Venezuela terremoto testimonianza disperata: scaviamo tra le macerie

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Venezuela terremoto testimonianza disperata: scaviamo tra le macerie

Le strade di Caracas sono dominate dalla disperazione mentre cresce il numero delle vittime accertate a seguito dei due terremoti che hanno colpito la capitale venezuelana. Tra le persone colpite si segnalano anche italo-venezuelani, con racconti di ore difficili segnate da crolli, difficoltà di comunicazione e una ricerca disperata di possibili sopravvissuti.

disperazione a caracas per la mancanza di soccorsi e luce

Secondo quanto riferito da Roberto Romanelli, giornalista della Voce di Caracas, la situazione nelle aree colpite è animata dalla percezione di assenza di aiuti immediati. In strada emerge la difficoltà di scavare tra le macerie e la richiesta di interventi più rapidi, con un focus sulla mancanza di militari e vigili del fuoco impegnati nel recupero delle persone intrappolate.

Romanelli parla di appelli sui social e di richieste di aiuto anche in tv, sottolineando che molte attività risultano ostacolate anche dal fatto che manca luce ed elettricità. Nel racconto della fase iniziale, la ricerca dei dispersi viene descritta come urgente, soprattutto in considerazione del numero dei palazzi crollati e delle stime formulate dalle autorità, indicate come almeno 250 persone in quella prima fase.

intervento internazionale e consolato italiano attivo

Con il progredire delle operazioni e il passaggio verso la fase di recupero, l’attenzione si sposta sugli interventi di salvataggio e sugli aiuti attesi anche da Roma. Romanelli indica che il consolato italiano si è attivato per supportare i cittadini italiani e che l’Italia sta inviando aiuti.

Nel quadro degli interventi internazionali citati, vengono menzionati anche aiuti provenienti da Stati Uniti, El Salvador e Colombia. La narrazione evidenzia una transizione dalla fase di emergenza iniziale alla gestione dei dispersi, con l’obiettivo di portare soccorso nelle aree dove i crolli sono stati più estesi.

terremoto a caracas: due scosse e blackout nelle comunicazioni

Romanelli racconta di essersi trovato in casa con la propria famiglia quando sono arrivate le prime scosse. Descrive un momento in cui ci si è diretti verso la porta e ci si è abbracciati nell’attesa che la scossa passasse, specificando che si è trattato di un evento abbastanza lungo. Successivamente, è stato appreso che le scosse erano due e che la seconda sarebbe stata più forte di 7.5.

Nei minuti successivi, la paura è stata legata alla sensazione che potesse cadere il palazzo. Una volta conclusa la fase più intensa, Romanelli riferisce che si è usciti in strada insieme ai vicini. Il racconto include i segnali emotivi percepiti tra chi gridava, chi piangeva e chi pregava, mentre viene precisato che nella zona di Colinas de Bello Monte non ci sono stati danni. Resta però il riferimento al distacco della luce e all’interruzione delle comunicazioni, con la ripresa dopo diverse ore.

zone colpite e numeri legati ai dispersi

Romanelli indica che la situazione più critica si è registrata in altre aree della città, citando Los Palos Grandes, Altamira e San Bernardino, dove sarebbero caduti edifici e si segnalano morti. A livello nazionale, come zona più colpita viene menzionata La Guaira, sulla costa, distante circa venti chilometri da Caracas, descritta come luogo di villeggiatura con decine di palazzi crollati totalmente e molta gente dispersa, con stime che parlano di più di diecimila dispersi.

soccorso non sufficiente e confronto con il 1999

Romanelli segnala un’attesa per l’arrivo degli aiuti internazionali, spiegando che alcuni sarebbero già giunti. Nel racconto emerge anche un confronto con l’evento del 1999: mentre allora, in seguito a una frana con straripamento di fiumi e piogge, sarebbe intervenuto l’apparato militare, stavolta l’esercito non si vede.

La presenza di soccorso viene descritta come limitata a gruppi di protezione civile e vigili del fuoco, ritenuti insufficienti. Accanto a queste forze, Romanelli cita anche organismi privati impegnati nelle attività di supporto.

centri di accoglienza e bisogni essenziali

Nel quadro delle necessità emerse tra le persone colpite dal sisma, Romanelli sottolinea l’importanza dei centri di accoglienza, dove indirizzare risorse e materiali di prima necessità. Viene indicato che in tali strutture devono essere portati cibo, medicine, vestiti e articoli di igiene, per sostenere chi ha perso la casa e per far fronte all’emergenza quotidiana.

personaggi e voci citate

  • Roberto Romanelli
Categorie: Cronaca

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