Trump sull’Iran: è ora di fare un accordo, a che punto sono i negoziati

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Trump sull’Iran: è ora di fare un accordo, a che punto sono i negoziati

Le trattative tra Iran e Stati Uniti attraversano una fase che, per l’appunto, viene raccontata in modo contrastante dalle due parti, mentre sullo sfondo si intensificano le tensioni legate al Libano. In parallelo, sullo Stretto di Hormuz resta centrale il nodo delle sanzioni e delle condizioni richieste da Washington, con una posizione statunitense netta e un quadro che continua a evolvere.

negoziati iran usa: scambi sospesi e presidente trump insiste sulla continuità

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, citando una fonte informata, gli scambi di messaggi tra Teheran e Washington mirati a raggiungere un primo memorandum d’intesa sarebbero sospesi da alcuni giorni.

La medesima fonte indica che l’ultimo messaggio inviato da Teheran a Washington avrebbe riguardato la situazione in Libano, definita un “messaggio chiaro” sulle tensioni regionali in corso.

versione di trump su truth: discussioni senza interruzioni

Il presidente statunitense interviene con un post su Truth sostenendo che le notizie circolate su un’interruzione dei colloqui sarebbero “infondate ed errate”. Trump afferma che le discussioni sarebbero proseguite senza interruzioni anche in giornate indicate come quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, oltre a ieri e oggi.

Nel post, il presidente aggiunge che non è possibile prevedere l’esito dei negoziati, ma ribadisce la richiesta all’Iran: concludere un accordo e farlo in tempi rapidi, dopo un periodo definito lungo come “47 anni”.

hormuz e sanzioni: marco rubio chiarisce condizioni e linea usa

La pressione degli Stati Uniti su Hormuz prosegue, con Washington che non intende revocare le sanzioni in cambio della riapertura dello Stretto. Lo precisa il segretario di Stato Marco Rubio durante un’audizione al Congresso.

Rubio afferma che un eventuale alleggerimento delle sanzioni non sarebbe stato “né discusso né proposto” nell’ambito dei colloqui con Teheran. Ogni possibile allentamento, prosegue, risulterebbe “condizionato” a concessioni sostanziali da parte iraniana sul programma nucleare.

avvertimento usa: “altre opzioni” se non riapre lo stretto

Rubio mette in evidenza l’esigenza che l’Iran riapra lo Stretto di Hormuz, avvertendo che in caso contrario si troverà davanti a “altre opzioni”.

Secondo la linea esposta dal capo della diplomazia statunitense, Washington non può accettare uno scenario in cui Teheran possa “chiudere lo Stretto” e chiedere un “pedaggio” a chi attraversa l’area.

accuse su attacchi e richiesta di garanzie su navigazione e commercio

Rubio sostiene che l’Iran avrebbe colpito navi commerciali e minato ampie aree nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz. La logica indicata è che, se nessuna nave può uscire, anche le navi iraniane non dovrebbero farlo.

Il segretario di Stato aggiunge che nessun Paese, citando anche Cina e Russia, sarebbe favorevole alla chiusura del passaggio. In caso di accordo, Teheran dovrebbe garantire la libera navigazione e cessare qualsiasi attacco o richiesta di pedaggi alle navi commerciali.

libano e hezbollah: due proposte usa e richiesta di cessate il fuoco completo

Sul fronte libanese, Hezbollah conferma per la prima volta di aver ricevuto due proposte statunitensi per un cessate il fuoco con Israele. Il gruppo sarebbe impegnato a valutarne i contenuti, con un’attenzione specifica affinché l’eventuale accordo includa un “cessate il fuoco completo e inclusivo”.

Lo riporta l’emittente Al Manar, vicina al movimento sciita libanese, riconoscendo l’esistenza della tregua annunciata nelle ore precedenti da Trump.

prima proposta respinta: dahieh e rinuncia israeliana ai colpi

Secondo Al Manar, Hezbollah avrebbe respinto una prima proposta attribuita a Rubio. La proposta prevedeva la rinuncia israeliana a colpire il quartiere meridionale di Dahieh, roccaforte del gruppo a Beirut, in cambio della cessazione degli attacchi contro Israele.

seconda proposta: cessate il fuoco completo in 48-72 ore

Una seconda proposta, attribuita a Trump, introdurrebbe invece l’entrata in vigore di un “cessate il fuoco completo” entro 48-72 ore.

L’emittente aggiunge che Hezbollah mantiene un contatto con il governo libanese e ribadisce la necessità di una tregua globale, mentre delegazioni israeliane e libanesi si sarebbero incontrate a Washington per ulteriori colloqui mediati dagli Stati Uniti.

tensione trump-netanyahu: accuse riportate e chiarimenti israeliani sui toni della telefonata

Le indiscrezioni di Axios descrivono un presidente americano furibondo con Netanyahu, citando fonti che seguirebbero il colloquio. Secondo la ricostruzione, Trump avrebbe rivolto critiche al premier israeliano per l’escalation militare in Libano, collegandola a una minaccia attribuita all’Iran: il possibile ritiro dai negoziati per la fine della guerra.

Nel racconto riportato, Trump avrebbe usato formule molto dure, con riferimento a Netanyahu e a presunte conseguenze per Israele. Nella stessa ricostruzione sarebbe presente anche l’affermazione secondo cui “tutti odiano Israele” per quanto avvenuto.

esortazione a fermare i combattimenti “per sempre” e dichiarazione su truth

Trump avrebbe poi esortato Israele e Hezbollah a cessare i combattimenti “per sempre”, dopo aver affermato che entrambe le parti gli avrebbero promesso una tregua.

Su Truth il presidente dichiara che Hezbollah avrebbe accettato di smettere di sparare contro Israele e le sue forze, e che Israele avrebbe accettato a sua volta di smettere di sparare contro Hezbollah, sottolineando la speranza che l’intesa duri nel tempo.

fonti israeliane: nessun attacco personale, ma conversazione “tesa”

Fonti vicine a Netanyahu smentiscono la presenza di uno scambio di attacchi personali durante la telefonata con Trump. Lo riferisce Channel 12, aggiungendo che, al termine del confronto, Trump avrebbe assicurato che le forze IDF non arriveranno a Beirut.

Secondo quanto riportato dallo staff del premier, contrariamente alle indiscrezioni, Trump non avrebbe formulato frasi personali legate a prigione o a presunte affermazioni su quanto Netanyahu sarebbe odiato nel mondo.

Le fonti confermano comunque un clima “teso”, centrato soprattutto sulle reciproche lamentele relative ai contenuti dei post sui social. Secondo lo staff, Trump avrebbe manifestato irritazione perché dai commenti di Netanyahu emergerebbe l’impressione che la guerra proceda senza cambiamenti sostanziali, mentre Netanyahu avrebbe contestato un post di Trump dal quale si sarebbe ricavata l’idea che Israele avrebbe cessato il fuoco su tutti i fronti.

In aggiunta, viene riportato che Trump avrebbe osservato come sia difficile presentare la posizione di Israele nel mondo, circostanza che, a suo dire, alimenterebbe sentimenti ostili nei suoi confronti.

figure citate e ruoli nella vicenda

Nel quadro descritto emergono diversi protagonisti coinvolti nelle posizioni e nelle dichiarazioni pubbliche legate a negoziati, sanzioni, tregue e colloqui diplomatici.

  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu
  • Marco Rubio
  • Hezbollah
  • Israele
  • Iran
  • Guardiani della Rivoluzione
  • Guardiani della Rivoluzione

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