Travaglio contro la parata del 2 giugno: puzza di ipocrisia e vuotaggine e il no alla ripudia della guerra
La festa della Repubblica, raccontata attraverso parole nette e polemiche, torna al centro del dibattito politico e culturale. A Otto e mezzo, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio affronta il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il clima internazionale segnato da riarmo e tensioni, mettendo in discussione la coerenza tra i principi costituzionali e le immagini simboliche della parata.
marco travaglio a otto e mezzo: parata del 2 giugno e accuse di ipocrisia
Intervenendo con Lilli Gruber, Travaglio apre con un giudizio secco: la parata del 2 giugno gli appare “puzza di ipocrisia”, “fasullume” e “vuotaggini”. Il giornalista si descrive anche come colpito nel punto più basso del proprio “spirito patriottico”, ponendo subito un’alternativa netta: o la Costituzione viene rispettata oppure non viene rispettata.
Il riferimento è al dettato costituzionale secondo cui la Carta ripudia la guerra. Travaglio, mentre sfilavano mezzi e armamenti, osserva che, di fronte a droni, carri armati, missili e bombardieri, si crea una contraddizione difficile da conciliare: “o è vera una o è vera l’altra”.
costituzione e difesa: travaglio contesta il simbolo degli armamenti
Il direttore del Fatto Quotidiano precisa che non intende negare il principio della difesa, ma sposta l’attenzione sulla scelta simbolica. Secondo Travaglio, celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica con un’esibizione di armamenti produce un messaggio che non combacia con l’impianto costituzionale.
Quest’anno, in particolare, l’attenzione si concentra sui droni, presentati come vanto della produzione nazionale. Travaglio contesta quella lettura e descrive i droni come un elemento problematico del messaggio pubblico: li definisce “l’arma più vile che esista”.
droni e responsabilità: perché travaglio li considera un simbolo negativo
Nel ragionamento di Travaglio, il drone viene criticato per il funzionamento e per le conseguenze. Il giornalista sottolinea che l’arma viene telecomandata a distanza, che produce molte vittime civili, che può essere deviata e, soprattutto, che consente a chi la usa di non subire direttamente le conseguenze, colpendo solo “gli altri”. Da qui nasce il concetto di deresponsabilizzazione verso chi utilizza lo strumento.
Travaglio si sofferma quindi sull’aspetto simbolico: pur riconoscendo che la produzione nazionale esiste e che “li produciamo anche noi”, critica la scelta di farli diventare “il simbolo e il vanto della nazione”. A suo avviso, il messaggio dovrebbe valorizzare persone e attività orientate al dialogo e alla cooperazione.
Tra le alternative indicate compaiono l’idea di far sfilare diplomatici, cooperanti, volontari e facilitatori, cioè figure che mettono insieme dialogo fra i popoli, invece di strumenti che, secondo Travaglio, in un contesto di crisi distruggono e uccidono.
episodi citati da travaglio: droni e vittime civili in diversi scenari
Per sostenere la propria tesi, Travaglio richiama episodi recenti collegati all’uso dei droni. Nel suo racconto afferma che i droni ucraini avrebbero colpito 21 studenti in una scuola del Lugansk. Ricorda anche un caso in cui un drone sarebbe stato deviato, citando poi l’impiego a Gaza per sterminare la popolazione civile.
Il discorso include infine un passaggio sul Libano, citato come ulteriore scenario in cui, secondo il giornalista, l’uso dei droni si lega a conseguenze gravi per la popolazione.
articolo 11 e messaggio pubblico: il rischio di “suonare vuoto”
Chiusura del ragionamento affidata a un nodo costituzionale e comunicativo. Travaglio sostiene che, di fronte a immagini e impieghi militari, l’articolo 11 della Costituzione rischia di “suonare vuoto”. La conclusione proposta è netta: smettere di celebrare l’articolo 11 e riconoscere apertamente un diverso orientamento, perché, secondo il giornalista, altrimenti il messaggio diventerebbe “tutto finto” e “tutto fasullo”.
Secondo la sua lettura, la conseguenza sarebbe una perdita di comprensione pubblica: “la gente non ci capisce più niente”.
ospiti e figure citate nell’intervento
- Marco Travaglio
- Lilli Gruber
- Sergio Mattarella