in relazione alle fidanzate.
pressione su voti, commissione e possibilità di conseguenze negative
Nella ricostruzione riportata nell’ordinanza, il docente avrebbe imposto rapporti personali riservati e separati dal normale contesto scolastico, arrivando a consegnare un numero di telefono e a condurre gli scambi tramite piattaforme come Telegram, usando nickname e messaggi considerati effimeri con cancellazioni delle conversazioni. Sarebbero state anche richieste convocazioni in luoghi appartati.
Un passaggio centrale riguarda la strumentalizzazione del potere valutativo e del ruolo del docente: sarebbero stati richiamati sia la funzione di insegnante sia la partecipazione a una commissione di maturità, lasciando intendere possibili conseguenze negative in caso di mancata adesione alle richieste.
testimonianze degli studenti: richieste di foto intime, atti di contatto e messaggi su telegram
Le testimonianze raccolte descrivono contatti fisici durante le ore e richieste esplicite di materiale intimo. In una dichiarazione, uno studente riferisce che durante le lezioni sarebbe stato toccato e appoggiato fisicamente, con palpeggiamenti anche in momenti successivi alle ore di lezione. La descrizione include tocchi su petto e gola.
invio di foto e video in cambio di spiegazioni e “aiuti”
Un altro studente riferisce che, dopo aver ricevuto chiarimenti su un elaborato, il professore avrebbe offerto disponibilità per aiuti scolastici e chiarimenti, ponendo però come condizione l’invio di foto o video. Le richieste sarebbero state presentate come materiale anche esplicito, relativo a parti intime.
Un ulteriore racconto collega l’andamento scolastico a un’istanza di gratificazione: viene riportato che in occasione di un compito con un voto molto basso, il docente avrebbe chiesto una foto intima in cambio della possibilità di uscire, accompagnando la richiesta con messaggi su Telegram. Nella testimonianza, il professore avrebbe scritto: “mi mandi una fotina?” usando un’emoji raffigurante una melanzana per indicare il tipo di richiesta. La narrazione descrive anche un meccanismo per cui, quando servivano “cose” al docente, lo studente inviava quanto richiesto.
cancellazione di messaggi e distruzione dei telefoni
La ricostruzione include indicazioni sul tentativo di eliminare le tracce. Si legge che il professore avrebbe chiesto di cancellare messaggi e foto, arrivando anche a far cancellare contenuti dai dispositivi. Un episodio specifico viene riportato dai carabinieri: il 29 aprile 2026, fuori dalla caserma, il docente avrebbe avvicinato un compagno offrendo un lecca-lecca e proponendo la distruzione del telefono dietro pagamento di 400/500 euro. In base alla ricostruzione, il ragazzo avrebbe rifiutato; a seguito del rifiuto, il docente avrebbe insistito chiedendo di cancellare almeno il contenuto.
pressione dopo la conoscenza dell’indagine: “so tutto” e timore per la convocazione
Un ulteriore elemento descritto riguarda la risposta del docente quando sarebbe venuto a conoscenza dell’esistenza dell’indagine. Intercettazioni riportano frasi come: “È importante, so tutto, qualcuno mi ha informato”. Successivamente, il docente avrebbe aggiunto di essere venuto a conoscenza tramite proprie fonti del fatto che uno dei ragazzi fosse dai magistrati per testimoniare.
Il giudice sottolinea la necessità di accertare in modo specifico le ragioni per cui il docente avrebbe ricevuto informazioni sulle indagini in corso. La ricostruzione include anche la tesi secondo cui il pagamento a studenti riguardasse non soltanto la cancellazione delle comunicazioni, ma anche dinamiche mirate a ingraziarsi gli studenti stessi.
pagamenti e promessa di intervento: denaro come leva
Una testimonianza descrive un “corso di recupero” seguito da un regalo: il docente avrebbe consegnato un buono Amazon da 100 euro. Nella narrazione, dopo il corso il professore avrebbe portato 350 euro in contanti, indicando che si trattava di un supporto legato al periodo e invitando a “divertirsi”. Lo studente riferisce anche messaggi reiterati in cui si prospettava disponibilità totale del docente.
Secondo la ricostruzione della Procura, l’obiettivo complessivo restava collegato alla coercizione anche tramite la minaccia di conseguenze legate alla bocciatura agli esami di maturità. La posizione attribuita al docente include frasi del tipo: “Se non vieni a casa mia concretizzando, la maturità la sostieni con le tue sole forze”.
dinamica finale: gratitudine imposta e controllo sulle scelte fino alla maturità
Nel quadro descritto, la dinamica tra aiuti, voti e richieste culmina nella pretesa di una gratitudine concreta. Le frasi riportate indicano un riferimento diretto all’intervento del docente come elemento decisivo nel percorso scolastico dell’anno, con la richiesta di non trascurare quel contributo. La ricostruzione contrappone la presenza del “generale” all’istituto di valutazione degli insegnanti: viene richiamato che alla maturità ci sono i professori e che la possibilità di influire sugli esiti passerebbe dal consenso richiesto al docente.
