Tarocchi e truffe a fin di bene: cosa racconta bianca pitzorno su pigiama party e il valore del tempo in cucina

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Tarocchi e truffe a fin di bene: cosa racconta bianca pitzorno su pigiama party e il valore del tempo in cucina

Bianca Pitzorno torna al centro dell’attenzione attraverso un’intervista pubblicata su La Stampa, offrendo uno sguardo diretto su vita privata, abitudini quotidiane e traiettoria editoriale. Reduce dal terzo posto al Premio Strega con La Sonnambula (Bompiani), indicato come il libro più venduto della sestina con 90mila copie, la scrittrice racconta una personalità lontana da ogni mediazione formale: in mezzo a dettagli domestici, riferimenti culturali e ricordi di scuola, emergono anche commenti netti sul mondo letterario.

bianca pitzorno tra pittura domestica e maestri ideali

Nel salotto della propria casa milanese, Pitzorno affianca le foto di famiglia a un collage composto da Marx, Engels e Darwin. L’immagine viene spiegata con chiarezza: “Sono i miei maestri”. A questa cornice si collega anche un’immagine ironica sul confronto con l’idea che i comunisti siano rimasti in pochi: da qui l’aggiunta di “qualche micetto”, elemento che richiama un tono leggero e personale.

Accanto alla dimensione simbolica, l’intervista riporta anche particolari concreti della casa. Le porte e le finestre dipinte a mano sono presentate come un progetto realizzato direttamente da lei: “Li ho fatti io”. Nel racconto emerge inoltre una scelta ostacolata in origine: l’intenzione di frequentare l’Accademia delle Belle arti sarebbe stata impedita dal padre. Ne risulta un filo narrativo in cui creatività e determinazione convivono con limiti incontrati lungo il percorso.

premio strega e successo di la sonnambula

Il punto di partenza dell’intervista è collegato alla candidatura al Premio Strega. Bianca Pitzorno arriva reduce dal terzo posto con La Sonnambula, romanzo pubblicato da Bompiani. Il libro viene descritto come il più comprato tra i testi della sestina: 90mila copie costituiscono il dato di vendita ricordato nell’intervista.

La cornice del riconoscimento si intreccia con un riepilogo della sua attività editoriale. Nel racconto convivono aspetti legati al quotidiano e alla socialità, insieme a una parte più dichiaratamente critica. La narrazione non si limita ai risultati: include abitudini, inclinazioni insolite e valutazioni rivolte al contesto culturale.

cene di classe e pigiama party: la socialità estiva in sardegna

Il fulcro delle relazioni e della socialità viene individuato nella Sardegna, regione che Pitzorno descrive come luogo di nascita e crescita. Il ritorno è periodico e strutturato: “Domani partirò per la Sardegna”, con l’indicazione di una casa a Sassari. Le vacanze diventano anche occasione di ospitalità ampia, con una disponibilità totale di otto letti.

Tra le pratiche ricorrenti delle estati spicca il modo in cui vengono mantenuti i contatti con le compagne di scuola. Pitzorno racconta di incontrarle ancora, quando possibile, e descrive cene di classe collegate all’atmosfera romanzesca, con un riferimento a quanto accade in un’opera di Mari ma con una differenza: si svolgono senza riffa. A completare il quadro delle consuetudini estive compaiono i “pigiama party” organizzati con le amiche.

critiche all’editoria e commenti diretti sui colleghi scrittori

Accanto alle abitudini, l’intervista attribuisce alla scrittrice anche una postura schietta nei confronti dell’ambiente culturale. Emergono giudizi taglienti sui colleghi scrittori e, nello stesso tempo, critiche dure all’editoria. Nel racconto, anche il rapporto con la figura di Michele Mari compare attraverso il riferimento narrativo usato per descrivere l’atmosfera delle cene di classe, chiarendo il collegamento tra finzione e memoria.

Nel quadro complessivo viene segnalata anche la presenza di un aspetto privato e speciale: la confessione sul diario segreto destinato a essere bruciato post mortem. Questo dettaglio contribuisce a delineare una dimensione personale tenuta separata dal resto della comunicazione pubblica.

personaggi citati nell’intervista

  • Bianca Pitzorno
  • Marx
  • Engels
  • Darwin
  • Michele Mari
“Faccio pigiama party con le amiche ancora vive. Leggevo i tarocchi e truffavo a fin di bene. Cucinare? Trovo idiota perdere tutto quel tempo per creare qualcosa che si consuma in tre bocconi”: così Bianca Pitzorno

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